CRONACA
Benevento, sicurezza tra numeri e percezioni: il 77,5% vede peggioramento, ma i dati della Prefettura sorridono. Prime risposte col presidio in piazza Roma
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C’è una domanda che, più dei numeri, delle statistiche e delle tabelle, racconta davvero il clima di una città: quanto ci sentiamo sicuri quando usciamo di casa?
È da questa domanda che NTR24 ha scelto di partire qualche giorno fa, raccogliendo la voce dei propri webspettatori dopo una serie di episodi di cronaca che, negli ultimi tempi, hanno riportato con forza il tema della sicurezza al centro del dibattito cittadino.
Risse e una rapina della catenina d’oro al Rione Ferrovia, un’aggressione in piazza Roma, fino ai colpi di pistola esplosi al Parco De Mita, con un giovane rimasto ferito a una mano. Episodi differenti per dinamica e gravità, ma sufficienti a riaccendere una preoccupazione che evidentemente era già presente sotto la superficie. E il risultato del sondaggio di NTR24 è, da questo punto di vista, un dato che merita attenzione.
Hanno partecipato in tanti e il messaggio arrivato dalla nostra comunità di lettori e spettatori è netto: il 77,5% ritiene che negli ultimi mesi la sicurezza percepita a Benevento sia peggiorata sensibilmente, affermando di sentirsi meno sicuro soprattutto nelle ore serali e in alcune zone della città.
Un altro 15,6% parla comunque di un peggioramento, ma circoscritto soprattutto al centro e alle aree di aggregazione. Solo il 6,9% ritiene invece che la situazione non sia cambiata in modo significativo e continuano a considerare Benevento una città sostanzialmente sicura.
Sono numeri che non possono essere ignorati, proprio perché non pretendono di essere una fotografia statistica della criminalità cittadina. Sono, piuttosto, una fotografia della percezione. E la percezione della sicurezza, in una comunità, è essa stessa un elemento di cui le istituzioni devono necessariamente tenere conto.
Il dato più interessante: cosa chiedono i cittadini
Il sondaggio diventa ancora più significativo quando si guarda alle risposte sulla natura del problema. Per il 54,8% dei partecipanti, il principale fattore che alimenta oggi la percezione di insicurezza è rappresentato da risse, aggressioni, spaccio e presenza di gruppi violenti, con la richiesta di maggiori controlli e di un presidio più efficace del territorio.
Il 27,3% individua invece in degrado, inciviltà e scarsa presenza nelle strade il problema principale, chiedendo soprattutto più controlli nelle piazze e nelle ore serali.
Infine, il 17,9% guarda alle cause più profonde e indica nella mancata prevenzione e nelle politiche per i giovani un elemento sul quale intervenire, affiancando alla repressione anche sport, educazione, aggregazione e contrasto al disagio sociale.
È una distinzione importante. Perché la risposta che emerge dal sondaggio non è semplicemente: “servono più forze dell’ordine”. È anche questo, certamente. Ma è soprattutto la richiesta di una città più presidiata, più vissuta, più controllata e, allo stesso tempo, più capace di prevenire le situazioni di disagio.
Non è un caso, allora, che alla domanda sulla soluzione più efficace, il 58% abbia indicato più forze dell’ordine e maggiori controlli sul territorio, soprattutto nelle zone e negli orari considerati più a rischio. Ma il restante 42% non chiede semplicemente di aumentare la repressione. Il 23,9% indica un piano integrato sicurezza/giovani, mentre il 18,1% punta sul rafforzamento della videosorveglianza, chiedendo telecamere funzionanti e interventi più rapidi. Insomma: controllo, prevenzione, tecnologia e politiche sociali. Quattro dimensioni che possono e devono convivere.
I numeri della Prefettura raccontano un’altra storia
Ed è qui che il dibattito diventa interessante. Perché proprio mentre una parte consistente della città manifesta una crescente sensazione di insicurezza, dal Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica riunito in Prefettura arriva un quadro che, sul piano statistico, è decisamente più rassicurante. I dati relativi ai primi otto mesi del 2026, confrontati con lo stesso periodo del 2025, indicano infatti una riduzione complessiva dei reati del 22,51%.
Diminuiscono le denunce per percosse, che passano da 15 a 13, e quelle per lesioni personali, da 53 a 42. Calano in maniera significativa anche furti, rapine e danneggiamenti. In particolare, i furti passano da 384 a 251 episodi. Numeri importanti, che testimoniano un’attività di prevenzione e controllo tutt’altro che marginale.
Nel solo centro cittadino, nei primi otto mesi dell’anno, le Forze dell’Ordine hanno effettuato oltre 6.300 servizi di controllo, identificando più di 12.000 persone e controllando circa 3.000 veicoli. A questi si aggiungono oltre 830 servizi aggiuntivi effettuati dal Reparto Prevenzione Crimine della Polizia di Stato e dalle Squadre di Intervento Operativo dei Carabinieri.
