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Referendum, l’analisi di Zarro (Comitato per il Si)

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“I risultati elettorali di domenica ci consegnano alcune certezze e sollevano interrogativi. Un primo dato chiaro è quello dell’altissima partecipazione al voto; si è attestata al 68,48% in Italia e al 30,74%, voto estero. Le cause? L’importanza della consultazione e la percezione di usarla per “dare una spallata” al Governo Renzi”. Così in una nota l’esponente del Comitato per il Si, Giovanni Zarro.

“Il secondo. La proposta di riforma ha messo in moto una sorprendente dinamica partecipativa. Vi è stato un ritorno, importante, alla discussione su scelte istituzionali e politiche. C’è stato un altrettanto sorprendente, generoso, attivo impegno civile. Sia nel campo dei sostenitori del “sì” quanto tra quelli del “no”. Questo patrimonio di democrazia non va disperso; va valorizzato e impegnato nelle strutture politiche o culturali del Paese – prosegue -. Il terzo. Il no ha conseguito una vittoria netta. Solo in poche province ha prevalso il “sì”. Va notato che la spaccatura tra Nord e Sud del Paese, come quella che si verificò a seguito del referendum sulla scelta tra monarchia e repubblica del 1946, non ha avuto luogo. Ancora. Le conseguenze politiche di questo voto, dopo la decisione presa dal presidente Renzi di dimettersi sono ancora difficili da determinare. Le più ovvie: le elezioni anticapate. La prospettiva è grigia. Il no, il fronte del no, non ha una risposta univoca ai problemi del Paese. Né le priorità sono compatibili tra di loro. E’ stato e resta un’armata Brancaleone.

Il quarto. Quanto alle riforme istituzionali. Quelle riforme promesse, dai sostenitori del no, in capo a sei mesi, sono una chimera. Sull’orizzonte non c’è nulla! Si sono espressi per il “no” sia chi ritiene che la Costituzione sia intoccabile, sia chi non condivideva il merito delle riforme, pur ritenendo necessario modificare in alcune parti il testo. Naturalmente, senza contare quelli che hanno bocciato la riforma solo per ragioni politiche. Il capitolo delle riforme, per il fronte del no, già è riposto in un cassetto. Chiuso a chiave – aggiunge la nota -. Il quinto. L’informazione. E’ vero con Donald Trump siamo al “post truth”!

La campagna referendaria si è contraddistinta non solo per la durezza dei toni, ma anche per le cosiddette bufale – conclude zarro -. Non solo. Anche per l’avere messo in circolazione bugie vere e proprie. Le responsabilità, quanto all’informazione, sono diversificate e di diverso grado e tuttavia richiedono una riflessione attenta “sull’etica della comunicazione”. E sulla professionalità dei giornalisti. Come lettori e utenti dei social, possiamo e dobbiamo esercitare il nostro spirito critico per non lasciare spazio alle bufale, per non sostenere siti e testate che fanno pura disinformazione, per secondare un livello di dibattito pari alla dignità della nazione in cui viviamo”.

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