POLITICA
Tortorella (Avanti-Psi): ‘Diamo un futuro ai talenti italiani. Quando l’equità fiscale diventa investimento’
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Avanti-PSI ha avviato a livello nazionale una campagna per la raccolta di firme a sostegno di tre petizioni popolari. “Più lavoro, più equità, più casa, più futuro”, dichiara Guido Tortorella, docente di Unisannio e componente del coordinamento provinciale di Avanti-Psi Sannio.
“Sono questi i temi che caratterizzano il contributo dei socialisti alla costruzione del programma del centro-sinistra. A partire dalla priorità di dare un futuro ai talenti italiani.
L’Italia non ha soltanto un problema di crescita. Ha un problema ancora più profondo: continua a formare giovani qualificati senza riuscire a offrire loro, in misura sufficiente, le condizioni per restare, fare ricerca, creare imprese e costruire qui il proprio futuro. Da questa constatazione nasce la petizione popolare che propone l’istituzione di un Fondo Nazionale per l’Innovazione e i Giovani, finanziato mediante un contributo in equità a carico delle grandi piattaforme digitali che realizzano ricavi sul mercato italiano. L’idea non è dichiarare guerra alle multinazionali tecnologiche. Al contrario, la proposta riconosce il contributo che queste imprese hanno dato all’innovazione e allo sviluppo dell’economia digitale. Il punto è un altro: se una parte consistente della loro ricchezza viene prodotta grazie ai consumatori, alle imprese e ai dati generati in Italia, è ragionevole che una quota di quel valore contribuisca anche alla crescita del Paese.
Ma il vero elemento qualificante della proposta è la destinazione delle risorse. Il cento per cento del gettito sarebbe vincolato al Fondo e utilizzato per borse di studio, startup innovative, incubatori, ricerca industriale, trasferimento tecnologico, dottorati industriali e programmi per favorire il rientro di giovani ricercatori e professionisti altamente qualificati. Qui entra in gioco un elemento decisivo della proposta, quando si parla di fondi pubblici: quello, cioè, della rendicontazione. Ogni anno il Governo dovrebbe riferire al Parlamento quanto è stato raccolto, quante startup sono state finanziate, quante borse di studio sono state assegnate, quali progetti di ricerca sono stati sostenuti e, soprattutto, quali effetti economici e occupazionali sono stati generati. Le risorse, così, non possono essere utilizzate per finanziare la spesa corrente dello Stato, ma devono essere impiegate per investire nei giovani e nel futuro del Paese.
Non è assistenza, ma un investimento nel capitale umano. Non è un prelievo destinato a disperdersi nel bilancio pubblico, ma risorse finalizzate a settori decisivi quali l’intelligenza artificiale, la cybersicurezza, la robotica, la data science, la microelettronica, le tecnologie quantistiche e le biotecnologie. La petizione cerca così di rovesciare il modo in cui spesso discutiamo di fiscalità. La domanda non è soltanto quanto tassare, ma che cosa costruire con quelle risorse. Se l’economia digitale rappresenta una delle principali fonti di ricchezza del nostro tempo, una parte del valore che genera può costituire il capitale iniziale per finanziare la prossima generazione di ricercatori, imprenditori e innovatori.
Il significato della petizione è semplice e può allora essere sintetizzato in una formula: trasformare l’equità fiscale in politica per lo sviluppo. Non si tratta di chiedere alla nuova economia di finanziare il passato, ma di utilizzare una parte del valore generato dalla rivoluzione digitale per costruire le competenze della prossima generazione. Si tratta, quindi, di impiegare la ricchezza prodotta nel mercato italiano per contribuire anche alla costruzione del futuro dell’Italia. Trattenere i talenti, allora, non significa impedire ai giovani di partire. Significa creare un Paese in cui restare, tornare o investire nelle proprie idee non sia un sacrificio, bensì un’opportunità”, conclude Tortorella.




