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POLITICA

Mario Pepe: ‘Nel nostro paese poca coesione ed instabilità di governo’

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Il deputato sannita del Pd Mario Pepe, anche vice presidente della Commissione per le Questioni Regionali, ha discusso a Perugia del rapporto annuale sulla legislazione Stato – Regioni ed Unione Europea.

"Le questioni istituzionali, economiche e finanziarie si intrecciano sia per la reciprocità dei condizionamenti sia per il quadro internazionale che appare compromesso a partire dalla crisi macroeconomica e dagli indici fondamentali relativi alla stabilità degli Stati. Il nostro paese non è lontano da questi condizionamenti o meglio l’Unione Europea è intrecciata con i dinamismi economico-finanziari che riguardano il mantenimento democratico degli Stati Europei ed il rilancio dei trattati che presiedono alla stessa Unione.

In questo quadro generale – ha ricordato nel suo intervento – sono evidenti questi aspetti per quanto riguarda il nostro paese: poca coesione e instabilità del governo e delle politiche del governo; gli antagonismi tra le forze politiche che sembrano restare in una dimensione di surplace; la crisi che ha messo in pericolo l’economia degli Stati con un elevato debito pubblico. Per quanto riguarda il primo aspetto è necessario una nuova governance nazionale ed europea che affronti il tema dei deficit annuali dei bilanci e la graduale attenuazione del debito pubblico.

L’Unione Europea ha già proceduto ad imporre agli Stati l’adozione di due atti: il patto di stabilità ed il piano nazionale delle riforme.  L’Italia nel Documento Economico e Finanziario (Def) si accinge a fare politiche sempre più di rigore che sono state già in parte acquisite da due macro manovre di luglio e agosto che prevedono il risparmio di 95 miliardi di euro. Un’operazione complessa e difficile che andando a regime determinerà un lungo periodo di austerità nel paese, nelle famiglie. Per quanto riguarda il secondo aspetto le forze politiche di maggioranza ed opposizione devono riconoscersi, e collaborare con posizioni diverse ad adiuvandum mantenendo stabile il quadro della situazione politica evitando discrasie sociali e dissesti istituzionali. Per il terzo le decisioni del Consiglio Europeo per il pareggio del bilancio assumono valore cogente per i paesi a forte debito pubblico come l’Italia.

Per affrontare tali problemi è necessario partire dalla Legge Comunitaria. 
E’ chiaro che su tutte le materie pubbliche Europee è necessario pervenire all’adozione di Testi Unici e Codici di settore evitando una legislazione grossolana e contingente e avendo come riferimento un quadro legislativo sulle politiche pubbliche ben consolidato.
I Testi Unici sono importanti perché certificano le competenze e le materie di cui all’articolo 117 della Costituzione. Altro tema importante è quello relativo alle politiche d’immigrazione.
I paesi del Mediterraneo come l’Italia hanno tentato di far fronte ad una immigrazione incontrollata, ma il problema va affrontato nella Comunità Europea non solo con una legislazione uniforme, ma anche con adeguate azioni di contrasto.  L’immigrazione comunque pone il tema della inclusione di nuove etnie che mettono in forse codificazioni, valori e principi che appartengono agli Stati nazionali.

La legislazione Europea in tal senso è solo una legislazione parenetica di accountability, ma in concreto le scelte normative non trovano ancora concretezza ed efficacia. Nell’esame dei provvedimenti la Commissione per le Questioni Regionali  deve usare rigore e chiarezza esaminando "stricto iure" quello che riguarda l’attuazione regionale. E’ necessario salvaguardare le competenze ex art. 117 delle Regioni e del sistema delle autonomie locali attraverso l’interlocuzione della Conferenza Unificata.

E’  opportuna un’azione attiva delle Regioni nel recepimento della legislazione Europea con un Documento di Richiamo alla forma e alla sostanza delle competenze regionali. Le politiche Europee, soprattutto le politiche economiche e finanziarie e le politiche dell’immigrazione, devono trovare un particolare approfondimento in Sessioni Speciali in modo che il triangolo operativo tra Stato – Europa – Regioni si possa saldare senza diaframmi e senza sovrapposizioni".
  

 

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