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A Molinara la “Disfida delle patane a ‘nzalata”: chef e massaie si affrontrano tra tradizione e innovazione
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Forte del successo dello scorso anno, a Molinara si è svolta la seconda edizione della “Disfida delle patane a ‘nzalata”, una gara che mette al centro un piatto essenziale ma identitario per il centro fortorino: patate lesse e peperoncini verdi fritti nell’olio extravergine d’oliva, rigorosamente locale.
L’iniziativa, che visto in prima linea l’associazione Agorà APS, quest’anno ha ottenuto il patrocinio del Comune e il partenariato con il Consorzio dei produttori di patate della Sila. L’obiettivo è quello di studiare un germoplasma per riattivare la coltivazione della patata a Molinara.
“Non è soltanto una ricetta, ma un vero e proprio paesaggio umano, culturale ed agricolo”, ha detto il sindaco di Molinara Giuseppe Addabbo. “Questo piatto ha caratterizzato la nostra comunità ed il lavoro in campagna: ogni famiglia portava una zuppiera di ‘patane a ‘nzalata’ per vincere la fame. Oggi quel piatto povero è diventato una prelibatezza che abbiamo la ferma intenzione di valorizzare e portare nei migliori ristoranti”.
A fare da apripista alla manifestazione è stata, nella giornata di domenica, la gara amatoriale. Ben dieci massaie del postosi sono sfidate a colpi di ricetta tradizionale per conquistare il titolo di “Gran Maestro della patana ‘nzalata”. A giudicare le loro preparazioni è stata una duplice giuria, tecnica e popolare, che ha premiato le prime tre classificate in base alla rigorosa fedeltà alla ricetta originale.
Ieri, invece, la scena è stata tutta dei professionisti che si è tenuta all’agriturismo ‘Preti Longhe’g, con una giuria di esperti del settore chiamata a giudicare l’estro, le tecniche e le rivisitazioni di chef, pizzaioli e ristoratori.
“È una festa che nasce dal desiderio di divertirsi e stare insieme, ma che cresce anno dopo anno. Dopo la bellissima prima edizione, quest’anno abbiamo voluto allargare la sfida introducendo la categoria dei professionisti e dei ristoratori, per stimolare evoluzioni, contaminazioni ed estro creativo attorno ai nostri ingredienti tradizionali”, ha detto Giorgio Gentilcore, presidente dell’associazione Agorà APS.
Ogni giudice ha espresso una valutazione basata su parametri rigorosi: qualità gustativa, equilibrio complessivo, tecnica esecutiva, coerenza con il tema e capacità interpretativa. I concorrenti in gara hanno rivisitato il piatto applicando diverse tipologie di cotture , inserendo erbe spontanee e spingendosi fino alla contaminazione con altre ricette territoriali.
“Il livello complessivo è stato decisamente alto, con un’ottima capacità di interpretare la tradizione in una chiave assolutamente nuova e con tecniche di alto profilo. Laddove in gara c’erano dei pizzaioli, sono stati bravissimi nel far dialogare due carboidrati come la pizza e la patata, rendendo l’abbinamento felicissimo”, ha spiegato il presidente della giuria Giustino Catalano
Ad aggiudicarsi la vittoria e il trofeo è stato lo chef beneventano Pasquale Basile, che ha saputo fondere lo studio scientifico con l’estremo rispetto dell’identità contadina: “Ho voluto misurarmi professionalmente con un piatto della tradizione povera per capire come ottenere il massimo attraverso la tecnica. Ho lavorato sulla chimica degli alimenti, in particolare sull’infusione delle patate nell’olio di frittura dei friggitelli e sulla consistenza del tubero, che deve risultare morbido ma tenace al morso. La conoscenza della materia prima ci permette di essere custodi della tradizione, potenziandola senza travolgerla”.




