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Cultura, Isidea: “Benevento può essere originale anche senza imitare Spoleto”

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“Spoleto si candida a capitale italiana della Cultura 2018. Come ricorda Angelo Maria Petroni su “Il Sole 24 Ore” del 17/7/2016, Spoleto è una delle rarissime città italiane che conserva tracce documentabili dalla preistoria ad oggi, ma è anche un luogo che ha sviluppato una visione innovativa di arte e urbanistica”. Così in una nota il presidente dell’associazione Isidea, Rito Martignetti.

“Il prof. Petroni si augura che l’esperienza di Spoleto sia condivisa dalle molte città italiane di piccole e medie dimensioni, le cui potenzialità di innovazione culturale non sono state adeguatamente sviluppate – spiega la nota -. Non è che pensa, in particolare, a Benevento il docente dell’Università La Sapienza di Roma? In passato, amministratori beneventani inerti e senza capacità di scelte strategiche hanno evocato Spoleto come esempio da imitare, ignorando l’incredibile patrimonio di storia e peculiarità territoriali. Se a Spoleto, per esempio, è nato nel 1947 un Teatro Lirico, a Benevento nel ‘700 l’opera in musica veniva ospitata al Palazzo di Città (Paolo V), Stagioni Liriche erano di casa nell’800 al Teatro Comunale e nel ‘900 al Teatro Romano, per un quarto di secolo. Fino al 1917 Benevento ha prodotto ricercatissime corde armoniche, ricordate già da Marziale. Al Festival dei Due Mondi può essere contrapposta almeno la prima Città Spettacolo di Gregoretti.

Spoleto – prosegue Martignetti – vanta l’innovazione di “esporre nelle vie e nelle piazze l’avanguardia della scultura contemporanea”, ma ad Isidea piace ricordare l’Hortus Conclusus di Mimmo Paladino, il Giardino del Mago di Riccardo Dalisi, Il Sole del Buonvento di Luigi Mainolfi, le mostre allestite al Museo Arcos da Danilo Eccher, il Batman sul Campanile, il Muro davanti all’Arco di Traiano… La forma urbis di Spoleto oggi prevede innovazioni radicali, integrate in modo armonico con le strutture preesistenti: 22 marciapiedi mobili, 14 scale mobili, 17 ascensori hanno rivitalizzato un centro storico che, a Benevento, è reso, invece, invivibile da incredibili parcheggi, movida senza regole, inquinamento acustico. Eppure, quella della “metropolitana leggera” è un’idea che ciclicamente ritorna, insieme a progetti di scale mobili: da Via delle Puglie a Palazzo Mosti, dall’Università a Via del Sole, dal mercatino di Piazza Risorgimento alla Caserma Guidoni, per non ricordare quella di Via del Pomerio, realizzata ma stabilmente ferma. La tendenza beneventana all’innovazione ha esempi storici di originalità che dovrebbero aiutarci a pensare con maggiore convinzione a percorsi di sviluppo non necessariamente imitativi.

Nel 1927, fu redatto un progetto, sostenuto inizialmente da commercianti e industriali del Rione Ferrovia e del Corso Garibaldi, di costruzione di una articolata “linea tramviaria”, che avrebbe sfruttato le acque del fiume Calore per la produzione dell’occorrente energia elettrica – spiega Isidea -. Quest’ultimo è un progetto purtroppo rimasto sulla carta, mentre è realtà l’industria Alberti per la produzione di Liquore Strega, intelligentemente collegato alla nostra leggenda più famosa e ad un premio culturale che, non si capisce perché, continuiamo ad accettare sia confinato nella Capitale.

A Spoleto, sottolinea il prof. Petroni, “l’innovazione si è fatta storia, non come custodia delle ceneri, ma come alimentazione del fuoco”, ha generato una cultura diffusa tra la popolazione.
A Benevento – conclude la nota -, quando non è occupata per la celebrazione dei matrimoni, la piazza Unesco di Santa Sofia viene lasciata ai ragazzini per le loro allegre pallonate, che non indignano più di tanto. E attenzione al Campanile: nessuno vuole aprire finalmente quella porta!”.

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