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POLITICA

Usare Santamaria come una clava renderà Mastella ancora più forte

Il primo cittadino si farà carico delle sue responsabilità e non si sottrarrà al dovere della chiarezza. Ma lo farà scegliendo tempi e modi, senza prestare il fianco a giochetti, ma soprattutto parlando alla città più che al Palazzo. La stessa città che alle regionali d’autunno ha riconosciuto a Noi di Centro un consenso senza precedenti, la stessa città che si riconosce nella sua leadership. Se nel centrodestra o nel Pd c’è qualcuno che immagina di costruire la campagna elettorale delle amministrative del prossimo anno sulla questione morale, quel qualcuno si sta facendo i conti sbagliati.

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Gennaro Santamaria, dirigente esterno del Comune di Benevento arrestato per concussione mentre intascava una presunta tangente di 4mila euro, nella cui abitazione sono stati ritrovati vari orologi di pregio e 157.400 euro in contanti, verrà giudicato per le sue condotte nelle aule di Tribunale. Perché è lì che si fanno i processi. Noi non facciamo i giudici ma i giornalisti. Noi, come i cittadini, non dobbiamo attendere alcun processo se non per fare il nostro mestiere di cronisti. Abbiamo elementi più che sufficienti per attribuire a Gennaro Santamaria la colpa più grave che si possa attribuire ad un dirigente pubblico, quella di aver piegato le prerogative della propria funzione ai suoi interessi personali, quello di aver fatto un uso personalistico del proprio ruolo, mortificando il principio della terzietà istituzionale. Gennaro Santamaria potrà anche essere assolto da tutte le accuse, glielo auguriamo, ma una sua eventuale assoluzione nelle aule di Tribunale non potrà mai risolversi nella rimozione di ciò che è emerso e va emergendo, non potrà mai cancellare i fatti, che tali restano a prescindere dalle implicazioni in punto di diritto.

Tanto premesso, veniamo alle ricadute politiche di quanto accaduto. Il Procuratore D’Angelo ha chiarito che «Le condotte contestate attengono esclusivamente al profilo di responsabilità individuale del dirigente e non risultano estese, né riconducibili, ad altri settori o dinamiche gestionali della macchina amministrativa dell’ente. Dalle indagini, dunque, non sono emersi elementi di connessione con la restante struttura comunale».

Questo non significa che sul registro degli indagati non verranno aggiunti altri nomi, significa che le condotte oggetto dell’inchiesta non coinvolgono la parte politica, il sindaco, la giunta e la maggioranza, né la macchina amministrativa. Santamaria ha agito da solo, se un sistema c’è ne è stato lui il regista, l’architetto. Con la cittadinanza è parte lesa anche il sindaco, e con il sindaco la giunta, il Comune, la maggioranza.

Se c’è una responsabilità politica che ricade sulle spalle di Clemente Mastella è quella di aver scelto Santamaria, che tuttavia non è certo figlio della Chiesa di Ceppaloni, non può essere considerato un suo figlioccio, un suo fedelissimo. Aveva alle spalle un lunghissimo percorso politico ed istituzionale, aveva tutte le competenze per rivestire il ruolo che ha rivestito, ma in politica funziona così, la responsabilità è sempre di chi guida, di chi delega. E il sindaco se ne farà carico fino in fondo, su questo non abbiamo dubbi.

Mastella è stato tradito da un dirigente scelto da lui, che ha utilizzato la fiducia ricevuta per fare ciò che ha fatto, che ha saputo farsi scudo del sindaco, della copertura politica, per accrescere il proprio potere, la propria capacità di orientare percorsi e procedure in funzione dei suoi inconfessabili obiettivi.

Da quel che ci risulta il geometra che ha incastrato Santamaria avrebbe provato ad incontrare il sindaco nelle settimane precedenti all’arresto ma non è mai stato ricevuto, a dimostrazione di quanto sostenuto dal Procuratore e di quanto stiamo sostenendo noi in questa sede.

Dopo di che è giusto che le opposizioni chiedano chiarezza su tutti gli atti e su tutte le procedure. Ma una cosa è il dovere della chiarezza nell’interesse dell’Ente e della cittadinanza, altra cosa è il tentativo di trasformare l’inchiesta in una clava, di strumentalizzare il caso Santamaria in chiave politica con l’ambizione di legare il sindaco al patibolo.

Mastella, come detto, si farà carico delle sue responsabilità e non si sottrarrà al dovere della chiarezza. Ma lo farà scegliendo tempi e modi, senza prestare il fianco a giochetti, ma soprattutto parlando alla città più che al Palazzo. La stessa città che alle regionali d’autunno ha riconosciuto a Noi di Centro un consenso senza precedenti, la stessa città che si riconosce nella sua leadership. E il punto politico è proprio questo.

Se nel centrodestra o nel Pd c’è qualcuno che immagina di costruire la campagna elettorale delle amministrative del prossimo anno sulla questione morale, quel qualcuno si sta facendo i conti sbagliati. Perché i cittadini sanno distinguere la realtà dalle strumentalizzazioni e dinanzi al tentativo di criminalizzare Clemente Mastella si schiereranno al suo fianco, senza se e senza ma. Nessuna campagna di fango potrà mettere in discussione la profonda connessione sentimentale tra questo sindaco e la sua gente. Mastella va combattuto sulla politica, sul merito dei problemi e delle proposte, magari su di una visione alternativa di città e di futuro. Ad avercene una, evidentemente.

Non si sconfigge Mastella brandendo la questione giudiziaria, trasformando il caso Santamaria nella sublimazione di un modello di governo da rinnegare. Se questa dovesse essere la strategia degli avversari del sindaco allora siatene certi: fra un anno vincerà, anche candidando il suo cane.

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