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“Quando il mondo divide, noi costruiamo ponti”: la voce dei capi scout Muccio e Razzano per raccotare 80 anni del movimento nel Sannio

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Ci sono storie che non fanno rumore, ma cambiano il mondo un passo alla volta. Storie fatte di scarponi consumati, tende montate sotto la pioggia, mani sporche di terra e occhi pieni di futuro. A Benevento, quella dello scoutismo è una di queste storie. E oggi, 26 aprile 2026, compie ottant’anni. Un traguardo che non è solo memoria, ma presenza viva. Lo si è visto in questo fine settimana di celebrazioni, quando Piazza Roma e via Traiano si sono trasformate in un grande campo aperto alla città: giochi, incontri, racconti, volti di ieri e di oggi uniti da un unico filo. “Radici forti, orizzonti lontani” non è stato solo uno slogan, ma una sintesi perfetta di ciò che lo scoutismo sannita rappresenta. A raccontarlo sono Gabriella Muccio e Simone Razzano, guide di una comunità che continua a crescere senza perdere la propria identità. Gabriella – docente di sostegno – parla con la stessa cura con cui ogni giorno accompagna i suoi alunni: “Educare è una missione”. E nelle sue parole si sente il peso dolce della responsabilità, quella di chi crede davvero che ogni bambino sia una possibilità. Simone, funzionario pubblico, è invece il volto concreto dell’impegno, uno di quelli che costruiscono relazioni, tengono insieme pezzi, danno forma ai progetti. Due storie diverse, una stessa promessa.

Ottant’anni di scoutismo nel Sannio: un traguardo importante che affonda le radici nel 1946. Che valore ha oggi questa lunga storia per voi e per tutta la comunità scout beneventana?

“Si tratta di un compleanno davvero significativo. Ottant’anni di presenza ininterrotta sul territorio sono davvero tanti e qualcuno, documenti alla mano, sostiene che la presenza scout in zona sia ancora più antica. È commovente pensare a tutto il lavoro educativo fatto nel corso dal tempo da tanti educatori scout: dal Benevento 1 nato alla Parrocchia del Sacro Cuore come gruppo ASCI, dunque solo maschile, che ha gettato il seme dello scoutismo nella città di Benevento. Poi la nascita dell’Agesci, con la fusione con l’AGI, l’associazione femminile scout, che per l’epoca fu una scelta profetica, non solo sotto il punto di vista associativo ma anche culturale ed ecclesiale. Quella scossa arrivò anche a Benevento facendo in modo che tra il 1976 e il 1977 nascesse il Benevento 2, gruppo ancora attivo in città. Poi da lì la storia dello scoutismo in zona ha visto la nascita del Benevento 3, del Benevento 4 e, lo scorso novembre, del Benevento 5. Ma questa storia non ha a che fare solo con il capoluogo, anzi: pensiamo ai gruppi attualmente attivi di Vitulano, Montefalcione e Rotondi ma anche a quelli attivi in passato a Solopaca, Guardia Sanframondi, Foglianise, Cervinara, Morcone, Apice, Montesarchio.  Oggi questa storia per noi è una responsabilità: custodire un’eredità fatta di valori, ma soprattutto di esperienze concrete vissute da migliaia di ragazzi”.

In che modo il movimento scout ha accompagnato l’evoluzione della città di Benevento e del territorio sannita?

“La proposta scout è fortemente radicata, per sua natura, con il territorio in cui viene vissuta. Un principio fondamentale della metodologia è proprio quello di osservare il contesto, valutare cosa funziona e cosa no e poi agire per il cambiamento. In questo senso è bello pensare che lo scoutismo abbia accompagnato l’evoluzione di questo territorio consentendo che venisse abitato da buoni cittadini e cristiani credibili in grado di agire nel loro lavoro, nella loro famiglia, nel contesto sociale e culturale che si muoveva attorno a loro con dei valori importanti di riferimento. Sono tanti gli uomini e le donne che hanno vissuto la proposta scout che poi si sono impegnati, anche con ruoli di primo piano, nelle professioni, nei vertici delle Amministrazioni pubbliche e private, nella scuola, in altre realtà associative, provando a migliorare il loro ambito d’azione. Possiamo dire che lo scoutismo non ha solo seguito il territorio: ha contribuito, in silenzio, a costruirne il volto umano”.

In questi decenni migliaia di bambini e ragazzi sono cresciuti nello scoutismo. Qual è stato, secondo voi, il contributo più significativo del movimento nella formazione delle giovani generazioni?

“La proposta educativa scout nasce dall’intuizione di applicare un metodo non teorico ma legato ai concetti dell’imparare facendo, dell’autoeducazione, dell’educazione tra pari, della possibilità di progettare collegando pensiero e azione, solo per dirne alcune. Nello scoutismo non si è spettatori: si impara facendo, assumendosi responsabilità, anche piccole ma reali. Crediamo, però, che uno dei contributi più significativi sia senz’altro la possibilità di educare a compiere scelte di senso per la propria vita, diventandone protagonisti, affidandosi alla bussola dei valori che si apprendono quando si è piccoli ispirati alla lealtà, all’amicizia e all’aiuto del più debole. Non formiamo ragazzi “perfetti”, ma persone capaci di scegliere e di prendersi cura degli altri”.

