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CULTURA

Dal codice all’Intelligenza artificiale: il nuovo libro di Carlo Mazzone con la prefazione di Paolo Benanti

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In un tempo in cui l’Intelligenza artificiale è entrata rapidamente nella vita quotidiana, la vera sfida potrebbe non essere imparare a usare strumenti sempre più potenti, ma riuscire a comprendere che cosa accade dietro le loro interfacce. È da questa prospettiva che nasce “Python: Programmazione, Data Science e Intelligenza artificiale”, il nuovo libro di Carlo Mazzone, con la prefazione di Paolo Benanti.

Il volume parte da Python e dalle basi della programmazione per accompagnare progressivamente il lettore verso il mondo dei dati e dei sistemi di Intelligenza artificiale contemporanei. Ma il filo che tiene insieme il percorso non è la semplice successione di tecnologie, quanto piuttosto il tentativo di comprendere ciò che sta dietro gli strumenti che utilizziamo ogni giorno.

È proprio questo uno degli aspetti messi in evidenza da Paolo Benanti nella prefazione. Il libro accompagna infatti il lettore da un primo mondo, nel quale il comportamento della macchina può essere ricostruito leggendo le istruzioni, a un mondo diverso, quello dei sistemi addestrati sui dati, nel quale comprendere perché una macchina abbia prodotto una determinata risposta diventa molto più complesso.

Il valore del percorso sta anche nel non saltare questa soglia, ma nell’attraversarla progressivamente: partire dal codice, comprendere i meccanismi fondamentali, osservare come una macchina possa apprendere dai dati e arrivare così ai sistemi di Intelligenza artificiale comprendendo che dietro di essi non c’è magia, ma modelli costruiti da esseri umani attraverso dati, algoritmi e decisioni.

Ne emerge una riflessione che va oltre l’informatica. In una società nella quale sempre più decisioni e attività vengono affidate agli algoritmi, la competenza tecnologica diventa anche una forma di alfabetizzazione e consapevolezza. Non si tratta di diffidare delle macchine, ma di imparare a comprenderle abbastanza da poterle utilizzare senza rinunciare alla capacità di interrogarle.

“Ho sempre pensato che insegnare programmazione non significhi semplicemente insegnare un linguaggio”, spiega Mazzone. “Significa abituarsi a scomporre i problemi, cercare le relazioni tra le cose, capire perché qualcosa funziona e assumersi anche la responsabilità delle conseguenze di ciò che costruiamo. Con l’Intelligenza artificiale tutto questo diventa ancora più importante”.

Il libro nasce da una lunga esperienza di insegnamento e divulgazione. Un’origine che Benanti sottolinea nella sua prefazione: queste pagine non nascono nel laboratorio di ricerca di una grande impresa tecnologica, ma anche dall’esperienza quotidiana di un’aula di un istituto tecnico di Benevento, dove spiegare significa necessariamente confrontarsi con domande concrete e rendere comprensibili anche concetti complessi.

Carlo Mazzone, laureato in Scienze dell’Informazione, è docente di Informatica e professore a contratto presso l’Università degli Studi del Sannio. Nel 2020 è stato il primo italiano a entrare tra i dieci finalisti del Global Teacher Prize. Da anni è impegnato in attività di formazione e divulgazione sui temi dell’informatica, dell’innovazione, dell’Intelligenza artificiale e dell’educazione.

La prefazione di Paolo Benanti arriva infine a una conclusione che sintetizza bene lo spirito del volume: chi giunge all’ultima pagina non deve necessariamente essere diventato un programmatore. Può aver conquistato qualcosa di altrettanto importante, la capacità di formulare domande competenti. Perché, come scrive Benanti, “In un tempo di macchine che rispondono a tutto, saper porre la domanda giusta è ciò che resta della nostra libertà”.
“Python: Programmazione, Data Science e Intelligenza artificiale” è disponibile in edizione cartacea su Amazon a questo link: https://www.amazon.it/dp/B0HH16TG72

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