Il maestro Giovenale, l’artista
beneventano già presente con numerose opere in sedi prestigiose quali il
Policlinico “Gemelli” di Roma, l’Istituto “Pascale” di Napoli e l’Ospedale “San
Pio” di Benevento, ha voluto realizzare per la Procura della Repubblica di
Benevento la collezione “Orientata Libertà” composta da 16
opere che sono state illustrate dallo stesso artista nel corso della cerimonia
di inaugurazione tenutasi presso la Procura di Benevento nella mattinata
odierna.
Le fasi in cui si è sviluppata l’evoluzione
artistica di Giovenale partono da un primo periodo in cui la sua pittura era
sostanzialmente monocromatica e si fondava su una iconografia che rappresentava
il mondo rurale da cui egli traeva ispirazione. Successivamente l’arte di
Giovenale è passata da una fase che potremmo definire più onirica e mistica per
approdare poi ad un geometrismo minimale che si è arricchito di elementi che,
seppure in maniera inconscia, hanno attinto ad una tradizione “alta” dell’arte
del Novecento, quali i tagli, i rattoppi e le sovrapposizioni di stoffe che
ricordano Fontana e Burri.
La chiave di lettura dell’opera
dell’artista secondo il critico d’arte,
Paolo Balmas, sta “nell’ideale di bellezza che Giovenale pone al centro del suo lavoro.
Una bellezza che, in qualche modo, potrebbe anche essere semplicemente quella
del mondo in cui ci ritroviamo a vivere, dell’ambiente in cui ciascuno di noi
custodisce i propri affetti ed esercita la sua professione. ….. Per parlarci di
questo tipo di bellezza a cui tutti possono, in qualche modo riconnettersi,
Giovenale ha certamente,….affinato il proprio linguaggio, tenendo conto dei
raggiungimenti degli artisti che nella nostra epoca più si sono interessati al
rapporto tra estetica e spiritualità, ma lo ha fatto con la modestia di chi si
affianca a coloro che hanno già dato inizio al viaggio, di chi tutto vuol fare
fuorché aggiungere analisi alle analisi, regole alle regole, metodo al metodo,
a maggior gloria del proprio ego.
Se
la bellezza del creato è un dono di Dio agli uomini il significato della sua
distruzione o menomazione va anch’esso letto in relazione a tale natura di
dono, ovvero di testimonianza dell’amore del creatore per le sue creature. Ecco
allora che gli eventi o gli incidenti che deturpano l’immagine del nostro mondo
avranno forma anche nella dimensione della pittura e quella forma non potrà che
parlarci della nostra vitae del
modo in cui ciascuno ha affrontato il proprio personale calvario secondo le sue
capacità e risorse, ma anche in relazione alla propria fiducia nell’amore
divino, fiducia che poi altro non è che la fede stessa riguardata sotto questo
aspetto.”
Le interviste nel servizio video