POLITICA
Cosa ci resta del Pnrr?
Dal prossimo anno, secondo Svimez, il Centro nord tornerà a crescere più del Sud. È l’effetto, inevitabile, della fine del Pnrr in un Paese che in questi anni, senza quei fondi, sarebbe precipitato in una pesantissima recessione. Ma gettare il bambino con l’acqua sporca sarebbe sbagliato
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Anche nel 2026 il Sud crescerà leggermente di più rispetto al Centro Nord. Il Pil del Meridione salirà dello 0,8%, quello del resto del Paese dello 0,7. Un punto decimale in più nell’anno in cui si registra la maggiore intensità della spesa legata al Pnrr, un’accelerazione di cui il Sud beneficia in modo particolare. A trainare gli investimenti per infrastrutture e opere pubbliche, nonostante i ritardi, ma in un contesto segnato da salari molto bassi, da un’inflazione incontrollata, da precarietà e lavoro povero.
Secondo le ultime rilevazioni di Svimez, dal prossimo anno il Centro Nord tornerà a crescere più del Sud. Dal 2027, con il progressivo esaurirsi delle misure straordinarie del PNRR, la crescita prevista per il Mezzogiorno è dello 0,4%, mentre quella del Centro-Nord dovrebbe attestarsi allo 0,5%.
Numeri che letti in termini complessivi certificano il fallimento del governo Meloni sul piano delle politiche economiche, posto che senza il Pnrr il Paese sarebbe in piena recessione, numeri che dimostrano quanto illusoria fosse la teoria secondo cui questa stagione di investimenti straordinari sarebbe stata sufficiente a cambiare i destini del Mezzogiorno. Dopo di che, gettare il bambino con l’acqua sporca sarebbe sbagliato, anche secondo Svimez. Al di là dei benefici determinati in questi anni dall’accelerazione della spesa sul Pil meridionale, e al di là delle tante, troppe storture che hanno segnato questa stagione, il Pnrr dovrebbe comunque lasciare in eredità infrastrutture importanti, un contesto sicuramente più favorevole per la crescita economica e produttiva di molti territori, a partire dalle aree interne, ma soprattutto il know how acquisito dalle pubbliche amministrazioni che tra mille difficoltà hanno dovuto misurarsi con obiettivi, tempi e procedure stringenti.
Svimez certifica al Sud un significativo miglioramento dell’efficienza nella realizzazione delle opere e una netta riduzione dei tempi di affidamento degli interventi pubblici nelle amministrazioni meridionali si sono ridotti sensibilmente. Questo è l’eredità più preziosa del Pnrr, persino più preziosa delle opere realizzate. Un’eredità che però rischia di disperdersi, sulla quale sarà necessario investire. Un miglioramento che va reso strutturale, che va consolidato mantenendo capacità di progettazione, un adeguato livello di investimenti pubblici, anche in chiave anticiclica. Il vero pericolo è che la riduzione delle risorse straordinarie, con la fine del Pnrr, renda vani i passi avanti fatti in questi anni. Il rischio è che dopo questa breve ed intensa stagione di investimenti il Sud torni nell’immobilismo. Questa sarà la vera sfida del prossimo governo per il Mezzogiorno, di questo, innanzitutto di questo, dovrebbe discutere la politica, in primo luogo sui territori.



