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Morcone, impianto idroelettrico R.E.C.: colata di cemento su 14 ettari di usi civici. I cittadini ricorrono al Commissario per salvare Lago Spino

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Una forte azione legale e territoriale è stata avviata a difesa dei domini collettivi e del patrimonio ambientale del Matese. L’associazione e osservatorio naturalistico “O.R.M.E.”, rappresentata dal portavoce Giuseppe Fappiano, insieme ad alcuni cittadini residenti nel Comune di Morcone in veste di comproprietari del demanio civico universale, hanno depositato un esposto-ricorso d’urgenza davanti al Commissariato per la liquidazione degli usi civici per la Campania e il Molise. L’obiettivo è bloccare l’iter burocratico e i lavori preliminari dell’impianto idroelettrico di generazione e pompaggio che la società R.E.C. S.r.l. (del gruppo svizzero Repower SPA) intende realizzare in località Lago Spino.

Il progetto – si legge in una nota – prevede la costruzione di un immenso invaso artificiale d’alta quota che andrebbe a occupare ben 40 ettari di demanio collettivo, storicamente gravato da uso civico di pascolo e legnatico a favore della popolazione di Morcone. L’opera comporterebbe la stesura di una massiccia colata da 150.000 metri cubi di calcestruzzo armato per impermeabilizzare quattordici ettari di conca carsica naturale a Lago Spino, determinando la cancellazione totale e irreversibile dello stato dei luoghi. Questo intervento distruggerebbe definitivamente la destinazione perpetua agro-silvo-pastorale dell’area a esclusivo vantaggio economico di un operatore privato, configurando una palese violazione della legge nazionale di tutela dei beni collettivi.

I suoli interessati sono protetti da vincoli paesaggistici inderogabili: ricadono nella Zona Speciale di Conservazione (ZSC) della Rete Natura 2000 “Pendici meridionali del Monte Mutria” e nella Zona 2 del Parco Nazionale del Matese. Le relative misure di salvaguardia vietano tassativamente ogni mutamento di destinazione d’uso per i pascoli permanenti che ospitano gli habitat comunitari protetti 6210 e 6220. Sotto il profilo idrogeologico l’allarme è gravissimo: la conca ospita un inghiottitoio carsico attivo, censito dalla Federazione Speleologica Campana, che alimenta l’acquifero profondo delle sorgenti locali. La sigillatura cementizia ostruirebbe il deflusso naturale, minacciando le falde con rischi di contaminazione chimica e innescando un dissesto irreversibile per l’intero quadrante montano. L’esposto evidenzia infine il palese conflitto con il grande progetto pubblico dell’invaso di Campolattaro, opera strategica destinata al fabbisogno idropotabile di due milioni e mezzo di cittadini campani. Il continuo pompaggio verso il bacino privato di Lago Spino metterebbe a rischio la disponibilità e la qualità dell’acqua a valle, compromettendo una funzione pubblica prioritaria legata al diritto fondamentale alla salute.

Denunciando anche la totale carenza da parte della società dei titoli di disponibilità giuridica dei suoli, i ricorrenti hanno chiesto al Commissario l’attivazione immediata dei poteri ispettivi d’ufficio, un’ordinanza inibitoria per vietare al Comune di Morcone – che agisce come “Ente gestore” e non come proprietario dei beni – il rilascio di qualsiasi concessione o cambio di destinazione d’uso, e un provvedimento d’urgenza che imponga alla società proponente l’immediata astensione da ogni attività materiale e sondaggio geognostico sul terreno. La comunità locale e l’Osservatorio O.R.M.E. ribadiscono la ferma volontà di opporsi in ogni sede alla mercificazione del territorio e alla distruzione delle risorse ecosistemiche del Matese.

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