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Osservatorio “Azzardopatia”, si parte da esperienze e competenze già presenti

Due le proposte più corpose emerse: un laboratorio dei saperi, tramite un’equipe di lavoro multidisciplinare, e un team composto da sindaci ed avvocati

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Creare una rete, a partire dalle diverse esperienze e competenze e da un’unica offerta formativa, per far conoscere il problema della dipendenza da gioco e per prevenire la dipendenza attraverso azioni educative, di sensibilizzazione e di controllo amministrativo degli esercizi commerciali.

Può essere sintetizzato così il primo incontro “operativo” dell’Osservatorio diocesano permanente in contrasto al gioco d’azzardo, coordinato dalla Caritas diocesana, dopo la firma del protocollo d’intesa siglato tra la Diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti ed i sindaci dei comuni del territorio, svoltosi a Faicchio presso la Comunità Emmanuel.

Presenti, oltre ai sindaci, associazioni di categoria, i Ser.T. e l’Asl.  Dopo un’introduzione del direttore della Caritas don Domenico Ruggiano e gli interventi di Giuseppe Ciambriello dell’Equipe Caritas sulla Chiesa del grembiule (“che vuole seguire l’insegnamento evangelico per non mettere la testa sotto alla sabbia”) e di Michele Palmieri della cooperativa sociale di comunità iCare, che ha analizzato i dati GEDI e Visual Lab sul consumo di denaro tramite gioco (pubblicati dal settimanale “L’Espresso”), sono venute fuori esperienze già in corso sul territorio della nostra Diocesi, proposte integrative rispetto ad esse e diverse idee nuove per riuscire a fare non solo prevenzione ma produrre, anche, azioni concrete in contrasto a quella che, sempre più, si identifica come una piaga sociale che desta molta preoccupazione. Tra le esperienze emerse sono stati citati il laboratorio di formazione didattico sulle dipendenze organizzato dagli operatori del Ser.T. presso l’Istituto d’Istruzione Superiore Telesi@ (insieme a tutto il pacchetto dei percorsi Ser.T. già avviati) e i laboratori di formazione sulle ludopatie con i gruppi di ascolto per chi soffre di questa dipendenza messi in piedi dalla Comunità Emmanuel e dall’associazione di volontariato onlus Casa del Sole.

Tra le proposte avanzate, si ritiene anzitutto di partire da quelli che sono gli impegni presi nel Protocollo d’Intesa firmato (azioni strutturate di prevenzione alle fasce d’età e ai contesti sociali maggiormente esposti al rischio dipendenza, corsi di formazione specifici, promuovere un “marchio di responsabilità sociale” per gli esercenti che aderiscono, coinvolgere associazioni di categoria, operatori economici, bancari e finanziari, Servizi Sociali dei comuni, parroci, responsabili delle Caritas parrocchiali, docenti, catechisti ed educatori, ecc.). Per poi provare a realizzare un’unica proposta formativa ed informativa di sensibilizzazione per i docenti e per gli studenti di tutti gli Istituti Superiori presenti nel territorio diocesano (già a partire dalla prossima programmazione scolastica 2018/2019), nonché per gli operatori pastorali e parrocchiali (da inserire nell’offerta formativa della Scuola di Formazione Teologico-Pastorale diocesana).

L’obiettivo è quello di creare un unico laboratorio dei saperi, tramite un’Equipe di lavoro multidisciplinare, che consenta di istituire un gruppo di lavoro che faccia rete ed interazione tra i vari soggetti che lavoreranno all’attuazione di questo Protocollo d’Intesa. La seconda idea corposa è quella di creare un team di lavoro tra sindaci (con una delegazione composta da alcuni sindaci, che li rappresentino tutti) e avvocati al fine di studiare normative per: 1) trovare proposte adeguate da inserire in un regolamento, da approvare in una delibera condivisa ed approvata da tutti i Consigli Comunali dei comuni del territorio della nostra Diocesi; 2) avanzare una proposta politica a livello ministeriale

Al centro di tutto, naturalmente, le persone che soffrono di ludopatia. Nei percorsi da attivare, in collaborazione con i Ser.T e con le associazioni di categoria che già si occupano di questa dipendenza, si punterà a far emergere le potenzialità e i carismi di chi soffre di azzardopatia, attraverso l’accompagnamento alla persona con riabilitazione non solo medica, ma più umana per incidere così nella vita sociale del singolo individuo.

Soddisfatto dell’esito di questo primo incontro il direttore della Caritas diocesana don Domenico Ruggiano. “Tutto sta procedendo per il meglio e già siamo al lavoro per dare seguito agli impegni presi. Il primissimo passo da compiere è quello di una capillare lettura del territorio rispetto alla presenza di slot e di punti scommesse, nonchè delle autorizzazioni concesse”.

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