POLITICA
La cosa più difficile e pericolosa, in politica, è uscire di scena. Mastella lo sa
Se non si determineranno le condizioni per tentare l’ultima zampata a Roma se ne farà una ragione. Ma in città non mollerà nemmeno un millimetro, giocherà la sua ultima partita tra la sua gente. Il paradosso è che se il Pd sannita facesse sua la linea del sindaco potrebbe governare agevolmente i territori, proprio a partire da Benevento, per almeno i prossimi dieci anni
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Diciamola tutta la verità, la tesi che va per la maggiore ai piani alti del Pd e del centrodestra sannita è che molto presto la Procura darà la spallata decisiva a Palazzo Mosti e Mastella, in un modo o nell’altro, sarà costretto a lasciare. Una tesi, indipendentemente dalla sua fondatezza, certamente rassicurante. La via di fuga dinanzi al muro dell’impotenza, la mano della Provvidenza, la resa politica.
Mastella ha appena celebrato le nozze d’oro con la politica, cinquant’anni a servizio delle istituzioni ed è ancora al centro dell’arena a dare le carte. La sola linea politica dei suoi avversari, del cosiddetto campo largo come del futuribile centrodestra sannita, si risolve nella speranza di un commissariamento imposto dalla Procura della Repubblica.
La vittoria di Mastella è tutta qui. Tanto premesso il sindaco di Benevento vive una condizione di oggettiva difficoltà. Perché se è vero che ha stravinto le elezioni regionali, che a Santa Lucia esprime un assessorato pesante come quello all’Agricoltura, che Noi di Centro è il primo partito del Sannio e che le provinciali sono probabilmente vinte, è vero anche che fra meno di un anno dovrà abbandonare Palazzo Mosti e lo scenario che va determinandosi, sul piano generale, non annuncia cieli serenissimi. Con ogni probabilità, in ossequio alle indicazioni del Quirinale, elezioni politiche ed amministrative si terranno infatti nello stesso giorno. Questo significa che si voterà per il Parlamento e contemporaneamente per il nuovo sindaco di Benevento. Dunque non ci saranno margini per costruire schemi spuri di coalizione sui territori coltivando la pretesa di una prospettiva in chiave parlamentare.
Questa la ragione per la quale Mastella insiste sulla necessità di un chiarimento volto ad imporre un allineamento tra la dimensione nazionale e quella territoriale, per questo non perde occasione per teorizzare la sconfitta del campo largo in assenza di un centro forte, per questo invoca quotidianamente la necessaria federazione di tutte le forze centriste organiche al campo largo, indicando in Gaetano Manfredi la soluzione naturale. Mastella ha tutto l’interesse ad una ricomposizione del campo largo anche sui territori, presupposto ineludibile per tentare l’ultima zampata, per chiudere in bellezza tornando a Roma. E su questo obiettivo ha cucito la sua linea politica, la sola linea politica riconoscibile sui territori che per inerzia, inevitabilmente, definisce anche le linee del Pd e delle forze di centrosinistra come quella del futuribile centrodestra.
Il grande centro organico al campo largo si farà, in un modo o nell’altro. Ma non è affatto scontato che il nome di Mastella possa passare sui tavoli nazionali quale candidato nel collegio sannita, posto che quel cognome pesa, posto che Benevento conto poco o nulla in chiave elettorale, posto che le ambizioni in campo per uno scranno a Roma saranno innumerevoli.
La grande miopia dei dirigenti del Pd, che a quanto pare trova sponda anche a Napoli, sta nell’incapacità di comprendere che un accordo con Mastella in vista delle politiche passerebbe inevitabilmente per una mediazione sul capoluogo e consegnerebbe al centrosinistra, innanzitutto al Pd, le chiavi del potere sui territori almeno per i prossimi dieci anni. Perché se Mastella è un gigante il Pd è, o meglio dovrebbe essere un partito.
Dovrebbe essere in primo luogo il Pd a raccogliere l’eredità di Clemente Mastella, ricercando la mediazione necessaria ed accompagnando questa prospettiva con il coraggio del rinnovamento, nel capoluogo come nella scelta delle candidature alle politiche.
Il dramma, per il Pd, è che l’unico a sostenere questa tesi è proprio Mastella. Nel partito non si muove una foglia, tutti allineati e coperti.
Sia chiaro, Mastella non proverà a dare l’ultima zampata se non sarà certo di poterla dare. Qualora non dovessero determinarsi le condizioni per conquistare un ultimo scranno parlamentare ne prenderà atto. E questo è un lusso che si possono permettere solo i pochissimi che hanno fatto la Storia.
Un’antica legge, d’altro canto, suggerisce che in politica la cosa più difficile da fare è uscire di scena. Più Difficile e pericolosa.
Rinunciare a Roma, tuttavia, non vorrebbe dire rinunciare a Benevento. Dove Mastella giocherà comunque la sua partita, senza mollare un millimetro. L’ultima partita tra la sua gente, a sostegno di un suo candidato alla fascia tricolore, a capo di una coalizione a sua immagine e somiglianza. Contro questo Pd, contro questo futuribile centrodestra giocherebbe ragionevolmente per vincere. E la concomitanza con le politiche, paradossalmente, potrebbe rappresentare una formidabile occasione per allargare.




