Connettiti con noi
Annuncio
Annuncio
Annuncio
Annuncio
Annuncio
Annuncio
Annuncio

SANNIO

Incendio di Airola, il Comitato Ambiente e Salute: “Il rischio era noto. Ora fuori gli atti e le responsabilità”

Pubblicato

su

Ascolta la lettura dell'articolo

“Quello che è accaduto ad Airola non può essere liquidato come una fatalità, né come l’ennesima emergenza davanti alla quale istituzioni e politica si presentano quando il danno è ormai fatto”. Così in una nota il “Comitato Lavoro, Ambiente e Salute Valle Suessola e Valle Caudina”, dopo l’incendio divampato il 31 agosto nell’area industriale di Airola.

“La storia della Eco Energy e del sito di stoccaggio di rifiuti di via Caracciano è nota da anni alle autorità giudiziarie, amministrative e politiche. Le società e diversi soggetti riconducibili all’area imprenditoriale della famiglia Falzarano sono stati coinvolti negli anni in pesanti vicende giudiziarie riguardanti il settore dei rifiuti e, a vario titolo, ipotesi di bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio, reati tributari e illeciti ambientali. Su queste vicende esistono indagini, sequestri e processi».

Ma, secondo il Comitato, c’è un aspetto che va oltre gli accertamenti giudiziari: «C’è un fatto politico che nessun tribunale deve accertare, perché è già davanti ai nostri occhi: le istituzioni conoscevano da anni la situazione di questo impianto».

Il Comitato ricorda quindi che nel gennaio 2022 “Eco Energy e i suoi beni aziendali furono sottoposti a sequestro preventivo e la società venne posta in amministrazione giudiziaria nell’ambito dell’inchiesta collegata al fallimento di Ecologia Falzarano». Nonostante questo, «l’attività proseguì sotto amministrazione giudiziaria per volontà politica della Regione Campania che nel 2023 rinnovò per altri dieci anni l’autorizzazione alla gestione dei rifiuti”.

Poi, prosegue il Comitato, “arrivò il 17 aprile 2024». Quel giorno, «i Carabinieri del NOE, con il supporto dell’ARPAC, entrarono nell’impianto e trovarono una situazione gravissima: enormi quantitativi di rifiuti accumulati fuori dalle aree previste, tipologie di rifiuti non autorizzate, materiali depositati direttamente sul terreno, un ulteriore capannone utilizzato per lo stoccaggio e non contemplato dall’autorizzazione e quantitativi indicati dagli investigatori come enormemente superiori ai limiti consentiti, perfino la carenza di adeguati presidi antincendio e di spazi sufficienti per consentire la manovra dei mezzi di soccorso”.

“In poche parole – aggiunge il Comitato – si erano già determinate le condizioni per arrivare alla catastrofe di oggi. Era aprile 2024. Sono trascorsi più di due anni». Da qui la domanda: «Che cosa è stato fatto in questi due anni per eliminare quel pericolo?”.

Il Comitato sottolinea che il 31 agosto 2026, «all’interno di un sito sottoposto a sequestro, era ancora presente una massa di materiale combustibile talmente grande da alimentare un incendio di proporzioni enormi, investire anche strutture vicine e sprigionare una nube tossica che si è protratta per decine di chilometri».

Da qui una serie di interrogativi rivolti alle istituzioni e agli organismi competenti: «Chi aveva la custodia materiale del sito? Chi doveva garantirne la sicurezza? Chi controllava gli accessi? Quali sistemi di videosorveglianza erano presenti e funzionanti? Quali prescrizioni antincendio erano state impartite dopo il sequestro del 2024? Quanti rifiuti erano presenti al momento del sequestro? Quanti ne sono stati rimossi? Quanti ne rimanevano il 31 agosto 2026? Perché, dopo più di due anni, la bonifica e lo svuotamento non erano stati completati? Chi doveva pagarli? Chi doveva controllare che venissero effettuati?».

E soprattutto, sostiene il Comitato, “come è possibile che un sito sequestrato dalla magistratura proprio dopo che erano state rilevate gravissime criticità ambientali e antincendio abbia potuto trasformarsi, due anni dopo, nel teatro di un incendio di queste dimensioni?”.

