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CRONACA

Pestaggio davanti ad un locale di Montesarchio, scattano altri 8 arresti: ricostruito il raid punitivo di ottobre

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Svolta nelle indagini sulla violenta aggressione avvenuta lo scorso 5 ottobre 2025 all’esterno di un discopub di Montesarchio. Nella mattinata odierna, i carabinieri della Compagnia di Montesarchio hanno eseguito un’ordinanza di misure cautelari – tra carcere e arresti domiciliari – nei confronti di otto giovani di Benevento, ritenuti coinvolti a vario titolo nel grave episodio.

Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Benevento su richiesta della Procura, arriva al termine di una complessa attività investigativa che ha consentito di ricostruire nel dettaglio la dinamica dei fatti e di individuare ulteriori presunti responsabili. Già nelle fasi immediatamente successive all’aggressione erano stati arrestati quattro giovani beneventani, gravemente indiziati di tentato omicidio ai danni di Gaetano Cusano, ridotto in fin di vita durante il pestaggio.

Secondo quanto emerso dalle indagini, quella notte un gruppo di ragazzi provenienti da Benevento – oltre una decina – si sarebbe organizzato per raggiungere il locale, dopo aver appreso della presenza di coetanei della Valle Vitulanese. Una volta arrivati, si sarebbero appostati all’esterno del locale, aspettando l’uscita dei “bersagli”.

La prima vittima sarebbe stata Antonio Mazzarelli, aggredito appena fuori con una mazza da baseball. Il giovane, dopo essere riuscito inizialmente a fuggire lungo via Cirignano, sarebbe stato raggiunto, trascinato fuori da una siepe e colpito ripetutamente con calci e pugni, anche mentre era a terra. Le lesioni riportate hanno richiesto il ricovero in ospedale con una prognosi di venti giorni.

Subito dopo, il gruppo si sarebbe scagliato contro Cusano. In base alla ricostruzione accusatoria, il giovane sarebbe stato colpito con estrema violenza – anche con l’uso di oggetti contundenti – fino a essere ridotto in condizioni critiche. Ricoverato all’ospedale “San Pio” di Benevento, è stato sottoposto a due interventi chirurgici ed è rimasto a lungo in pericolo di vita, con prognosi riservata sciolta solo oltre un mese dopo.

Determinante, per gli inquirenti, il lavoro investigativo sviluppato dopo i primi arresti: l’analisi delle immagini di videosorveglianza, le testimonianze raccolte, l’esame delle chat WhatsApp del gruppo, i dati sui movimenti delle auto e le risultanze delle consulenze informatiche sui cellulari sequestrati. Elementi che hanno consentito di risalire agli altri presunti partecipanti al pestaggio.

La Procura contesta, a vario titolo, i reati di tentato omicidio e lesioni aggravate, evidenziando anche la presenza di aggravanti come i futili motivi, la minorata difesa delle vittime e l’azione compiuta da un gruppo numeroso.

Le misure cautelari eseguite rappresentano, secondo gli inquirenti, un ulteriore tassello nella ricostruzione di una vicenda che ha scosso profondamente il territorio per la brutalità dell’azione e per il coinvolgimento di giovani protagonisti di una vera e propria spedizione punitiva.

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