CRONACA
Tragedia di Apice, il parroco Don Ezio Rotondi: “È il tempo di pregare, tacere e stare vicini”
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“In queste ore il nostro paese è avvolto da un dolore grande, di quelli davanti ai quali le parole sembrano insufficienti e il cuore fatica persino a comprendere ciò che è accaduto”. Sono le parole con cui Don Ezio Rotondi, parroco di Apice, si rivolge alla comunità a poche ore dalla drammatica tragedia che ha sconvolto il paese e che ha visto la morte di tre fratelli.
Un dolore che, sottolinea il sacerdote, “entra nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre relazioni e nel cuore di ciascuno di noi”. Di fronte a quanto accaduto, Don Ezio invita la comunità a mettere da parte parole, giudizi e curiosità e a scegliere invece la strada della vicinanza e della discrezione.
“Come comunità cristiana siamo chiamati soprattutto a stare, più che a parlare”, è l’appello del parroco, che chiede di rimanere accanto alle famiglie “nel silenzio, con rispetto e discrezione”, facendo sentire loro che non sono sole, senza però invadere il loro dolore e senza pretendere di trovare spiegazioni a una tragedia così difficile da comprendere.
Un passaggio particolarmente forte è quello dedicato al rispetto della sofferenza delle famiglie. Don Ezio invita tutti a “custodire questo momento”, evitando di lasciarsi guidare “dalla curiosità, dalle voci, dai giudizi o dal desiderio di conoscere ogni particolare”.
“Ci sono dolori che chiedono di essere avvicinati con i piedi scalzi, con il rispetto che si deve alla sofferenza”, afferma il sacerdote, ribadendo che “non è questo il tempo di giudicare, né di cercare colpe: è il tempo di pregare, di tacere, di accompagnare e di volerci più bene”.
L’invito è rivolto anche a quanti, nei prossimi giorni, incontreranno persone direttamente colpite dalla tragedia. Non servono necessariamente parole, spiega Don Ezio: “A volte basta una presenza, una stretta di mano, uno sguardo, un semplice ‘sono qui’”. E quando le parole non arrivano, “lasciamo che sia la nostra preghiera a parlare”.
La comunità parrocchiale è dunque chiamata a stringersi attorno alle famiglie e a tutti coloro che sono stati coinvolti e segnati dalla tragedia. “Portiamo a Lui questi nostri fratelli, le loro famiglie, quanti sono stati toccati da questa tragedia e anche l’intera comunità di Apice, che oggi porta una ferita profonda”, è l’invito del parroco.
Don Ezio affida quindi alla preghiera le famiglie e l’intera comunità, chiedendo che possa essere donata loro “la forza di attraversare queste ore così difficili, giorno dopo giorno, un passo alla volta”.
Ma il sacerdote rivolge anche un invito a trasformare il dolore in un’occasione di solidarietà e vicinanza. “Preghiamo anche per noi, perché non permettiamo al dolore di dividerci, ma sappiamo trasformarlo in vicinanza, compassione, fraternità e silenziosa solidarietà”.
Il messaggio alla comunità di Apice si fa così particolarmente netto: “Vorrei che Apice fosse una comunità capace di stringersi, non di parlare; di accompagnare, non di curiosare; di pregare, non di giudicare”.
E nelle parole conclusive del parroco c’è il senso più profondo dell’appello rivolto ai cittadini: “Quando il dolore è troppo grande per essere spiegato, rimane la preghiera. Quando le parole non bastano, rimane la presenza. Quando il cuore non comprende, rimane la fede”.
“Restiamo uniti. Preghiamo gli uni per gli altri. Custodiamoci a vicenda”, conclude il parroco. “In questo momento così drammatico, facciamo sentire alle famiglie che Apice è una famiglia, che sa piangere insieme, pregare insieme e rimanere accanto a chi soffre, con delicatezza e senza clamore”.




