POLITICA
Il ‘caso Buonopane’ e quelle dinamiche che dall’Irpinia parlano ancora una volta anche al Sannio
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Qualche settimana fa, all’indomani delle elezioni amministrative, avevamo provato a leggere il voto di Avellino e Ariano Irpino partendo da un elemento semplice: quando gli schieramenti riescono a restare uniti, soprattutto nelle competizioni territoriali, le probabilità di vittoria aumentano sensibilmente. Una considerazione quasi banale, ma che i risultati sembravano confermare. Da allora, però, anche nel Sannio il quadro si è ulteriormente complicato.
Le schermaglie quotidiane tra Ndc e Partito Democratico sono ormai materia ordinaria. Molto meno ordinario è invece quanto sta accadendo attorno all’elezione del nuovo presidente della Provincia. La scelta di Forza Italia di prendere le distanze dall’alleanza di Governo ha aperto una fase nuova, accompagnata da accuse, retroscena, ricostruzioni e inevitabili smentite.
Nulla di particolarmente sorprendente per chi segue la politica locale. Da una parte c’è chi racconta accordi sotterranei e convergenze difficili da spiegare agli elettori. Dall’altra c’è chi respinge ogni ricostruzione, parlando di fantasie e dietrologie. Nel mezzo restano i fatti e le interpretazioni, spesso molto diverse tra loro.
In questo clima arriva dall’Irpinia una vicenda che merita di essere raccontata, perché al di là dei confini provinciali finisce per toccare questioni che riguardano anche il Sannio. A scrivere è Rizieri Buonopane, sindaco di Montella, ex presidente della Provincia di Avellino e recentemente ri-candidato ’ufficiale’ del Pd ma poi sconfitto per ‘Palazzo Caracciolo’. La sua lettera, pubblicata poche ore fa, è indirizzata alla segretaria nazionale del Pd Elly Schlein e al responsabile organizzativo Igor Taruffi. Non è una nota di circostanza e nemmeno un semplice sfogo post-elettorale. È piuttosto un atto d’accusa nei confronti di una parte del suo stesso partito.
“Il mio avversario, candidato di Italia Viva e sostenuto ufficialmente da Forza Italia e Lega, ha vinto. Questa è la politica. Si vince e si perde e questo di certo non sconvolge né me né, tantomeno, voi. Ritengo, però, fondamentale condividere con voi la profonda amarezza che mi ha accompagnato in tutta questa fase”, scrive Buonopane nell’apertura della missiva.
L’ex presidente della Provincia non contesta il risultato elettorale in sé. La sua amarezza nasce da ciò che, a suo giudizio, sarebbe accaduto durante la campagna elettorale e nelle settimane precedenti al voto. Nel mirino finiscono il segretario provinciale del Pd, Marco Santo Alaia, e il capogruppo democratico in Consiglio regionale, Maurizio Petracca. “I due hanno remato contro la mia candidatura, quella del presidente uscente, iscritto al Pd da prima che loro aderissero, solo in nome di un accordo preesistente tra il consigliere regionale e il suo collega capogruppo di Italia Viva”.
Secondo la ricostruzione di Buonopane, alla base della vicenda vi sarebbe stata una sorta di intesa preventiva sulla distribuzione delle principali cariche istituzionali del territorio irpino. “Un accordo tra due persone che, a tavolino, sulle spalle del Campo Largo, si sono divisi, come sovente accade, le caselle, quella del sindaco del capoluogo e quella del presidente della Provincia. Hanno solo dimenticato di coinvolgere il partito, con i suoi organismi, nonché il tavolo del Campo Largo”.
Accuse che diventano ancora più pesanti quando il sindaco di Montella affronta il tema del comportamento tenuto dai dirigenti locali dopo l’investitura ricevuta dai vertici nazionali del Pd.
“Dopo aver assistito alla pubblica smentita dell’investitura dei vertici nazionali da parte del segretario provinciale, che ha detto a chiare lettere che la mia candidatura non era quella del Pd provinciale, ho dovuto subire una costante offesa alla mia intelligenza perpetrata da chi fingeva di sostenermi salvo poi organizzare agguati”, scrive ancora l’ex Presidente della Provincia avellinese.
Parole forti, alle quali segue uno dei passaggi più duri dell’intera lettera: “Ho assistito allo spettacolo offensivo dei consiglieri provinciali che hanno affiancato durante l’intera giornata di voto il mio avversario per poi festeggiare, con lui e con i colleghi di Forza Italia, la sua vittoria e dunque la mia sconfitta. La sconfitta del Campo Largo e della Segreteria nazionale del Partito Democratico”.
Al di là delle responsabilità politiche, che restano materia di confronto interno al Pd e di replica da parte dei soggetti chiamati in causa, la lettera pone una questione più generale. Una questione che riguarda il rapporto tra i territori e i vertici nazionali dei partiti. Non a caso Buonopane conclude con una domanda destinata a far discutere: “Un segretario regionale, un segretario provinciale e un capogruppo in Consiglio regionale possono davvero infischiarsene della linea dettata dalla Segreteria nazionale e concordata con il Campo Largo, decidendo scientemente di silurare il proprio candidato a favore di quello di Renzi e delle destre? – E ancora – Se così fosse, ciò creerebbe un precedente tremendo che giustificherebbe ogni forma di trasformismo, travestita da presunta autonomia territoriale”.
Domande che nascono in Irpinia, ma che inevitabilmente richiamano dinamiche osservate, a volte, anche nel Sannio. Perché al di là dei nomi, dei partiti e delle contingenze elettorali, il tema resta sempre lo stesso: quello della distanza, spesso difficile da misurare, tra alleanze nazionali, regionali e quelle di più stretto ambito locale. Ed è probabilmente per questo che la lettera di Buonopane sta già facendo discutere ben oltre i confini della provincia di Avellino.
Foto: Telenostra




