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Sindacati

Ospedale Sant’Agata, la Fials sul tavolo tecnico: “Nuove promesse e tanta confusione”

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“Da un tavolo tecnico, sempre lo stesso, da un anno e mezzo a questa parte, in cui fa spicco la presenza dei soliti preparatissimi tecnici, di stampo politico, che si sono sempre occupati, nella loro vita, di sanità e salute, arriva l’ennesima proposta “risolutiva” per l’Ospedale di Sant’Agata dei Goti. A tale tavolo mancavano il Prefetto ed il Sindaco di Benevento, che è anche il Presidente della Conferenza dei Sindaci. In questa vicenda non vengono, altresì, coinvolte le OO.SS., che nelle stesure di Piani ed Atti aziendali hanno un ruolo fondamentale.”

E’ quanto scrive in una nota la segreteria provinciale di Fials, aggiungendo: “Quindi “altro giro, altra corsa”; sono in arrivo: 1. l’Acceleratore Lineare e la Radioterapia;  2. l’Ortopedia;  3. la Cardiologia a supporto delle discipline mediche (mezzo servizio); 4. Il Pronto Soccorso, che ritorna pronto soccorso di base; 5. Un ambulatorio di terapia del dolore; 6. le maggiori specialità del Rummo che svolgeranno a Sant’Agata attività ambulatoriale.” “Ma Pizzuti – scrive la Fials –  proprio ieri non aveva affermato che le prestazioni ambulatoriali erano di competenza dell’ASL?

“Comunque, sono riconfermate: 1. la Medicina Generale (che nel frattempo ha perso il primario nominato Direttore Sanitario); 2. la Chirurgia Generale; 3. la Rianimazione; 4. la lungodegenza e la riabilitazione (50 posti letto).”

“Pare – continua la Fials –  dallo sterile comunicato, che il Presidio di Sant’Agata resti ancora inserito nell’Azienda Ospedaliera “SAN PIO” (azienda Ospedaliera Unica, DEA II livello) e non torni all’ASL come Presidio Ospedaliero dell’ASL, seppur considerato che le prestazioni erogate non rientrino tra quelle di un DEA (ad es. la lungodegenza e la riabilitazione, le medicine e le chirurgie generali senza urgenza ecc.).
Inoltre, scompare il tanto decantato Polo Oncologico, nonostante, in una analoga riunione del 10 ottobre 2018, con quasi tutti gli stessi protagonisti, il presidente De Luca aveva affermato: “Abbiamo salvato Sant’Agata dei Goti collocando un Polo oncologico regionale e stanziando 32 milioni per questo obiettivo”; scompare la radiologia;  scompare la medicina nucleare (quella tanto pubblicizzata con la delibera n. 545 DEL 21/09/2018 dell’Azienda Ospedaliera di Benevento, che aveva approvato lo studio di fattibilità del progetto per la realizzazione dell’Unità Operativa di Medicina Nucleare presso il Presidio Ospedaliero di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori di Sant’Agata dei Goti); non è presente il laboratorio analisi dell’Azienda Ospedaliera San Pio; non è prevista l’Emoteca; ma, principalmente, non si fa cenno della “Osservazione Breve Intensiva”, obbligatoria per legge.”

Secondo Fials si tratta ancora di “nuove promesse”: “Non senza difficoltà  – scrive – si è cercato di riassumere la confusione degli ultimi tre anni, ma atti alla mano constatiamo che, dal 01/03/2016 sono stati approvati 4 atti aziendali con quattro piani ospedalieri.”

“Pensiamo – ironizza la Fials –  che sia record nazionale, se non mondiale della confusione organizzativa. Non c’è il tempo di programmare che già si cambia. Il tavolo tecnico ha però deciso di fare il quinto piano ospedaliero e il conseguente atto aziendale. Vorremmo in conclusione porre un quesito, sicuramente non da tecnici specialisti in materia, ma da gente di strada: Ma se si doveva ritornare alla stessa configurazione che aveva il Presidio di Sant’Agata quando era dell’ASL BN, non era più semplice annullare il DCA n. 54 del 2017 con cui la Regione ha stabilito l’annessione del PO Sant’Alfonso Maria dei Liguori di Sant’Agata dei Goti all’Azienda Ospedaliera Gaetano Rummo di Benevento?
Tutto questo avrebbe certamente risolto, con un unico atto di revoca, una vicenda che va avanti da un anno e mezzo ed avrebbe evitato tante false promesse, tanti “tavoli tecnici”, tanti atti revocati e annullati, tanto lavoro inutile, in quanto quello che era vero a ottobre 2017, è vero ancora oggi, in quanto il Decreto Ministeriale 2 aprile 2015 n. 70, recante definizione degli standard ospedalieri, è ancora in vigore; quindi perché accanirsi ingiustificatamente contro una provincia e una collettività che è quella sannita.”

 

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