Dati che spiegano perché dalla Prefettura sia arrivato un messaggio chiaro: non c’è motivo di allarme per la situazione complessiva della città e non bisogna confondere alcuni episodi, pur preoccupanti, con un quadro generale di criminalità fuori controllo.
Ma proprio qui sta il punto. Non c’è contraddizione tra i numeri e la paura dei cittadini. Una città può registrare una diminuzione dei reati e, contemporaneamente, vivere una fase nella quale la percezione di sicurezza peggiora. Perché la sicurezza non è soltanto una percentuale. È anche la sensazione di poter attraversare una piazza la sera senza timore, di sapere che qualcuno può intervenire rapidamente quando accade qualcosa, di vedere una pattuglia, un presidio, un luogo pubblico vissuto dalle famiglie e dai giovani in modo ordinato.
Il sondaggio non dice che Benevento è una città insicura. Dice qualcosa di diverso
Questo è forse il punto che vale la pena sottolineare. Il sondaggio NTR24 non dimostra che Benevento sia una città insicura. Non potrebbe farlo, perché non è questo lo strumento per misurare la criminalità. Dimostra però che una parte molto ampia dei cittadini percepisce un peggioramento della sicurezza. E questa percezione, dopo gli ultimi fatti di cronaca, non può essere liquidata come semplice allarmismo.
Allo stesso modo, però, sarebbe sbagliato trasformare ogni episodio di violenza in una rappresentazione di una Benevento fuori controllo. La strada giusta è probabilmente nel mezzo: non minimizzare e non drammatizzare. Prendere sul serio la paura senza alimentarla. Leggere i numeri senza nascondersi dietro i numeri. Raccontare gli episodi senza trasformarli in una fotografia permanente della città. È questa, forse, la sfida più difficile anche per chi fa informazione.
Le prime risposte sono già arrivate
E qualcosa, dopo il confronto in Prefettura, ha già iniziato a muoversi. L’annuncio dell’imminente apertura di un presidio della Polizia municipale in piazza Roma va esattamente nella direzione indicata dal sondaggio: una presenza fissa in una delle aree maggiormente frequentate dai giovani – con una grande concentrazione di stranieri – e recentemente interessata da episodi di violenza.
È un primo segnale concreto. Così come è importante il rafforzamento del dialogo con le comunità straniere presenti sul territorio. Sicurezza e integrazione, infatti, non devono essere considerate come strade alternative: sono due pezzi della stessa idea di convivenza civile.
La prossima riunione del Consiglio territoriale per l’Immigrazione, fissata per l’8 settembre, servirà anche a programmare iniziative nei Centri di accoglienza straordinaria per rafforzare, sin dal primo ingresso, la conoscenza delle regole, della legalità e dei principi di convivenza. È un lavoro meno visibile di una pattuglia in strada, ma altrettanto importante.
Ora dalle decisioni bisogna passare ai risultati
Il vero banco di prova sarà adesso. Perché i cittadini non chiedono soltanto rassicurazioni. Chiedono di vedere gli effetti delle decisioni.
Il presidio di piazza Roma dovrà diventare una presenza realmente percepibile. I controlli dovranno concentrarsi laddove emergono criticità. La videosorveglianza dovrà funzionare davvero, non soltanto esistere sulla carta. E alle politiche di sicurezza dovranno affiancarsi interventi capaci di intercettare il disagio prima che diventi violenza.
Il sondaggio di NTR24 consegna alle istituzioni un dato inequivocabile: la città vuole sentirsi più sicura, anche se i dati sulla criminalità raccontano una situazione complessivamente in miglioramento.
I numeri delle attività svolte dimostrano un impegno significativo delle forze dell’ordine. Ma c’è una richiesta di ulteriore presenza. Ed è probabilmente questa la chiave di lettura più corretta: non abbassare la guardia proprio perché i numeri complessivi sono positivi.
La sicurezza si costruisce prima che un problema diventi emergenza. Si costruisce con la prevenzione, con il controllo del territorio, con la rapidità degli interventi, con la collaborazione tra istituzioni e comunità, con politiche rivolte ai giovani e con una città che non lascia intere piazze o intere fasce orarie prive di presidi.
Benevento, oggi, non ha bisogno di essere raccontata come una città poco sicura. Ha bisogno, semplicemente, di continuare a essere una città nella quale i dati possano restare positivi e, nello stesso tempo, i cittadini possano tornare a sentirsi tranquilli.
Perché alla fine è questo l’obiettivo vero della sicurezza pubblica: non soltanto avere meno reati nelle statistiche, ma fare in modo che una persona possa uscire di casa la sera, attraversare una piazza, incontrare gli amici, accompagnare i propri figli e tornare a casa senza avere paura.



