POLITICA
Dimensione Bandecchi: «Incendio Airola, basta occuparsi delle emergenze solo quando esplodono»
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In questi giorni si è parlato molto dell’incendio che ha interessato l’impianto Ecoenergy di Airola. C’è chi ha chiesto lo stato di calamità, chi si è mobilitato e chi ha cercato un responsabile da indicare all’opinione pubblica.
Ma, superata la fase più concitata dell’emergenza, secondo la segreteria provinciale di Dimensione Bandecchi resta una domanda alla quale è necessario dare una risposta: chi ricopre una carica pubblica in questo territorio, indipendentemente dal colore politico, sapeva o avrebbe potuto sapere che quel sito presentava criticità tali da rappresentare un rischio?
Per il movimento, infatti, quello di Airola non sarebbe un episodio isolato. «È questo il punto che nessuno vuole dire ad alta voce», sostiene la segreteria provinciale, richiamando una serie di interventi e sequestri che negli ultimi due anni hanno interessato il settore dei rifiuti e quello della depurazione nel Sannio.
Il riferimento è, tra gli altri, al sequestro dell’impianto Sanav di Benevento da parte dei Carabinieri nel febbraio 2024, al sequestro, nel marzo 2025, di 74 tonnellate di rifiuti provenienti dal Nord Italia, con dodici denunce, e al caso Ecoenergy di Airola, dove – secondo quanto riportato nella nota – i controlli ARPAC avrebbero evidenziato stoccaggi fino a 70 volte superiori ai limiti consentiti, oltre a rifiuti ammassati sul terreno senza adeguate protezioni.
A questi episodi si aggiunge il più recente sequestro d’urgenza del depuratore consortile di Ponte Valentino, avvenuto il 25 luglio dopo la comparsa di schiume bianche e la presenza di pesci morti nel fiume Calore. «Un impianto – sottolinea Dimensione Bandecchi – che i controlli ARPAC segnalavano come irregolare già dal settembre 2025».
La segreteria provinciale richiama inoltre i dati relativi ai depuratori comunali, secondo i quali 13 impianti su 19 nel Sannio risulterebbero non a norma.
«Non stiamo parlando di episodi isolati – afferma il movimento – ma di un sistema di gestione dei rifiuti e delle acque reflue che da anni presenta criticità, sotto gli occhi di chi avrebbe dovuto vigilare».
«La politica deve prevenire, non arrivare dopo l’emergenza»
Secondo Dimensione Bandecchi, lo stesso schema si ripeterebbe anche sul fronte del lavoro. «Adesso che l’azienda è ferma e i posti di lavoro sono a rischio – si legge nella nota – si sono mossi in tanti a dire la propria, sindacati compresi, a mostrare vicinanza e a chiedere tutele».
Ma i problemi occupazionali del territorio, osserva il movimento, non sarebbero nati con l’incendio di Airola. «Sono antichi, noti, discussi da anni nei bar e nelle case prima ancora che nei tavoli sindacali».
Da qui la domanda rivolta direttamente alla classe dirigente: «Perché ci vuole sempre un incendio, un sequestro, una tragedia perché qualcuno si faccia vedere a occuparsene?»
Nel mirino finiscono sindaci, assessori e parlamentari. «Li paghiamo profumatamente ogni mese, con stipendi che un cittadino comune si sogna. Ma per fare cosa, esattamente?».
Per Dimensione Bandecchi, chi ricopre un incarico pubblico non dovrebbe limitarsi a intervenire quando l’emergenza è già esplosa. «Non li paghiamo perché si sveglino quando si sveglia la popolazione, quando la piazza si indigna o quando la telecamera è accesa. Li paghiamo perché dovrebbero essere i primi ad avere contezza di certe situazioni, a programmarle e a prevenirle, prima che diventino emergenze».
Il movimento ricorre quindi a una metafora manageriale: «Un manager che si accorge del problema solo quando esplode non è un manager, è un passeggero. E la politica, in questo territorio, troppo spesso viaggia da passeggero».
«Controlli su tutti i siti a rischio»
La segreteria provinciale chiede quindi di superare la logica dell’emergenza e di intervenire preventivamente sulle situazioni già note.
«Finché non brucia niente, finché non escono le schiume bianche o i pesci morti, nessuno si mobilita davvero», denuncia Dimensione Bandecchi, chiedendo controlli straordinari sui siti considerati a rischio e interventi sulle situazioni di irregolarità già segnalate.
«Nessuno chiede controlli straordinari su tutti i siti a rischio noto, nessuno pretende bonifiche immediate, nessuno interroga sistematicamente la Regione o il Prefetto su cosa stia succedendo in questi impianti. Poi arriva l’emergenza e improvvisamente tutti hanno qualcosa da dire, qualcuno da accusare, una richiesta da fare».
La conclusione è un appello alla classe politica sannita: «Oggi tocca ad Airola chiedere lo stato di calamità. Domani toccherà a qualcun altro, se nel frattempo non cambia niente».
Per il movimento, chi rappresenta il territorio dovrebbe «avere il coraggio di attenzionare certe situazioni prima, non dopo». E l’attenzione, conclude la segreteria provinciale, «non deve riguardare soltanto Airola, ma tutti i siti censiti come irregolari da ARPAC negli ultimi due anni».
«Le bandiere possono essere diverse, le idee anche – conclude Dimensione Bandecchi – ma il bene di questo territorio dovrebbe venire prima delle poltrone e delle convenienze del movimento».




