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Intelligenza artificiale, lavoro e cittadini: confronto a Benevento promosso da Federconsumatori e CGIL

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Si è svolto a Benevento l’incontro promosso da Federconsumatori e CGIL dedicato al tema “Intelligenza Artificiale: le possibili ricadute sul lavoro e sui consumatori”. Un appuntamento di confronto pubblico che ha riunito competenze tecniche, sanitarie, giuridiche e sindacali per discutere una trasformazione che non appartiene più al futuro, ma incide già oggi sulla vita quotidiana, sui servizi, sul lavoro, sulla sanità e sui diritti dei cittadini.

Ad aprire i lavori è stato Antonio Barletta, presidente di Federconsumatori Benevento, che ha richiamato la necessità di affrontare l’innovazione tecnologica con consapevolezza, senza demonizzarla ma senza subirla passivamente. Al centro del suo intervento la tutela dei consumatori, soprattutto dei soggetti più fragili, esposti a contratti opachi, truffe digitali, manipolazioni commerciali e uso non trasparente dei dati personali.

L’incontro ha posto una domanda di fondo: l’intelligenza artificiale sarà uno strumento di progresso sociale o diventerà un nuovo fattore di disuguaglianza, controllo e precarizzazione? Su questo punto si sono confrontati relatori e partecipanti, evidenziando come l’IA possa aumentare efficienza, capacità decisionali, accesso ai servizi e qualità delle cure, ma anche concentrare potere economico, sostituire mansioni umane e indebolire le garanzie democratiche.

L’ingegnere Fabio Di Bello ha descritto l’intelligenza artificiale come uno “tsunami” già in atto, capace di trasformare profondamente il lavoro intellettuale. Ha portato esempi concreti di automazione nella gestione delle e-mail, nella produzione di report, nella scrittura, nell’analisi dei dati e nella ricerca, sottolineando come l’IA non intervenga più soltanto sui compiti ripetitivi, ma anche sulle attività cognitive complesse. Da qui il rischio di un depotenziamento delle competenze umane, se cittadini e lavoratori non saranno formati a usare questi strumenti in modo critico.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla sanità. Marianna Feola e Alberto Lombardi hanno illustrato le potenzialità dell’IA nella diagnosi, nella telemedicina, nella gestione dei dati clinici, nell’organizzazione dei percorsi assistenziali e nella riduzione delle liste d’attesa. È stato però ribadito un principio essenziale: l’intelligenza artificiale deve restare un supporto alla decisione, mentre la responsabilità finale deve rimanere in capo al professionista sanitario.

Sul piano giuridico, Pasquale Piantedosi ha illustrato il quadro regolatorio europeo e nazionale, richiamando l’AI Act, fondato sulla classificazione dei sistemi di IA in base al rischio, e le nuove disposizioni italiane in materia. Particolare attenzione è stata riservata ai sistemi vietati, alla trasparenza dei chatbot, alla tutela dei lavoratori, alla responsabilità nelle decisioni automatizzate e al problema della cosiddetta “black box”, cioè l’opacità dei processi decisionali degli algoritmi.

Il dibattito ha toccato anche il tema del lavoro. È emersa la necessità di un nuovo intervento sindacale e politico per affrontare l’automazione delle professioni, la possibile sostituzione di lavoratori con sistemi intelligenti, la redistribuzione della ricchezza prodotta dalle tecnologie e la sostenibilità futura di contributi e pensioni. Tra le ipotesi discusse, anche la tassazione dell’IA, la riduzione dell’orario di lavoro e nuove forme di tutela per chi rischia di essere escluso dai processi produttivi.

Non sono mancati riferimenti ai rischi per i consumatori digitali: profilazione, dipendenze, gioco d’azzardo online, contratti telefonici, uso aggressivo dei dati e vulnerabilità degli anziani e dei minori. Su questo punto Federconsumatori e CGIL hanno ribadito l’esigenza di una regolamentazione concreta, accompagnata da controlli, sanzioni e percorsi di educazione digitale.

Il confronto si è concluso con una consapevolezza condivisa: l’intelligenza artificiale non può essere fermata, ma deve essere governata. Servono regole, formazione, trasparenza, protezione dei dati, responsabilità umana e una forte attenzione sociale. La sfida, emersa con chiarezza dall’incontro, non è rendere le macchine più simili agli esseri umani, ma impedire che siano gli esseri umani, i lavoratori e i consumatori a essere ridotti a ingranaggi di un sistema tecnologico senza controllo democratico.

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