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Incendio Airola, FNS CISL Benevento lancia l’allarme: “La salute dei lavoratori non è negoziabile”
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Non si spegne l’eco delle polemiche e dei gravissimi rischi sanitari legati al devastante incendio industriale che ha colpito il sito di stoccaggio rifiuti ex Falzarano ad Airola. A sollevare durissimi interrogativi sulla gestione della sicurezza e sulla tutela del personale in prima linea è la Segreteria Provinciale della FNS CISL di Benevento, che ha inviato una formale diffida al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, alla Direzione Regionale della Campania e agli organi di vigilanza sul lavoro. Una denuncia che nasce direttamente dall’esperienza sul campo dei Segretari Provinciali della FNS CISL, Falco e Parcesepe.
L’azione instancabile delle squadre operative dei Vigili del Fuoco di Benevento ha permesso di garantire la continuità delle operazioni attraverso un complesso sistema organizzativo di rotazione, nonostante le pesantissime falle gestionali sui tempi di impiego. In prima battuta, infatti, il personale della centrale e dei distaccamenti è rimasto bloccato sul posto per ore e giorni consecutivi, affrontando turnazioni estenuanti che superano regolarmente il limite previsto di ore consecutive all’interno dell’area contaminata. Si tratta di una gestione oraria insostenibile, che contrasta apertamente con le precise raccomandazioni avanzate da questa sigla sindacale, la quale aveva tassativamente richiesto al Comando Provinciale di imporre un limite massimo di 4 ore di permanenza continua nella zona “calda” per preservare l’integrità fisica degli operatori e ridurre l’accumulo di tossine nell’organismo. Se è stato possibile combattere e arginare un rogo di queste proporzioni, lo si deve unicamente al sacrificio estremo dei lavoratori di Benevento e delle province limitrofe, potendo contare sul fondamentale e strategico supporto esterno giunto dai Comandi di Napoli, Salerno, Caserta e Avellino.
Questa presenza operativa ha permesso ai dirigenti sindacali della FNS CISL di verificare in prima persona una realtà definita allarmante, il cui dato più drammatico riguarda lo stato di salute dei soccorritori. Ad oggi si contano infatti già alcuni Vigili del Fuoco ufficialmente refertati dai presidi di Pronto Soccorso, dal 118 e dalla Guardia Medica per malori acuti direttamente correlati all’inalazione dei fumi chimici sprigionati dal rogo. Il personale sul campo sta manifestando sintomi violenti e inequivocabili come improvvisi e severi innalzamenti della pressione arteriosa con crisi ipertensive, principi di svenimento, vertigini invalidanti, forti mal di gola, nausea e attacchi ripetuti di vomito. Dal punto di vista tossicologico, spiegano dal sindacato, si tratta di quadri clinici che trovano una drammatica e precisa corrispondenza scientifica nelle sostanze letali sprigionate dalla combustione di queste imponenti ecoballe di rifiuti industriali.
La combustione incontrollata di tonnellate di polimeri plastici, imballaggi e materiali misti rilascia infatti un cocktail letale: l’acido cianidrico (cianuri) e il monossido di carbonio, generati dalle resine e dai poliuretani, agiscono come potenti veleni cellulari bloccando l’ossigeno nel sangue e provocando istantaneamente vertigini, svenimenti e collassi neurovegetativi. Di fronte a questo scenario , la Segreteria Provinciale si chiede quali saranno le conseguenze croniche e i danni oncologici a lungo termine che rischiano di manifestarsi nei prossimi mesi o anni a carico dei lavoratori esposti a tali veleni.
Nel mirino della FNS CISL finisce l’intera macchina organizzativa della sicurezza, a partire dai monitoraggi dell’ARPAC che, pur confermando livelli di diossine e furani pari al doppio dei limiti consentiti nell’area, misurano l’aria respirata dalla popolazione a distanza e non quella tossica presente nel cuore del rogo, dove i pompieri affrontano la nube al centro della sorgente.
La criticità maggiore viene individuata nella gestione della componente specialistica NBCR (Nucleare, Biologico, Chimico, Radiologico), la cui attivazione è stata tardiva a livello provinciale, sbloccandosi solo dopo giorni grazie all’intervento della Direzione Regionale della Campania. Questo ritardo ha costretto il personale ad operare nelle prime e delicate fasi dello smassamento, senza conoscere l’esatta natura chimica dei fumi e senza poter adottare immediatamente i protocolli di massima protezione necessari. Trattandosi di un sito di rifiuti industriali dalla composizione complessa, rimangono forti dubbi sulla presenza di ulteriori matrici pericolose, incluse scorie industriali tossiche o fibre di amianto, su cui non è stata ancora avviata alcuna indagine analitica mirata.
Il sindacato solleva il velo anche sulle procedure di bonifica del personale e dei mezzi, evidenziando come, nonostante l’esistenza di protocolli sulla creazione di percorsi sporco e pulito, sul campo la decontaminazione all’uscita dalla zona rossa sia di fatto inesistente. I mezzi di soccorso rientrano nelle caserme gravati dalle polveri del rogo senza essere sanificati, mentre maschere e autorespiratori contaminati verrebbero trasportati su veicoli ordinari senza alcun isolamento. A questo si aggiunge uno scenario logistico precario, caratterizzato dall’assenza di un presidio medico fisso e dall’impossibilità per gli operatori di accedere ai servizi igienici di base al di fuori della nube tossica.
Richiamando gli obblighi formali in materia di sicurezza sul lavoro previsti dal Decreto Legislativo 81 del 2008, la FNS CISL di Benevento ha quindi formalmente diffidato il Comandante Provinciale, richiedendo con assoluta urgenza l’immediata operatività dei presidi di decontaminazione sul campo per personale e automezzi, la fornitura massiva e continua di filtri di protezione specifici contro i gas industriali, un piano di sorveglianza sanitaria straordinaria con esami tossicologici per tutto il personale, partendo dai casi già accertati, e campionamenti urgenti per accertare o escludere la presenza di fibre di amianto nel perimetro dell’incendio. Pur nella fermezza della presente diffida, la FNS CISL intende altresì riconoscere al Comandante Ing. Angelo Salvatore Capolongo la presenza assidua sul posto e le competenze professionali profuse in uno scenario operativo di particolare complessità e impatto, elementi che contribuiscono a mantenere un confronto istituzionale serio e rispettoso delle reciproche responsabilità.
Il senso del dovere dei Vigili del Fuoco è fuori discussione, concludono Falco e Parcesepe, ma nulla può giustificare il sacrificio della salute dei lavoratori: “ Proteggerci non è egoismo ma è la condizione necessaria per poter aiutare gli altri”.
In assenza di riscontri concreti e immediate, il sindacato tutelerà i colleghi adendo le vie legali presso gli organi di vigilanza e l’Autorità Giudiziaria.



