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CULTURA

La giovane attrice campana Francesca Amodio su Raiuno con il corto “Idris”

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Francesca Amodio su Raiuno con il corto Idris. La giovane e promettente attrice che vive in Veneto, ma ha salde radici campane – il papà è di Pimonte (Na) e la mamma di Telese Terme – prosegue la sua ascesa nel mondo cinematografico. Dal film premio Oscar di Sorrentino “La Grande Bellezza” ad oggi è stato un susseguirsi di scelte di qualità.

L’ultima in ordine di tempo questo film breve di disarmante attualità, dove si incrociano sapientemente temi delicati come diversità e integrazione, visti con gli occhi dei bambini. Vincitore del Progetto MigrArti 2017 del Ministero dei Beni, Attività culturali e Turismo (Mibact), il cortometraggio Idris è “sbarcato” alla 74esima Mostra Internazionale di Arte cinematografica di Venezia. Da qui è passato, da subito sul sito Rai Cinema Channel, Rai Cinema web e quindi ad ottobre sarà su Raiuno in terza serata.

Una “squadra” d’eccezione quella in cui Francesca si è trovata, ancora una volta, a lavorare. Dal regista Kassim Yassin Saleh che ha curato la regia del corto la cui sceneggiatura porta la firma di Heidrun Schleef, Alessia Gallo e Adriano Chiarelli, alla produzione di Luca Cabriolu e Andrea Di Blasio per Ombre Rosse Film Production (Sardegna) e Andrea Gori per Lumen Films. Girato tra il 14 e il 16 giugno a Roma, nel quartiere Tuscolano, è stato montato da Massimo Quaglia presso la Seagull Production. Protagonista è Idris, un piccolo profugo somalo di 10 anni, uno dei pochi sopravvissuti all’ennesimo naufragio nel Mar Mediterraneo, splendidamente interpretato da Terry Idahosa Okojie. Interamente ambientato in una piscina del quartiere tuscolano a Roma, non poteva essere più di attualità. L’intreccio delle diversità cromatiche crea la consapevolezza dell’unicità di ogni singola sfumatura e attraverso questo gruppo di piccoli disadattati il corto lancia un forte messaggio sociale di integrazione e accoglienza.

“Da sempre i bambini, quanto gli anziani, mi stanno a cuore. Sono categorie fragili. È per questo che mi piace dargli voce. I migranti poi, considerando che lo sono anch’io, mi interessano in modo particolare. Io invece in Italia ci sono arrivato in aereo. Però, attenzione, questo mio corto non tratta solo della fragilità di bambini migranti, ma anche di una fetta di bambini italiani altrettanto sfortunati. C’è chi ha un padre in galera, chi una madre che si sta disintossicando. Il disagio sociale non conosce frontiere”, spiega il regista Kassim Yassin Saleh, originario di Gibuti, a Roma da quasi 20 anni.

Come Idris, anche Kassim ha fatto la vita da profugo: nelle mense della Caritas, alla distribuzione dei vestiti, nei dormitori e a volte, su una panchina. Ha fatto tutti i lavoretti che gli capitavano: benzinaio, parcheggiatore, muratore, commesso. E poi una ricca gavetta come attore di cinema, televisione e teatro. Infine il passaggio dietro la macchina da presa come regista: nel 2015 “A Special Day”, presentato allo Short Corner del Festival di Cannes (2016), l’anno dopo la webserie “Sottomess@”, nel 2017 il corto “Insonnia 21” e “Idris”.

Il messaggio centrale del corto è che “l’integrazione sociale, culturale, quella vera, è possibile”, sottolinea Heidrun Schleef, sceneggiatrice blasonata, già vincitrice di prestigiosi premi con “La Stanza del Figlio” (2001) di Nanni Moretti, “Ricordati di me” (2003) di Gabriele Muccino, “La parola amore esiste” (1999) di Mimmo Calopresti e “L’uomo di vetro” (2007) di Stefano Incerti. La Schleef è molto attenta alla creatività, al talento dei giovani registi emergenti con i quali lavora con entusiasmo: “E’ molto importante perché sono loro il nostro domani. I bambini e i giovani autori. Non bisogna mai perdere il contatto con le nuove generazioni perché anche loro hanno da insegnarci qualcosa. È un po’ come con i figli”, confida la sceneggiatrice.

Il cortometraggio in tutta la sua semplicità poetica, con dialoghi limpidi e diretti affidati ad un cast quasi esclusivamente di bambini, arriva dritto, affrontando tematiche di grande attualità. Ma i piccoli migranti non sono gli unici ad essere ‘diversi’ e accanto a loro ci sono tanti altri emarginati delle nostre società: i bambini con handicap fisici e psichici, quelli nati e cresciuti in ambienti socialmente disagiati. E in un tempo in cui sempre più famiglie sprofondano nella povertà e nelle difficoltà, sia materiali che psicologiche, l’incontro tra diversità e disagi genera umanità, calore, creatività per superare le avversità della vita e guardare sempre avanti.

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