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POLITICA

‘Il Puc, ovvero il futuro di una comunità’

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Partiranno domani i consigli comunale tematici sul Puc di Benevento. 5 sedute della massima assise cittadina per discutere di un argomento per il quale c’è grande attesa e si preannuncia acceso dibattito. In proposito il consigliere comunale di Tèl, nazzareno Orlando, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Il disegno urbanistico di una città determina scelte non esclusivamente legate alle cubature ma, per usare una bella immagine, traccia il “futuro” di una comunità. Diviene, dunque, lo strumento di programmazione primario capace di incidere sul territorio e, contestualmente, sui cittadini che lo vivono e che, in esso, hanno investito sia in termini familiari che economici. Il Piano Urbanistico Comunale è dunque da considerarsi un punto di svolta, una sorta di boa intorno a cui girare per riprendere la rotta. Per farlo sarebbe auspicabile trovare condivisioni e aprirsi al confronto… invece, ancora una volta, si ha l’impressione che per il PUC della nostra città il percorso intrapreso sia diverso sia nella forma che nella sostanza.

Ovviamente chi governa ha il diritto/dovere di andare avanti, di rispettare impegni, di soddisfare legittimi interessi ma, c’è sempre un ma, perché puntare esclusivamente ad una vecchia logica di parcellizzazione? Perché ritornare ai fiumi di cemento? Perché ammantare di socialità scelte che andrebbero a condizionare l’intera struttura abitativa futura della nostra città? Perché non ragionare in termini di eco compatibilità? Perché non aver previsto una corretta politica dei trasporti interni? Perché partire da una Piattaforma Logistica che appare sempre più lontana? Perché rinunciare all’aviopista, vera possibile risorsa per il turismo non di massa su cui il Sannio potrebbe costruire scenari di grande originalità?

Noi crediamo che sia corretto pensare ad una città moderna e globale basata su un principio elementare ma, straordinariamente efficace: 1/3 di acqua-1/3 di verde-1/3 di cemento.
Allora ecco i fiumi da bonificare e rendere, se possibili, navigabili. Ecco la prospettiva di polmoni verdi sempre più curati e vivibili, ecco una edilizia razionale con una attenzione particolare alla reale richiesta e alle concrete necessità di chi vive con apprensione la propria vita quotidiana sempre più precaria e senza orizzonti certi. Dare una possibilità in più alle giovani coppie o ai meno fortunati non sarebbe, forse, una mission esaltante?

Resta anche il grande dubbio delle cosiddette prospettive possibili. Se, infatti, ci si esalta giustamente per aver ricevuto un riconoscimento dall’UNESCO come si fa, poi, a pensare ad una città piena di parallelepipedi senza anima? C’è per davvero la grande richiesta che ci autorizza a procedere in questa direzione o forse si rischia di dar vita a una città dormitorio che contrasta nettamente con quella della cultura e del turismo cui tutti dicono di ambire?

Se invece si pensa, in alternativa, ad una città capace di potenziare le sue strutture universitarie… come si concilia questa scelta con la nascita di forzosi aggregati cementizi lì dove dovrebbero esserci servizi e strutture di aggregazione per studenti?

Le risposte, prevedibili, saranno tutte basate sulla mancanza storica di un nuovo piano, sul possibile utilizzo di tali vani per famiglie e studenti, sugli impegni presi da rispettare ecc.
Perché, allora, non attendere le nuove normative regionali? Perché fare un tour de force pretestuoso e, per certi versi, inutile? Perché approvare un progetto pur sapendo di dover, a brevissimo, agire in variante? Perché non considerare i veri pericoli che potrebbero nascondersi dietro accelerate non gestite correttamente?

L’idea che intere zone della città divengano dependance napolicentriche ci preoccupa e ci spaventa. Per chiudere, non ci resta, che confidare sulla capacità del “nuovo consiglio comunale” di avere uno scatto d’orgoglio mirato quantomeno all’approfondimento. Si può votare qualcosa senza neanche cercare di comprenderne la “filosofia”? Vedremo…per il momento non possiamo che augurarcelo.”

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