“La natura dell’incendio deve ancora essere accertata. Se sarà doloso, pretendiamo che venga chiarito chi è entrato in quel sito, come ha potuto farlo e perché un’area sottoposta a sequestro non sia stata sufficientemente protetta da impedirlo”.

Il Comitato chiede inoltre che venga verificata «anche un’altra possibilità: se la distruzione dei rifiuti possa aver prodotto un vantaggio per qualcuno, eliminando fisicamente una massa il cui smaltimento avrebbe avuto costi enormi oppure rendendo più difficile ricostruirne quantità, natura e provenienza, cioè tutto il materiale probatorio per i processi che sono ancora in corso».

Nel maggio 2026, pochi mesi prima dell’incendio, “Eco Energy è stata coinvolta anche nell’ambito dell’operazione “Erebus” della DDA di Bari, una vasta inchiesta sul traffico illecito di rifiuti tra Campania e Puglia, da cui è scaturito un altro sequestro preventivo per equivalente nei confronti della società”.

Di fronte a tutto questo, il Comitato sostiene che «la politica non può continuare a nascondersi dietro la formula: “la magistratura farà il suo corso””.  Per il Comitato, infatti, “la magistratura deve accertare i reati. La politica deve trovare soluzioni per tempo e prevenire i disastri».

Nel mirino finiscono quindi Regione, Comuni, enti competenti e organismi di controllo: “Dov’erano la Regione Campania, i Comuni, gli enti competenti e gli organismi di controllo mentre questo problema rimaneva irrisolto? Quali pressioni politiche sono state esercitate affinché quel sito venisse svuotato rapidamente? Quali amministratori hanno chiesto pubblicamente un cronoprogramma della bonifica? Chi ha preteso controlli continui? Chi ha denunciato il rischio rappresentato da migliaia di tonnellate di materiale combustibile ancora presenti? Chi ha chiesto conto del fatto che nel 2024 fossero state rilevate carenze antincendio?”.

“Vogliamo nomi, atti, date e responsabilità», ribadisce il Comitato. «Non ci interessano le passerelle davanti alle telecamere quando il cielo è già nero. Non ci interessano i comunicati di solidarietà. Non ci interessano le dichiarazioni indignate pronunciate dopo il disastro. Vogliamo sapere che cosa è stato fatto prima. E vogliamo sapere che cosa non è stato fatto”.

Il Comitato rivendica quindi il diritto dei cittadini a chiedere conto dell’accaduto: “Noi che siamo le vittime di questi crimini, che respiriamo veleni e ci ammaliamo, abbiamo tutto il diritto di denunciare l’inadeguatezza di una politica che, nonostante sequestri, indagini e allarmi ambientali, non è riuscita a garantire che quella bomba ecologica venisse definitivamente disinnescata”.

“E abbiamo il diritto di domandare pubblicamente se siano esistiti rapporti politici, economici o amministrativi che meritino di essere approfonditi. Se qualcuno ha favorito qualcuno, venga fuori. Se qualcuno ha omesso controlli che doveva effettuare, venga fuori. Se qualcuno sapeva e ha taciuto, venga fuori. Se qualcuno aveva il potere di intervenire e non lo ha fatto, si assuma davanti ai cittadini la propria responsabilità politica”.

Il Comitato chiede inoltre che anche gli enti tecnici rendano conto del proprio operato: “ARPAC, Regione, Provincia, Comune, ASL, Vigili del Fuoco e tutte le amministrazioni coinvolte rendano pubblici verbali, prescrizioni, sopralluoghi, analisi, diffide e comunicazioni riguardanti Eco Energy dal 2022 ad oggi. Non vogliamo rassicurazioni generiche. Vogliamo i documenti”. 

L’attenzione si sposta quindi sulle conseguenze ambientali dell’incendio. “Oggi siamo noi cittadini a subire le conseguenze. Siamo noi a vedere il fumo sopra le nostre case e nei nostri polmoni. Siamo noi a preoccuparci di ciò che può depositarsi sui terreni, sulle coltivazioni e nell’ambiente in cui vivono le nostre famiglie».

