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CRONACA

Un beneventano nella ‘black list’ degli hackers Isis

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C’è anche un beneventano nella “lista della morte” diffusa dagli hacker dello “United Cyber Caliphate”. La “kill list” – come riportano Il Quotidiano di Puglia e il Corriere Salentino – è apparsa qualche settimana fa sull’account Telegram del cyber califfato e contiene i nomi di oltre 4.500 persone in tutto il mondo.

L’appello che viene lanciato nel messaggio che accompagna i nomi lascia senza fiato: “Uccideteli immediatamente e con violenza, ovunque si trovino”. Nell’elenco è inserito il nome del residente sannita, il numero di telefono e l’indirizzo di posta elettronica. Dati sensibili e utili ai “lupi solitari”, simpatizzanti dello Stato Islamico, per individuare gli ignari cittadini.

Gran parte dei nominativi appartengono a persone degli Stati Uniti d’America. Gli italiani, invece, sono 29. Insieme al sannita, ci sono undici persone residenti a Milano; sei residenti a Roma; due a Padova, una rispettivamente nelle città di Torino, Bologna, Lecce, Asti, Lucca, Sesto San Giovanni (Milano), Cassina de’ Pecchi (Milano), Frascati (Roma) e Berbenno di Valtellina (Sondrio).

Si tratta di persone che non hanno nulla a che fare con la lotta al terrorismo: nella maggior parte dei casi sono cittadini “comuni” che difficilmente potrebbero essere considerati degli obiettivi.

Una notizia choc e che, probabilmente, punta a creare confusione nei sistemi di sicurezza di tutto il mondo. I nomi, infatti, circolano già da qualche giorno su diversi quotidiani nazionali ed europei. Tuttavia, gli informatici pro-Is, avrebbero riutilizzato una vecchia lista presente sul web almeno dal 1999.

A rivelarlo – secondo i quotidiani pugliesi – sono stati gli esperti informatici della “Vocativ”, una società americana di media e tecnologia, specializzata in attività che riguardano il cosiddetto “lato oscuro del web”. Gli statunitensi, hanno scoperto che lo stesso elenco – contenuto in un file Excel – era già presente in alcuni archivi elettronici disponibili online da oltre quindici anni. Persino su LinkedIn.

Un dato questo che da un lato ridimensiona la minaccia, ma dall’altro non può far abbassare la guardia alle istituzioni. In queste ore, infatti, a “Lecce – si legge sul Quotidiano di Puglia – sono state avviate delle indagini conoscitive da parte dei carabinieri, mentre la polizia sta ancora valutando il da farsi. Tutto questo mentre il prefetto Claudio Palomba ha già convocato per i prossimi giorni un Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica ad hoc: la questione del prof leccese nel mirino dell’Isis deve essere approfondita”.

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