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Scuola

Incontri Giannoniani, accoglienza speciale per Liccardo e la sua “Napoli tardo-antica”

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Un’aula “Palatucci” gremita ha accolto per il quarto degli “Incontri giannoniani”  Giovanni Liccardo, uomo dal “multiforme ingegno”, come l’ha definito presentandolo il dirigente del liceo “Giannone”, Luigi Mottola: storico, archeologo, docente di storia della Chiesa, dirigente scolastico, autore di moltissime pubblicazioni con grandi case editrici rivolte ad un pubblico ampio ma anche di saggi specialistici, vincitore nel 2000 del prestigioso Premio letterario “Città di Cimitile” come migliore opera sull’arte paleocristiana in Italia con “Vita quotidiana a Napoli prima del medioevo” (Tempolungo, Napoli 1999).

Con l’ausilio di splendide fotografie, di cartine, ricostruzioni, Liccardo ha letteralmente guidato, dopo una premessa metodologica sull’archeologia (che cerca i fatti, non la verità) e sulla difficoltà dell’oggetto dell’incontro (la Napoli tardo-antica, cristiana ma non solo) l’uditorio in un luoghi carichi di fascino: l'”insula episcopalis” con la basilica di S. Restituta, voluta da Costantino (facendo riflettere sul nesso tra le strutture religiose e le forme del culto che ne consegue), la Stefanìa, basilica del V secolo, oggetto di importanti scoperte recentissime che ne farebbero il più antico battistero di Napoli (evocando la peculiarità del battesimo antico e dei suoi rituali), il battistero di S. Giovanni in Fonte con i magnifici mosaici tra cui spicca la “Traditio legis”. Liccardo, con un’ampia digressione, si è soffermato sui rapporti che la Chiesa napoletana ebbe con la decisiva figura di S. Ambrogio, sul rituale della “confirmatio” (la cresima), sulla simbologia paleocristiana presente nei mosaici (la fenice come simbolo di rinascita, il pavone, la cerva “mangiatrice di serpenti velenosi” che anela all’acqua). Siamo passati poi a San Giorgio Maggiore e alla basilica di San Lorenzo, per poi uscire dal perimetro cittadino ed avviarci alle suggestive catacombe, collocate nella “Valle dei morti”, scavate nella roccia tufacea, di grandi proporzioni. Era inevitabile che il professore dedicasse un’ampia digressione alla figura di San Gennaro, martire minore in un primo momento, di provenienza beneventana, fino all’eruzione di Pollena (472 d.C.) che, in virtù della grazia ricevuta dalla città, ne fece il nuovo protettore della città (in vece di S. Agrippino).

La presenza delle ossa del Santo fece sì che dal V all’VIII secolo, mentre altrove i cimiteri ipogei andavano scomparendo, a Napoli si ampliassero, fino a quando Sicone I, duca longobardo di Benevento, nell’831, riuscì ad impossessarsi delle reliquie di San Gennaro e a portarle a Benevento, causando la decadenza delle catacombe napoletane. Liccardo ha illustrato alcune pratiche oggi inimmaginabili ma normali nel primo Medioevo: per esempio, l’“incubatio”, la pratica di dormire nelle catacombe, accanto alle sepolture dei santi per averne una grazia. Ha infine illustrato l’iconografia catacombale con dipinti raffinatissimi, pieni di particolari realistici (come i grani di incenso sulle candele) che riproducono scene bibliche (Adamo ed Eva, Davide e Golia ma anche ritratti di famiglie aristocratiche). Spiccano come unicum nel mondo tardo-antico scene del “Pastore di Erma”, un testo a lungo considerato “ispirato” e poi espunto dal canone e sconsigliato ai fedeli. Il cimitero, in ogni caso, appare, malgrado la reiterazione di immagini mortuarie, come un luogo di speranza e di resurrezione. Una curiosità da segnalare: la “virga virtutis” del Cristo “taumaturgo” probabilmente è sopravvissuta nell’immaginario fantastico nella… bacchetta delle fate!

Liccardo ha chiuso portando l’uditorio a S. Maria della Sanità, illustrando tra l’altro il significato della peggiore “maledizione” che un napoletano possa scagliare: “Puozze sculà”. Nelle catacombe di S. Gaudioso, infatti, i cadaveri venivano seduti sulle “cantarelle”, sedili in pietra forati che lasciavano colare gli umori della salma, con la testa appoggiata in una fessura scavata nel tufo. Questa operazione veniva chiamata “sculatura”.

Il professore, congedandosi tra gli applausi, ha promesso di tornare per presentare il libro a cui sta lavorando in questi mesi, dedicato alla smorfia napoletana.

Gli incontri giannoniani proseguiranno nel mese di febbraio con Vincenzo Baldini, ordinario di Diritto Costituzionale a Cassino.

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