Per questo il Comitato pretende «monitoraggi continui e pubblici dell’aria, analisi delle ricadute al suolo e, dove tecnicamente necessario, controlli su terreni, acque e produzioni agricole». E chiede che «i risultati siano pubblicati integralmente e rapidamente, senza minimizzazioni e senza propaganda”.

“La salute dei cittadini non può essere l’ultima voce del bilancio», sostiene il Comitato, che aggiunge: «Per troppi anni abbiamo visto il settore dei rifiuti diventare terreno di affari, speculazioni, inchieste giudiziarie e disastri ambientali. Adesso basta. Non vogliamo più limitarci a chiudere le finestre quando brucia qualcosa. Non vogliamo aspettare il prossimo incendio. Non vogliamo che fra cinque anni qualcuno dica ancora una volta che “nessuno poteva prevederlo””.

“Questo rischio era noto”. Per il Comitato, “nel 2024 le criticità erano state messe nero su bianco. Nel 2026 il sito è bruciato. Ora qualcuno deve spiegare ai cittadini perché non siamo riusciti a impedirlo”.

È arrivato quindi, secondo il Comitato, “il momento che cittadini, associazioni e persone perbene della Valle Caudina e della Valle di Suessola pretendano risposte e scendano in piazza per difendere un diritto elementare: respirare aria pulita, vivere in un territorio sicuro, conoscere la verità”.

Le richieste finali sono nette: «Pretendiamo la bonifica completa dell’area. Pretendiamo trasparenza totale sugli atti. Pretendiamo l’accertamento delle responsabilità penali, amministrative e politiche. Pretendiamo controlli ambientali indipendenti e continuativi».

“Pretendiamo che chi ha provocato danni al nostro territorio ne risponda e che chi aveva il dovere politico o istituzionale di proteggerlo renda conto pubblicamente del proprio operato. Il Comitato conclude: «Non vogliamo più essere spettatori del disastro. Fuori gli atti. Fuori le responsabilità. Bonifica subito. La Valle Caudina e la Valle di Suessola non sono una discarica!”. 

Annuncio

Correlati

redazione 6 minuti fa

Incendio nell’area industriale di Airola, Iannace (FAI-CISL): «Il territorio si difende prima che bruci»

redazione 50 minuti fa

Incendio di Airola: la FNP CISL chiede presidi sanitari immediati e l’intervento dei sindaci

redazione 1 ora fa

Incendio di Airola, l’assessore Serluca: “Massima attenzione sulle ripercussioni per agricoltura e zootecnica”

Giammarco Feleppa 2 ore fa

Incendio nella zona industriale di Airola, l’allarme fumi arriva a Benevento: Mastella invita a usare le mascherine

Dall'autore

redazione 4 minuti fa

Consorzio Medil chiude il 2025 con l’utile netto a 6,3 milioni (+28,8%): forte crescita di patrimonio e liquidità

redazione 6 minuti fa

Incendio nell’area industriale di Airola, Iannace (FAI-CISL): «Il territorio si difende prima che bruci»

redazione 50 minuti fa

Incendio di Airola: la FNP CISL chiede presidi sanitari immediati e l’intervento dei sindaci

redazione 1 ora fa

‘Social Lab76’ a Vinestate 2026: ascolto, inclusione e solidarietà contro la violenza di genere

Primo piano

redazione 4 minuti fa

Consorzio Medil chiude il 2025 con l’utile netto a 6,3 milioni (+28,8%): forte crescita di patrimonio e liquidità

redazione 1 ora fa

Incendio di Airola, l’assessore Serluca: “Massima attenzione sulle ripercussioni per agricoltura e zootecnica”

Giammarco Feleppa 2 ore fa

Incendio nella zona industriale di Airola, l’allarme fumi arriva a Benevento: Mastella invita a usare le mascherine

redazione 5 ore fa

Raddoppio Telesina, il Comitato S.o.S. 372 incalza Anas e Ferrante: ‘Basta annunci, vogliamo data certa di inizio lavori’

Copyright © 2023 Intelligentia S.r.l.

Skip to content