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Opinioni

Linee guida per un voto consapevole ai candidati irpini e sanniti al Parlamento europeo

Non tutti i profili sono uguali, non tutte le candidature trovano genesi e senso in logiche deteriori. Vale a tutte le latitudini, per tutte le circoscrizioni, vale anche per la cospicua pattuglia di candidati provenienti dalle nostre desolate province. Non faremo nomi, per carità. Ma chi vorrà capire capirà

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A scorrere le liste dei candidati per il Parlamento europeo si rintraccia davvero di tutto. Al di là dei nomi pesanti, dei leader di partito che a Bruxelles non metteranno mai piede, dei tanti riferimenti politici di primo piano, e dei profili mediaticamente più forti, si rintraccia una varia umanità costituita essenzialmente da candidati di territorio, arruolati per garantire utilità marginali funzionali alla causa del partito sulla scorta di mediazioni spesso persino inconfessabili, di accordi volti a ridefinire rapporti di forza ed equilibri in vista di altre contese elettorali.

La grandissima parte di questi candidati non ha alcuna possibilità di concorrere per l’elezione ma è in campo per misurarsi, per preparare il terreno ad altre giocate, per ricollocarsi, per mettere in discussione la geografia del potere sul piano locale in vista delle elezioni regionali più o meno prossime. Un quadro avvilente, perché è proprio nella proposta di rappresentanza per il Parlamento europeo che le forze politiche dovrebbero mettere in campo il meglio delle proprie classe dirigenti, il meglio in termini di competenze, prestigio e autorevolezza, visto e considerato che è lì che tutto si decide, è a Bruxelles che si giocano le partite fondamentali per il futuro dei territori, che prende forma l’avvenire.

Sarebbe però ingiusto non fare i dovuti distinguo. Perché non tutti i candidati sono uguali, non tutte le candidature trovano genesi e senso nelle logiche deteriori che abbiamo appena provato a descrivere. Vale a tutte le latitudini, per tutte le circoscrizioni, vale anche per la cospicua pattuglia di candidati irpini e sanniti in campo. Non faremo nomi, per carità. Ma chi vorrà capire capirà.

Ci sono grandi imprenditori, con un particolare radicamento in un determinato contesto territoriale, che operano sul piano nazionale, con interessi forti in settori cruciali dell’economia, che muovono indotti spaventosi, che garantiscono lavoro a migliaia di persone, che hanno scelto la via dell’impegno politico ed istituzionale, che possono vantare un significativo bagaglio di esperienze, relazioni e competenze, e che sono in campo con la ragionevole ambizione di essere eletti. Candidati che se la giocano, che rappresentano senza dubbio un valore aggiunto per il partito di appartenenza, proprio perché allargano la capacità di rappresentanza, che entrano trasversalmente sui territori e che possono rappresentare, allo stesso modo, un’opzione per gli elettori alla ricerca di un riferimento affidabile e riconoscibile, un’alternativa valida ai profili altisonanti calati dall’alto e percepiti come distanti. Soprattutto per gli elettori più laici, più distaccati e dunque meno influenzati dalla dinamica politica.

Ci sono candidati scelti in funzione del ruolo politico che ricoprono nell’ambito del partito di appartenenza, selezionati dai gruppi dirigenti nazionali per fare la differenza in un determinato contesto, messi nella condizione di competere in ossequio alla logica dell’appartenenza, facendo leva sul gioco dei tandem, avanguardie di nuove classi dirigenti chiamati a servire la causa del partito. Profili politici per un voto politico, profili che sui territori di riferimento possono rappresentare l’opzione più logica per un elettore di area, per un voto fondato sull’appartenenza, sull’adesione ideale, e che nelle dinamiche di apparato possono trovare spazio anche fuori dai confini del contesto territoriale di riferimento. Candidati che a prescindere dalle effettive possibilità di elezione rappresentano una classe dirigente, un’idea, una prospettiva, candidati sulla cui performance si misurerà anche la tenuta del progetto politico che rappresentano sul piano territoriale.

Poi ci sono candidati pescati nel variegato mondo delle competenze, profili del tutto estranei alle dinamiche dell’appartenenza politica selezionati in funzione di ciò che rappresentano, dei saperi di cui sono portatori, chiamati a caratterizzare sui territori la contesa, spesso a testimoniare un’idea. Vengono in buona parte dal mondo accademico, dalla scuola o dal sociale, si propongono per quel che sanno e per quel che rappresentano, quasi sempre a rimorchio di riferimenti di maggiore peso e riconoscibilità, capaci di mobilitare un voto di opinione marginale, mondi ristretti con un peso specifico significativo sul piano provinciale o regionale. Candidature di servizio che tuttavia restituiscono valore alla contesa, profili che se premiati dalle urne con un risultato appena significativo possono poi trovare nuove prospettive in termini politici ed amministrativi.

Per il resto le liste sono zeppe di personaggi improbabili, nel migliore dei casi di candidati che hanno l’unico scopo di danneggiare altri candidati, di promuovere gli interessi della propria consorteria a discapito di quella rivale, che non sono nelle condizioni di oltrepassare i confini della propria provincia per fare campagna elettorale, che hanno barattato la propria utilità marginale con la garanzia di un incarico, di una prossima candidatura al Consiglio regionale, di una adeguata compensazione.

Capibastone, sindaci ed amministratori che si sono messi in piazza per trovare una nuova collocazione, costretti dalle dinamiche del potere sui territori a cercare la via di una nuova sopravvivenza, ovvero capibastone, sindaci ed amministratori in campo solo per difendere il potere costituito dall’assalto dei nemici, solo per dimostrare a chi avere ancora il timone della macchina del potere sul piano locale.

Se alle europee volete premiare candidati di territorio questi ultimi sono quelli a cui non dovreste mai concedere la vostra fiducia.

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