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Dugenta, il consigliere Palermo: “Scala della Legalità, sì all’iniziativa. Ma attenzione ai nomi e al messaggio da trasmettere”

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L’ex vicesindaco di Dugenta, oggi consigliere comunale di opposizione, Luigi Palermo interviene sull’iniziativa “La Scala della Legalità” proposta dal consigliere Amore e discussa in occasione dell’ultimo Consiglio comunale.

“Ho votato favorevolmente l’iniziativa La Scala della Legalità – esordisce Palermo – condividendone lo spirito e le finalità. Tuttavia, ritengo doveroso porre l’attenzione sui criteri adottati nella scelta dei nomi, perché da essi dipende il messaggio che vogliamo consegnare alla comunità. Nell’elenco proposto mancano rappresentanti della società civile: imprenditori, commercianti, cittadini comuni che hanno pagato con la vita il loro rifiuto di piegarsi alla criminalità. Questa assenza non rende giustizia alla collettività né alla pluralità delle vittime della camorra”.

“Proprio per questo – prosegue il medesimo – mi sono fatto promotore di una proposta formale, trasmessa via PEC al Presidente del Consiglio, suggerendo alcuni nomi emblematici, tra cui: Antonio Belardo, imprenditore edile, ucciso a Orta di Atella il 3 agosto 1991 dopo essersi ribellato al pizzo; Federico Del Prete, sindacalista del popolo, assassinato a Casal di Principe il 18 febbraio 2002; Attilio Romanò, giovane commerciante napoletano, ucciso nel suo negozio di telefonia il 24 gennaio 2005, vittima innocente di un agguato camorristico. Facciamo in modo che questa scala rappresenti davvero una pluralità di vittime e di contesti sociali, anche se ciò dovesse portarci a non scegliere sempre i nomi più noti o ricorrenti. Dobbiamo creare le condizioni affinché il valore della vita umana sia riconosciuto allo stesso modo, indipendentemente dalla professione svolta o, peggio ancora, da quella che non si è avuto la possibilità di scegliere.

Un’ulteriore attenzione – conclude Palermo – va riservata alle biografie delle persone indicate. È necessario evitare confusioni tra le vittime innocenti della criminalità e coloro che hanno perso la vita durante il servizio per cause riconducibili a incidenti di lavoro: entrambe meritano rispetto, ma appartengono a contesti diversi e vanno ricordate con criteri chiari e coerenti”.

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