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San Giorgio La Molara, l’opposizione: “Crisi idrica un fallimento targato De Vizio”

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Il gruppo consiliare di opposizione “Terre di Lavoro” di San Giorgio La Molara punta il dito contro l’Amministrazione guidata dal sindaco Nicola De Vizio sulla gestione del servizio idrico .

Secondo l’opposizione, la scelta operata nel febbraio 2023 di internalizzare la gestione del servizio idrico – sottraendola alla precedente gestione esterna – si è rivelata un passo falso. Una decisione motivata, a detta dell’Amministrazione, dalla volontà di migliorare il servizio e ridurre le tariffe.

Lo slogan lanciato allora fu chiaro: “A San Giorgio l’acqua c’è”. Ma oggi, dopo oltre due anni e mezzo, la realtà parla di una crisi che rischia di diventare strutturale.

Il gruppo Terre di Lavoro denuncia una gestione “improvvisata”, evidenziando che al momento della scelta il Comune non disponeva né di una struttura tecnica adeguata né di personale specializzato per sostenere un servizio tanto complesso. Il risultato? Disagi diffusi, emergenze mal gestite e un sistema che – secondo l’opposizione – ha mostrato sin da subito le sue falle.

“La situazione è sotto gli occhi di tutti – affermano i consiglieri –. Rubinetti asciutti, interventi tardivi e inefficaci, e cittadini costretti ad arrangiarsi con mezzi di fortuna per approvvigionarsi d’acqua”.
Nel mirino dell’opposizione anche la recente decisione dell’Amministrazione di autorizzare il prelievo d’acqua da un pozzo situato in località Occhino, scelta presentata come una soluzione temporanea ma che ha sollevato non poche critiche. I cittadini devono recarsi personalmente sul posto, spesso con mezzi inadatti, per riempire taniche e contenitori. “Un’immagine che restituisce in maniera plastica l’impreparazione della gestione attuale”, commenta Terre di Lavoro.

I consiglieri si interrogano, ad esempio, sul motivo per cui non sia stato riattivato il pozzo in località Brecciale (ex cava SIMME), storicamente utilizzato per l’approvvigionamento idrico del Comune.

Ma il nodo principale riguarda i 700.000 euro promessi dalla società Wind Energy per la realizzazione di nuovi serbatoi: risorse previste da una convenzione approvata in via d’urgenza, ma che oggi sembrano scomparse sia dal dibattito pubblico che dagli atti ufficiali.

Risulta che la Giunta abbia deliberato, che siano stati assegnati incarichi e affidati i lavori, ma allo stato attuale nulla è stato avviato. Ci si chiede, allora: si sta forse conservando l’avvio dei lavori come mossa strategica in vista della prossima campagna elettorale? Oppure c’è dell’altro ?

Altro nodo spinoso è il pozzo in località Nevera, realizzato con fondi pubblici ma situato su un terreno di proprietà di un parente del sindaco. L’abbondande fonte d’acqua captata ad oggi è inutilizzabile a causa di un contenzioso legale, con esito già sfavorevole per il Comune. Terre di Lavoro non risparmia critiche: “Questo contenzioso poteva e doveva essere evitato. Invece, oggi i cittadini pagano le conseguenze anche di questa rigidità amministrativa, tra spese legali, incarichi professionali e, soprattutto, mancanza d’acqua”.

La denuncia si conclude con una riflessione amara: “I cittadini pagano tasse e tributi aspettandosi servizi, e invece si trovano a sostenere contenziosi, incarichi legali e soluzioni inefficaci. Viene da chiedersi: davvero si è agito nell’interesse collettivo, o certe decisioni sono state dettate da logiche personalistiche e da ripicche politiche?”
Il gruppo Terre di Lavoro chiede un’inversione di rotta immediata: più trasparenza, una pianificazione seria e soprattutto il ripristino di un servizio essenziale come l’approvvigionamento idrico. “Gestire l’acqua – concludono – non è solo una questione tecnica: è garantire dignità, salute e diritti fondamentali. E oggi, a San Giorgio, questi diritti sembrano scomparsi insieme all’acqua dai rubinetti”.

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