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Moria dei pesci nel Calore, Benevento Domani: “Un segnale del degrado ambientale e gestionale”

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La moria dei pesci, immagine di un degrado ambientale, tra miasmi e schiuma nel già sofferente fiume Calore, è il termometro della qualità gestionale del servizio di depurazione delle acque reflue in aree industriali assegnate al Consorzio ASI competente del territorio. Non è certo un segnale di best practice! La percezione avvertita è che questa immagine riveli la sofferenza di un sistema che mostra non improbabili criticità nelle fasi intime e proprie di controllo e di attivazione dei circuiti di sicurezza”. Così Nicola Boccalone presidente dell’associazione Benevento Domani.

“Anomalie, appunto non improbabili, che meritano attenzioni e approfondimenti sotto diversi profili, soprattutto in relazione ai “piani gestionali” supportati da plastica rappresentazione nel rapporto concorrente tra forza lavoro impiegata e struttura impiantistica utilizzata, e accompagnati da dimostrata sostenibilità economica. Tanto varrebbe sia in ambito pubblicistico che privatistico a rilevanza pubblica.

Una pianificazione che sia frutto di una adeguata capacità di elaborare progetti e programmi per dare profondità di azione e ancorare la gestione ai migliori e moderni modelli gestori, al fine di garantire un servizio efficiente ed efficace anche nella fase dei controlli e della sicurezza, per tutto e per tutti. Dalle altre ASI campane arriva l’eco di interventi significativi di ammodernamento per la filiera impiantistica e le strutture di supporto, come avvenuto per la confinante ASI Avellino che annuncia un corposo intervento in tal senso per oltre 5 milioni di euro. Dal Consorzio ASI Sannita non si avvertono segnali di tali evidenze e, così, non sembra fuori luogo ritenere che tale circostanza possa aver inciso sul livello di modernità e performance del servizio. Una cosa è certa: per i pesci del nostro Calore non si è trattato di un suicidio collettivo.

Sempre in tema di gestione del ciclo integrato delle acque, questa volta diverse da quelle industriali, è singolare come da una stessa matrice normativa in materia ambientale e di società pubbliche il Consiglio di Distretto dell’ambito idrico Sannita preveda un gestore unico con la costituzione di una società mista pubblico (55%)-privata (45%), frutto di una straordinaria accelerazione che ha convinto a sottoscrivere quote societarie 3 dei 78 Comuni sanniti, con la neonata Sannio Acque s.r.l. che gestirà il servizio idrico integrato nel Sannio fino al 2051, addirittura. È altrettanto singolare come una società di rilievo nazionale come Acea Acqua s.p.a. sottoscriva una quota di partecipazione con una minuta rappresentanza pubblica di soli tre Comuni; evidentemente ha grande fiducia nelle future evoluzioni e nel vedere abbattute tutte le barriere all’ingresso.

Degli altri 75 Comuni, alcuni forse sono in attesa di future legittimazioni sul piano giuridico-contabile ed altri (non pochi) magari si saranno attardati a cogliere le peculiarità di un piano industriale capace di assicurare qualità, sostenibilità economica e congruità nell’equilibrato rapporto tra pubblico e privato, come d’altronde esige il contesto normativo d’insieme che non può non essere patrimonio di riflessione e consapevolezza nei Consigli comunali chiamati ad esprimersi nell’approvazione dei propri atti fondamentali ai fini della sottoscrizione di quote societarie nella neonata società. Una traiettoria, questa, che però non trova corrispondenza sul piano del ciclo integrato dei rifiuti, considerato che per l’intero territorio sannita è, viceversa, previsto un frazionamento in ben 7 Sub Ambiti con una sostenibilità ancora tutta da apprezzare.

Diversità di vedute, approcci diversi, visioni particolari tratte dalle stesse norme e con il medesimo interlocutore finale, la Regione. Ed un unico destinatario: il cittadino. Un cantiere di riflessioni che meriterebbe non pochi approfondimenti, non certo decisioni a prescindere. Intanto si spera che dai pesci morti non si passi ai pesci in faccia”, conclude Boccalone. 

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