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CULTURA

Eros e società moderna. Presentato il libro di Lidia Sella

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E così Eros è sceso anche tra noi. Presso la biblioteca provinciale a Benevento, si è tenuta la presentazione dell’ultimo libro di Lidia Sella “Eros il dio lontano. Visioni sull’Amore in Occidente”.

La sala – spiega nel comunicato inviato Marina Simeone, presidente dell’associazione “Generoso Simeone” – era gremita di attenti ascoltatori delle più svariate età, intenti a carpire i segreti dell’Amore e della sua manifestazione o del suo annullamento, intenti a vedere le ferite del suo passaggio, le gioie della sua presenza.

Apre la presentazione Lidia Sella, con i versi da lei scritti e con la sua voce dal delicato suono, al punto da evocare il fascino di questo dio lontano. A introdurre è stata Rita Pacilio, non estranea alla sensibilità dei versi, essendo poetessa affermata a livello internazionale, la quale intende lo scritto della Sella non solo approfondendone la forma, ma mettendone in evidenza le somiglianze con l’epoca classica, il momento in cui l’arte rappresentava la mimesi elegante e “artificiosa” della vita.

Segue la Pacilio il professore Donato Faiella, docente di storia e filosofia al liceo classico Giannone di Benevento, un ribelle alle forme comunicative appiattite e snaturate. Ed infatti la sua voce ha catturato l’uditorio, la sua gestualità ha permesso ai concetti da lui espressi di fissarsi con più immediatezza, eppure ha parlato del silenzio della poesia.

E ne ha parlato – continua Simeone – parlando e leggendo i versi della poetessa Sella, quelli legati in particolare alla donna, donna dea, donna femmina, donna virile, persa nel mito moderno alla ricerca del corpo perfetto e incapace a creare la vita. Il professore Faiella con una capacità critica tutta filosofica ha filtrato dai versi della Sella una sua ipotesi di visione della donna e della poesia che arriva a trasmettere determinati pensieri.

A concludere l’interessante conferenza il medico, nonché scrittore, Fernando Melchiorre, il quale prosegue sulla curva della filosofia e parte da Evola e dall’idea di tradizione, di cultura tradizionale.
E’ nella cultura tradizionale che la donna ha un suo posizionamento e un suo senso, non nel mondo moderno, non nel gusto consumistico attuale, non nella virilità impostale da anni di rivendicazioni femministe. Anche Platone parla di Androgini nel descrivere il rapporto tra i due sessi, vale a dire di unione tra una parte femmina e una maschia e così la cultura indiana, la quale nella triade divina inserisce un elemento maschile e uno femminile e così nel mondo islamico ecc…

L’opposizione – spiega – spegne l’agone positivo che è completamento necessario. Per questo intervengono malattie psicologiche quali depressione, bulimia, anoressia, ansia, panico, per questo la donna smette di sentirsi donna e insegue i miti delle quote rosa e simili, per una mancanza tutta moderna di senso, e quindi di stima concessale.
L’intervento di Fernando e la lettura a seguito di Lidia Sella di versi inerenti il discorso del femminismo e del senso della femminilità suscitano un simpatico dibattito, capace di mettere bene in evidenza i diversi punti di vista tra le generazioni sull’ Eros e sulla donna.

Per il professor Malandrino, poeta e scrittore affermato, la donna è miracolo e l’Eros non è che una parte di questo miracolo, ancor più complesso e ancor più grandioso. Ma a sorprendere positivamente è l’intervento di due giovani donne, studentesse del professore Faiella, abili nel vincere l’imbarazzo suscitato dal mezzo vocale tecnico e desiderose di esporre una propria idea sull’amore e sull’Eros. Le giovani protagoniste del dibattito hanno parlato di amore con la a minuscola, come di una forza alla quale non credono fermamente e forse, ma potrei sbagliarmi, per indignazione e opposizione ad una cultura cattolica per troppi anni corrosiva della libertà dello spirito femminile. Come biasimarle del resto.

E l’amore per loro ancora non è Eros, ancora non è forza istintuale aggressiva e irrinunciabile, dolorosa e naturale, però hanno mostrato di avere il coraggio di scoprirlo senza riserve, consapevoli già da diciassettenni del loro ruolo nel vivere sociale. Mentre per l’editore Franco Freda che interviene in chiusura Eros è soprattutto cieco istinto e la conservazione della specie rimane ai margini, doverosamente.

L’Associazione culturale “Generoso Simeone” ha posizionato ieri un altro paletto importante su quello che è il percorso seguito da circa sei anni di fervente attività, il paletto del superamento dei soliti schemi dialogici e oppositivi. Diverse generazioni, diverse educazioni culturali, diverse fedi politiche o religiose possono confrontarsi e misurarsi o incontrarsi sulla base della cultura, delle idee, quando queste sono esposte con passione e non con arrivismo ed Eros è passione.

Il Dio lontano è in fondo una luce inestinguibile, impossibile imbrigliare Eros nelle maglie istituzionali di finti legami, inutile denudarlo nella ricerca psicoanalitica, perché come ha ricordato Armando Trono nella postfazione al libro della Sella, Eros è già nudo, impossibile quindi anche immiserirlo nelle popolari visioni pornografiche. Eros è forza violenta, Eros è vita che vuole e deve ricreare se stessa. Noi abbiamo bisogno di questa passione, dell’effetto devastante di Eros, in una società così appiattita, così offesa in ogni ambito di esistenza.

Abbiamo bisogno – conclude il comunicato – di uomini e donne in grado di sentire gli effetti della passione e di esprimerli nell’impegno politico, nell’approfondimento culturale, nell’impegno amoroso, in tutte quelle fonti di esistenza della vita; abbiamo bisogno di cultura e non di vetrine e poi abbiamo bisogno anche di azione e non solo di teoria.

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