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POLITICA

Il Pd sannita e la sfida del cambiamento: se non ora, quando?

Quando una classe dirigente arriva al capolinea sistematicamente si arrocca sui numeri, nel presidio ossessivo del fortino. E resiste, fino a quando non emerge un’alternativa in grado di rigenerare gli equilibri interni. Ma più resiste più si riducono i margini per mettere in discussione, dall’interno, i rapporti di forza acquisiti. Quando questo accade la sconfitta diventa consuetudine e a quel punto l’unico cambiamento possibile è quello che arriva da fuori

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In provincia di Avellino il Partito democratico è di gran lunga la forza egemone. E con il Pd è egemone il centrosinistra. Il Pd irpino è il più forte della Campania, come certificato anche alle ultime regionali, ed è tra i più forti sul piano nazionale, come certificato in occasione delle politiche del 2022, quando il collegio irpino restituì ai dem la percentuale più alta di tutto il Mezzogiorno. In provincia di Napoli il campo largo modello Manfredi, trainato dal Partito democratico, governa tutto. A Salerno il Pd è innanzitutto il partito di De Luca, certo, ma De Luca è anche il cognome del segretario regionale. Persino a Caserta, storicamente feudo di centrodestra, nel corso di questi anni il Pd è cresciuto, e con il Pd è cresciuto il centrosinistra. È in provincia di Benevento che il centrosinistra agonizza perché agonizza il Pd, ormai da molti anni. Il punto di fondo è che quando una classe dirigente, per quanto autorevole, arriva al capolinea sistematicamente si arrocca sui numeri, nel presidio ossessivo del fortino, fino a quando non emerge un’alternativa in grado di rigenerare gli equilibri interni, di aprire un varco. Ma più tempo passa, più tempo quella classe dirigente resiste, più si restringono gli spazi per il conflitto, più si riducono i margini per mettere in discussione, dall’interno, i rapporti di forza acquisiti. E quando questo accade la sconfitta diventa consuetudine, persino garanzia di sopravvivenza. E a quel punto l’unico cambiamento possibile è quello che nasce fuori dalle stanze di partito, che si alimenta di percorsi ed esperienze collettive estranee alla logica dell’appartenenza, dall’emergere di nuove leadership in grado di indicare una via nuova. L’attuale fase politica, tenuto conto del vento che spira nel Paese e del contesto provinciale, dovrebbe favorire una rigenerazione in tal senso, posto che fra un anno si voterà per le politiche e per le amministrative del capoluogo. E le minoranze interne, tutti coloro che da anni combattono invano evocano la necessità di un cambiamento radicamento ai vertici del Pd sannita avrebbero il dovere, oltre che l’interesse, di sfruttare l’occasione. Ogni collegio, fra un anno, sarà decisivo. E il Nazareno non lascerà nulla al caso, nemmeno in provincia di Benevento. Dove ragioni oggettive per garantire le ambizioni di questo gruppo dirigente non ce ne sono, dove per competere è necessario blindare il campo largo al di là delle sigle e della forma, sui territori, ricercando una inevitabile coerenza anche sul piano amministrativo, proprio perché i due passaggi elettorali saranno quasi contestuali. L’uno inciderà inevitabilmente sull’altro.

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