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Scuola

Bomba carta al ‘Giannone’, il rappresentante d’istituto: “Sbagliato generalizzare sulla comunità studentesca”

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“Il derby tra licei finisce con la bomba”. Così una testata giornalistica intitolava l’articolo in merito alla deflagrazione del petardo dinnanzi il portone principale del Liceo Giannone.

Ripercorriamo i fatti: la partita in questione è il “Memorial Sverino” terminato con risultato di parità dopo un accordo tra le due squadre di non voler disputare i tiri di rigore. Nessun vincitore, nessun vinto. Si gioca per la solidarietà, per il ricordo. Non c’è cosa migliore, il mio plauso più grande a entrambe le squadre e a entrambe le scuole.

Come rappresentante del Liceo Rummo però, mi sento profondamente colpito dall’affronto della testata di cui sopra, che non nomino, perché sento forte dentro di me ed è mia politica da sempre la difesa della verità, quella chiara, priva di storie ricamate o realtà costruite su di un accadimento, seppur da condannare fermamente, non riconducibile a “faide scolastiche” così come voleva essere disegnato. Abbiamo ottimi rapporti con la rappresentanza del liceo classico, che stimiamo come istituzione tra le migliori nella nostra città.

Non è dunque nostro costume, come componente alunni (perché i singoli possono sbagliare e lo si sa) compiere un atto del genere. E’ troppo frettoloso chi pensa o scrive che “quelli dello scientifico”, così ci definiscono nell’articolo, siano talmente idioti (questo è il termine adatto) da far esplodere un petardo per gesto di scherno partendo da un presunto “selfie” tanto discusso.

Ci insegnano ad usare i mezzi a disposizione, come quello a cui sto ricorrendo. Ci insegnano che le parole sono più forti e più rispettose della violenza. Quando ho voluto iniziare il mio percorso da rappresentante di istituto, seppur già rappresentante degli studenti ai vertici nazionali del Ministero Dell’Istruzione, l’ho fatto perché non mi bastava lavorare a Roma contro le violenze e a favore dei diritti degli studenti, volevo nella mia scuola, sul mio territorio, portare un’idea di rappresentanza, di scuola, di studente, che va al di là della violenza, dell’atto vandalico, dell’occupazione di turno. Volevo che quanto predichiamo tanto al Ministero attraverso progetti, spot, circolari e tanto altro, avesse poi continuazione nella mia scuola.

Ritengo dunque inaccettabile che qualcuno intenda costruire tanto su un atto sporadico e vandalico di singoli e a tal proposito ringrazio la nostra dirigente Teresa Marchese e tutto il collegio dei docenti per la fiducia che ci hanno dimostrato in queste ore attraverso segnali tangibili ed evidenti di disapprovazione di quanto scritto o meglio, di quanto “inventato” . Mi viene da riflettere. Si cercava forse lo scoop? Si cercava di trovare una notizia sconvolgente a tutti i costi? Può darsi che sia così, perché non mi appartiene credere nella malafede.

Vi chiederete come faccio ad essere così certo che non siamo stati “noi”. Non entro nel merito della magistratura né delle forze di polizia, potrà essere stato un alunno del nostro liceo o non, questo non lo so. Spero solo che il colpevole venga punito, se mio compagno ancor di più, perché non abbiamo bisogno di alunni del genere, o meglio, lavoreremo per portarli sulla nostra linea d’onda. Però non mi si deve dire che è stata la comunità, con dolo, consapevole di creare un danno a fini di ritorsione. Sarò ripetitivo, voglio esserlo. Non lo accetto, da nessuno.

I miei compagni sono la forza che mi ha permesso di fare tanto, di lavorare, di fare quello che mi piace e forse, di diventare ciò che diventerò. Chiedo scusa per qualsiasi cosa loro facciano non conforme ai nostri principi etici. Ci aiutiamo quotidianamente a crescere, ma non devono infangare il loro nome con la falsità. Tengo a ognuno di loro come a me stesso e non lo dico per ipocrisia, con molto dispiacere me ne andrò dalla scuola a breve per raggiungere l’università,non me ne faccio più nulla del consenso popolare e non è mai stata mia aspirazione.

Lo dico perché se lavoro tanto per chiamare ognuno di loro per nome, per farli sentire parte del liceo, perché vivano nella tranquillità, per risolvere ogni loro problema, non posso permettere che vengano inutilmente accusati di tanto. E poiché sono molto severo nei loro confronti, lo sarò anche nei confronti di chi, vigliaccamente, li attacca. Prendetela come una grande riflessione di un pastore nei confronti delle sue pecore. Anche se spesso, anzi sempre, sono loro ad essere miei pastori e a farmi crescere. Li ringrazio di tanto”. Luca Cavalli – rappresentante d’istituto del liceo scientifico “Rummo”

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