Lo scoutismo ha sempre puntato su valori come servizio, responsabilità, altruismo e fratellanza universale. In un mondo spesso segnato da conflitti e divisioni, quanto è ancora attuale questo messaggio?

“Tanto! Basti pensare alla dimensione della fratellanza universale promossa anche attraverso raduno mondiali come il Jamboree. Un’occasione, ideata dal fondatore Robert Baden Powell, basata sulla convinzione che la pace tra i popoli dovesse essere basata sull’amicizia tra le persone, quanto più diverse tra loro. Pensare questo, nel contesto internazionale che abbiamo sotto gli occhi, è davvero attualissimo. Quando il mondo divide, lo scoutismo educa a costruire ponti”.

 Baden Powell invitava a “lasciare il mondo migliore di come l’avete trovato”. Come viene interpretato oggi questo principio, soprattutto rispetto ai temi dell’ambiente, della cittadinanza attiva e della responsabilità sociale?

“Viene interpretato, in maniera concreta, attraverso la capacità di interrogarsi su ciò che è giusto o meno fare. Soprattutto quando si agisce fuori dall’attività scout: spesso si dice che qualcuno “fa gli scout”. Ma è giusto dire che qualcuno “è scout”. E lo dimostra nelle scelte quotidiane, soprattutto senza l’uniforme addosso. Lo scoutismo intreccia molto della sua proposta con i temi “politici” intesi come cura del creato e della cittadinanza attiva e consapevole anche attraverso attività di servizio e di impegno. Ed è bello pensare a come tantissime di queste iniziative sono generate in collaborazione con soggetti esterni all’Agesci, proprio a significare che l’unione con l’altro può generare davvero un cambiamento fattivo. Migliorare il mondo, per lo scoutismo, non è un gesto eroico: è una somma di scelte quotidiane fatte bene”.

Viviamo in un’epoca dominata dalla tecnologia. Come riuscite a trasmettere ai ragazzi un uso consapevole degli strumenti digitali, mantenendo centrale l’esperienza concreta, la vita all’aria aperta e le relazioni autentiche?

“La potenza di un’esperienza vera, autentica, anche faticosa ma piena e irripetibile riesce a mantenere sempre maggiore forza di qualsiasi tecnologia. E i ragazzi lo sanno e, spesso, cercano questo genere di esperienze, anche per staccare dal bombardamento mediatico odierno. Ovviamente la crociate contro le nuove tecnologie ha ben poco senso; se ben utilizzate possono anche far parte di un processo educativo e di senso. Ma la nostra proposta educativa riesce a mantenere ancora un fascino ineguagliabile e i numeri di iscrizioni lo confermano”.

Le celebrazioni di questi giorni hanno coinvolto centinaia di scout e tutta la cittadinanza, tra eventi, giochi e la mostra storico-culturale. Che tipo di risposta avete percepito dalla comunità e cosa rappresenta per voi questo momento collettivo?

“Per noi ha rappresentato un punto molto importante in cui dire a tutta la zona che siamo ben presenti sul territorio e vogliamo impegnarci sempre più per abitarlo con consapevolezza. La risposta da parte di tutta la cittadinanza è stata entusiasta e calorosa, anche da chi conosce poco lo scoutismo. Quando abbiamo cominciato a sognare questo evento, ma in generale tutto l’anno di festeggiamenti, ci siamo detti che questa doveva essere l’occasione per aprirci quanto più possibile alla comunità, volendo condividere quello che siamo ma soprattutto volendo immaginare insieme una visione di ciò che vogliamo essere, per noi stessi e per il nostro territorio. E poi anche al nostro interno per qualche giorno, non abbiamo solo celebrato lo scoutismo: abbiamo visto una comunità ritrovarsi”.

Guardando al futuro: quale può essere il ruolo dello scoutismo in un territorio come quello sannita, segnato da sfide come lo spopolamento e la carenza di servizi? E che messaggio volete lanciare ai giovani di Benevento?

“Il tema dello spopolamento colpisce anche realtà associative come la nostra: un ragazzo che abbandona questo territorio, lascia anche i gruppi, impoverendo la spinta educativa che si può dare ai più piccoli. È un problema estremamente presente e significativo. Ma questo non deve fermarci: un documento dell’Agesci di qualche anno fa diceva “Cambiamo il mondo con l’educazione”, ecco siamo convinti che il messaggio che questo compleanno lascia a Benevento e a tutta la zona sia proprio questo. Allora diciamo a tutti quelli che vogliono costruire un cambiamento partendo da questo principio, di venire a darci una mano. Scopriranno una bella storia fatta di amicizia e valori autentici in grado, davvero, di scrivere belle pagine di storia, per ottanta e chissà quanti altri anni ancora”.

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