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CULTURA

Cives, la lezione di Bartolini: “Per essere felici dobbiamo ritornare alle città come luoghi di aggregazione”

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Si è tenuto ieri 11 dicembre presso il Centro di Cultura “R. Calabrìa” il terzo incontro di “CIVES – Laboratorio di formazione al bene comune”. A relazionare sul tema“Felicità e città” è stato il Prof. Stefano Bartolini, docente di Economia Politica all’Università di Siena.

Ha introdotto i lavori Ettore Rossi, direttore dell’Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro della Diocesi di Benevento, che ha spiegato: “Le condizioni di vita nella città incidono in modo fondamentale sulla condizione di benessere o malessere delle persone. Ecco perché l’impegno volto a migliorare la qualità del contesto urbano è importante per la nostra felicità.

Da CIVES lanciamo la proposta di premiare i comportamenti virtuosi di quei cittadini, singoli o associati, che si prendono cura del verde nei quartieri o di uno spazio pubblico abbandonato e degradato, si dedicano a rispondere ai bisogni delle fasce più deboli della popolazione o si attivano per organizzare forme di partecipazione dal basso con l’obiettivo di contribuire al bene della comunità. Alimentare in questo modo il capitale relazionale della nostra città o dei paesi del Sannio è un modo concreto per contribuire alla felicità pubblica e territoriale”.

Il prof. Bartolini nella sua relazione è partito da un semplice quesito: “I soldi ti rendono più felice?”. Analizzando la società degli Stati Uniti ha cercato di dare una risposta, riscontrando un paradosso: nonostante il reddito procapite sia aumentato, la felicità media è diminuita, questo perché si sono ridotte le relazioni sociali ed è aumenta la solitudine. Le cause che hanno portato ad un crollo della felicità possono essere addotte oltre che all’aumento della solitudine, anche ad una maggiore sfiducia, la quale ha portato ad una crescente conflittualità tra le generazioni. Gli americani, perciò, sono sempre più poveri di tempo e di relazioni.

Si può sostenere, infatti, che l’aumento del PIL di un Paese non necessariamente è più vantaggioso in termini di miglioramento della qualità di vita e di conseguenza di percezione della felicità. Nelle città ormai le possibilità sociali sono cambiate rispetto ai decenni passati. Il prof. Bartolini sostiene che “prima le città erano vivibili anche per i bambini, mentre oggi le città non sono costruite più a loro misura e lo stesso vale per i giovani”.

Essi sono sempre più dipendenti dai genitori, per cui vengono accusati di avere una vita più facile rispetto alle generazioni precedenti, ma a suo giudizio non è così perché l’unica cosa che i giovani hanno in più è “la possibilità di comprare”. Il degrado, quindi, aumenta i consumi e per questo la crescita economica che, a sua volta, favorisce ulteriore degrado sociale. Questo comporta un circolo vizioso dove un forte aumento del PIL, va a cozzare con una crescente povertà comune e sociale. Quanto più sfiducia c’è nei soggetti, tanto più aumenta la spesa per colmare il disagio sociale.

“I consumisti danno priorità ai soldi a discapito della vita relazionale, sono meno felici, hanno più ansia, sono meno generosi, meno cooperativi, hanno più amicizie strumentali e sono più cinici”, ha continuato Bartolini.

La cultura del consumo si è diffusa soprattutto a causa della pubblicità. Lo scopo della pubblicità è creare insoddisfazione, che può essere colmata dal comprare qualcosa. Ogni nuova generazione, quindi, è meno felice perché ha meno relazioni e dà maggiore valore al consumo. Il problema dei giovani sta tutto nel fatto che hanno poco tempo da dedicare alle relazioni sociali, perché fin da piccoli vengono educati a lavorare e produrre. Questa analisi rivolta alla società americana è valida anche per la società europea, nonostante in Europa si viva meglio rispetto agli Stati Uniti.

“Per costruire una società più attenta alle dimensioni relazionali della vita e di conseguenza aumentare la felicità è necessario che ci siano nuove politiche nei seguenti ambiti: scuola, città, lavoro, sanità, media, democrazia, cultura”, con queste parole il professore ci consegna una sorta di ricetta della felicità.

Soffermandosi sul tema della città, Stefano Bartolini ha affermato che esse sono state create cinquemila anni fa per aggregare. Nell’epoca recente c’è stato un declino degli spazi relazionali, dovuto principalmente all’aumento delle autovetture e questo ha fatto si che le vecchie piazze sono state sostituite dai centri commerciali. Nelle città il traffico delle auto private, che è un fallimento, dovrebbe essere limitato e sostituito dal trasporto pubblico di massa, che porterebbe ad una diminuzione dei costi e ad un aumento delle relazioni sociali. Ci vogliono tanti taxi a basso costo, biciclette e autobus.

Altri elementi che accrescerebbero la felicità nelle città, sono il creare posti belli, pieni di verde, in cui non ci sia molto rumore, con più spazi pedonali e ciclabili. La soluzione per costruire città più vivibili e dove i cittadini si sentano più felici è quella di progettarle coinvolgendo la popolazione e non ascoltando solo gli speculatori edilizi. Anche perché queste non sono solo teorie ma esistono già tante realtà urbane che le hanno applicate.

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