POLITICA
Mensa scolastica, Boccalone attacca il Comune: “Pasti richiesti superano quelli previsti dall’appalto, serve chiarezza”
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“Il 6 ottobre prende il via il servizio di mensa scolastica. Ad averne diritto sono 2.600 bambini: le richieste pervenute sono 1.500 per gli alunni e 200 tra insegnanti e personale ATA, per un totale di 1.700 pasti al giorno. Il servizio era stato affidato a settembre 2025 per una durata di 7 anni – anche in questo caso ben oltre la fine del mandato consiliare, con 5 anni più 2 di proroga – per un valore complessivo di 7,5 milioni di euro e una fornitura di 155mila pasti, distribuiti su 155 giorni per ogni anno scolastico, con una media di 1.000 pasti al giorno. Il contratto prevede un’oscillazione di produzione del 20% in più o in meno, che si traduce in una forbice compresa tra 800 e 1.200 pasti giornalieri. Alle famiglie viene richiesta una contribuzione pari al 59,28% del costo del servizio: una cifra tutt’altro che trascurabile, se si considera che la soglia minima di partecipazione fissata è del 36%. Non è esattamente il biglietto da visita di un Ente che ama definirsi virtuoso”. Così in una nota Nicola Boccalone, presidente dell’associazione Benevento Domani
“Il 30 luglio la Giunta, con la delibera n. 171, ha deciso di “attualizzare” il servizio, aumentando sia la spesa sia le entrate e fissando la copertura dei costi a carico delle famiglie al 56,45%: una quota che resta largamente sopra la soglia minima del 36% e che lascia intravedere un tentativo, neanche troppo velato, di ampliare l’offerta fino al limite massimo di 1.200 pasti al giorno. Un dettaglio non secondario: i nuovi saldi non trovano riscontri contabili precisi ai fini delle coperture economiche e finanziarie.
Questo sforzo di “generosità”, tuttavia, rischia di non bastare: i numeri parlano chiaro. Lo scorso anno scolastico è stato segnato da diverse turbolenze, con rilievi e contestazioni che hanno toccato molteplici aspetti del servizio: i contenitori per il trasporto dei pasti, la fornitura di pane e frutta, la qualità degli alimenti, la gestione degli avanzi e altro ancora.
Non servono rassicurazioni generiche: servono atti, controlli e risposte puntuali. Sorge spontaneo chiedersi: il centro di cottura è oggi pienamente conforme agli standard di qualità? Le prescrizioni dell’Asl sono state tutte rispettate? Il gestore ha adempiuto a tutti gli obblighi previsti dal capitolato?
La mensa scolastica non è terreno di scontro politico, ma il termometro della capacità di un’amministrazione di offrire servizi di qualità. Qui si parla di bambini, di sicurezza alimentare, di qualità del servizio e di fiducia delle famiglie.
Il Comune ha il dovere di garantire il servizio, il gestore quello di rispettare rigorosamente il contratto, l’Asl di svolgere i controlli di propria competenza, e la Commissione Consiliare competente deve poter esercitare il proprio ruolo secondo regole chiare. Un accertamento preventivo sarebbe il modo migliore per avviare il servizio e restituire tranquillità alle famiglie.
Nell’attesa di certezze sulla qualità, per la quantità, intanto, occorrerà un piccolo miracolo: lungo il tragitto che dal luogo di produzione, Beltiglio di Ceppaloni, porta a quello di consumo, i pasti giornalieri dovranno moltiplicarsi, salendo da 1.000–1.200 a 1.700 al giorno.
Per la mensa dei bambini, più delle dichiarazioni, contano i fatti. Dai pani e i pesci… ai pasti della mensa. Si accettano miracoli”, conclude Boccalone.



