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POLITICA

Incendio di Airola, De Iapinis e De Stasio: “Individuare le responsabilità e applicare le dovute sanzioni”

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“Adesso chi paga per l’ultimo disastro ambientale, per questa bomba tossica? Chi risarcisce i cittadini dell’intero territorio sannita costretti a respirare un’aria malsana e nociva alla salute?”.  Sono le domande poste da Ambner De Iapinis e Rosetta De Stasio, che intervengono sull’incendio divampato nell’area industriale di Airola e sulle conseguenze ambientali e sanitarie legate al rogo.

“I dirigenti della centrale biometano di contrada San Domenico fanno comunicati stampa edulcorati da presunte soluzioni immediate, come se nulla fosse accaduto fino ad ora”, affermano De Iapinis e De Stasio.

Secondo i due esponenti, «il rogo di Airola era abbondantemente prevedibile, considerata la enorme quantità di rifiuti accantonata in un’area sequestrata. Eppure è accaduto! E si tratta di un evento ecologico ‘criminale'”, sottolineano.

“Gli abitanti di tutto il Sannio stanno respirando e si stanno riempiendo i polmoni di sostanze altamente nocive e tossiche», proseguono De Iapinis e De Stasio, che chiamano in causa anche il ruolo degli attivisti: «Dove sono le proteste degli attivisti predicatori di qualche settimana fa?”. 

Il ragionamento si sposta quindi sulla prevenzione. «Non si può parlare, nè nel caso dei “miasmi”, ormai caratterizzanti la nostra città, né nel caso dell’incendio di Airola, di “calamità” non previste. Non è stato fatto nulla per evitare che tali disastri si verificassero».

“Tanto meno di può giocare a “scaricabarile”. Vanno individuate le responsabilità e vanno applicate le dovute sanzioni, non perché in tal modo si risolve il problema, visto che ormai il danno è stato fatto, ma per evitare che lo stesso si ripeta».

Infine, l’annuncio di un’iniziativa a tutela della popolazione: “Organizzeremo un’azione di salvaguardia a tutela dei cittadini, scevra da strumentalizzazioni partitiche e convenienze “elettoralistiche”, e soprattutto è indispensabile che le istituzioni compiano il proprio dovere. Non possiamo girare la testa dall’altra parte! Non possiamo “abituarci” anche a questo!».

“Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo ai nostri figli, lo dobbiamo al nostro territorio!”, concludono. 

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