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ECONOMIA

Territori in Bilico – Caro carburanti, consumi e ricadute sulle imprese

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Caro carburanti, consumi ancora deboli e aumento dei costi sostenuti dalle imprese rischiano di produrre un effetto a catena sull’economia reale, con conseguenze particolarmente pesanti per le piccole attività e per chi opera nelle aree interne. Dobbiamo cominciare a parlare del costo della distanza perché l’aumento dei carburanti non rappresenta soltanto un problema per l’automobilista. Per migliaia di imprese benzina e gasolio sono veri e propri costi di esercizio: significano raggiungere clienti, trasportare merci, rifornire un’attività commerciale, lavorare nei campi, spostare uomini e mezzi».

I dati disponibili confermano una situazione che richiede attenzione. Secondo l’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, al 15 settembre 2026 il prezzo medio nazionale self service sulla rete stradale ha raggiunto 2,120 euro al litro per la benzina e 2,231 euro per il gasolio.

Ma per Confederazione Imprese Italia il problema deve essere analizzato insieme all’andamento dei consumi. Secondo l’ISTAT, a luglio 2026 le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,4% in valore e dello 0,5% in volume rispetto al mese precedente. Nel confronto con luglio 2025 si registra una crescita dello 0,8% in valore, accompagnata però da una diminuzione dello 0,6% dei volumi acquistati. Nell’alimentare il calo dei volumi raggiunge l’1%.

Dietro questi numeri c’è una realtà che le famiglie conoscono molto bene: si rischia di spendere di più per comprare meno. Se aumenta la quota di reddito destinata a carburanti, energia e spese incomprimibili, inevitabilmente diminuisce quella disponibile per altri consumi. E quando le famiglie riducono gli acquisti, le conseguenze arrivano direttamente alle imprese.

A preoccupare è proprio il possibile effetto domino: maggiori costi di trasporto e produzione, compressione dei margini aziendali, possibili ripercussioni sui prezzi e ulteriore riduzione della capacità di spesa delle famiglie. Una situazione che riguarda in maniera trasversale agricoltura, artigianato, commercio e servizi.

Pensiamo all’artigiano che percorre ogni giorno decine di chilometri con il proprio furgone, all’impresa di manutenzione che deve raggiungere i clienti, al commerciante che sostiene maggiori costi di approvvigionamento o all’agricoltore per il quale mezzi, energia e trasporti costituiscono parte integrante del ciclo produttivo. Per una microimpresa anche pochi centesimi in più, moltiplicati per migliaia di chilometri e per mesi di attività, diventano un costo reale.

Particolare attenzione viene riservata proprio al settore agricolo. I dati ISMEA relativi ad agosto mostrano che, nonostante un recupero rispetto al mese precedente, l’indice dei prezzi all’origine dei prodotti agricoli rimane dell’8,2% inferiore rispetto ad agosto 2025.

Se aumentano i costi di produzione e trasporto e il mercato non permette di trasferirli integralmente sul prezzo del prodotto dobbiamo domandarci chi assorba la differenza. Molto spesso è l’impresa, e soprattutto nelle aziende più piccole i margini non sono infiniti».

Il tema diventa ancora più delicato nelle aree interne e nei piccoli comuni, dove le maggiori distanze da fornitori, clienti, mercati e servizi possono trasformare l’aumento del carburante in un ulteriore svantaggio competitivo.

È proprio su questo punto che Confederazione Imprese Italia collega il caro carburanti alla battaglia contro la desertificazione economica dei territori. La distanza geografica rischia di diventare una vera distanza economica. Se fare impresa in un piccolo comune significa sostenere sistematicamente costi maggiori per raggiungere fornitori, clienti e servizi, quell’attività parte già con uno svantaggio».

Da qui una domanda rivolta alla politica e alle istituzioni, a tutti i livelli. Cosa sta facendo la politica? Non è una domanda rivolta a uno schieramento. È una domanda rivolta a chiunque abbia responsabilità di governo e programmazione. Qual è la strategia per ridurre l’esposizione delle piccole imprese alle oscillazioni dei costi energetici? Quali strumenti vogliamo mettere a disposizione delle aziende maggiormente dipendenti dalla mobilità? E come possiamo parlare seriamente di rilancio delle aree interne se non affrontiamo anche il maggiore costo che cittadini e imprese devono sostenere per la distanza?.

Secondo Confederazione Imprese Italia servono interventi mirati per le imprese maggiormente esposte ai costi della mobilità, strumenti accessibili alle micro e piccole aziende per l’efficienza energetica e il rinnovo dei mezzi aziendali, insieme a politiche specifiche per le attività economiche delle aree interne. Le imprese non chiedono assistenzialismo: chiedono condizioni per competere. La desertificazione economica non comincia il giorno in cui un negozio chiude. Comincia molto prima: quando un imprenditore rinuncia a investire, quando non assume, quando riduce un servizio o quando ogni consegna viene valutata in funzione dei chilometri da percorrere. Per questo la politica deve intervenire prima, non limitarsi a contare le serrande abbassate dopo. Dietro ogni impresa ci sono imprenditori, lavoratori e famiglie. E soprattutto nei piccoli centri, ogni impresa che rimane aperta è un presidio economico e sociale che mantiene vivo il territorio.

Carlos A. Sorrentinosegretario generale Confederazione Imprese Italia 

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