CULTURA
Premio Milo 2026, vince Nicola Sguera. Per lo scrittore sannita riconoscimento anche in Irpinia
Ascolta la lettura dell'articolo
L’Ente Nazionale Protezione Animali, insieme a Corriere della Sera (con la sezione “Corriere Animali”), all’Assessorato all’Agricoltura e all’Ambiente di Roma Capitale e alla giornalista Costanza Rizzacasa d’Orsogna, annuncia il vincitore della seconda edizione del Premio Milo sulla Diversità.
Ad aggiudicarsi il riconoscimento è Nicola Sguera, docente e intellettuale beneventano, con l’elaborato dal titolo “Onore al cane che guida l’uomo che guida il cane”, che sarà pubblicato l’8 maggio su Corriere.it. Nella stessa giornata, venerdì 8 maggio, il premio verrà ufficialmente consegnato in Campidoglio, a Roma, nel corso di una cerimonia in programma alle ore 10:30 nella Sala Laudato Si’.
Il Premio Milo, ideato dalla presidente nazionale ENPA Carla Rocchi, è stato istituito nel 2024 in seguito alla scomparsa di Milo, il gatto della stessa Rizzacasa d’Orsogna, nato con sindrome dell’ipoplasia cerebellare e divenuto simbolo della diversità grazie alla trilogia bestseller pubblicata da Guanda tra il 2018 e il 2023. La prima edizione del premio era stata vinta da una scuola di Roma.
Nel frattempo, Sguera ha ottenuto un ulteriore riconoscimento letterario: il primo premio per racconto inedito al concorso “Dove sei posato, fiorisci”, svoltosi il 29 aprile presso il Centro Sociale “Madre Teresa di Calcutta” di Aiello del Sabato. L’iniziativa, promossa dal Comune in collaborazione con Edizioni Il Papavero – Marketing d’Autore, è nata con l’obiettivo di incentivare e diffondere la scrittura creativa.
Questa la motivazione del premio: «Per la capacità di raccontare, con sensibilità e profondità, il valore salvifico dell’ascolto autentico e della presenza umana. Il racconto illumina come un gesto semplice, quasi invisibile, possa interrompere il senso di smarrimento e aprire uno spazio di rinascita. Attraverso una narrazione intensa e misurata, l’autore restituisce il senso più profondo del “fiorire”: non un atto solitario, ma un processo che nasce nell’incontro e nella cura».




