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CRONACA

Benevento, cani randagi avvelenati a contrada Piano Morra. I volontari: “Non danno fastidio, lasciateli in pace”

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Schyla è una cagnetta morta per avvelenamento, un’ipotesi al momento al vaglio dell’istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno che, sulla base della necroscopia, ha dichiarato di non escluderne il sospetto. Bianca, invece, è stata salvata in un ambulatorio privato della città grazie a una lavanda gastrica per intossicazione da sospetto avvelenamento.

Entrambe appartengono, con Pippo e Macchia, a un gruppo di cani randagi che vivono in contrada Piano Morra e che vengono accuditi quotidianamente da alcuni volontari che, nei giorni scorsi, hanno riscontrato nella zona esche di carne avvelenata.

Il fatto è accaduto dopo che alcuni residenti della zona hanno fatto un esposto, caduto nel nulla per la lentezza burocratica, ai vigili urbani per provvedere a togliere questi animali dall’area dove molti cittadini praticano jogging. Secondo i volontari sono cani timidi e impauriti che non si lasciano prendere e che si allontanano alla vista degli umani.

Lo abbiamo testato anche noi: ci siamo avvicinati, solcando il terreno su cui loro passano le giornate e si sono allontanati repentinamente.

Simona Caruso, una delle volontarie, ha dichiarato:  “Sono attenta a pulire l’area se i cani fanno marachelle e li sfamao su terreno di proprietà pubblica”. Vorrei solo – ha aggiunto – che li lasciassero in pace perché non danno fastidio a nessuno e che non mi impediscano di sfamarli”. La Caruso ha evidenziato, infatti, che negli ultimi giorni ha ricevuto minacce e inviti a non dare cibo a questi cani.

Il pericolo ora è che anche altri cani possano ingerire sostanze tossiche, peraltro spesso presenti nella spazzatura indiscriminatamente abbandonata ai lati della strada di Piano Morra. L’istituto zooprofilattico, oltre a denunciare alla Procura della Repubblica l’accaduto, ha anche segnalato alle autorità competenti l’urgente necessità di bonificare il territorio e di evidenziare il rischio attraverso cartelli segnaletici.

Quello del randagismo è da sempre un fenomeno che mette muro contro muro volontari, che prestano opera di servizio anche a beneficio della comunità, e cittadini. Dietro questa battaglia silente l’assenza o la lentezza degli interventi di ASL e Comune che hanno per legge la responsabilità della gestione dei randagi. “Apriamo un problema vecchio di anni – ha dichiarato Massimo Maccauro, il veterinario che si è occupato di Bianca – e che risale alla legge 281/91 che stabilisce chi deve gestire il problema del randagismo”.

“Noi siamo stanchi – ha aggiunto – e per fortuna che ci sono questi ragazzi che fanno opera di volontariato. Abbiamo in passato anche fatto la proposta di dare in affidamento ai liberi professionisti la gestione del problema, che non comporterebbe alcun costo, ma è rimasta senza risposta.”

E’ per questo, aggiungiamo noi, che nella maggior parte dei casi i volontari ricorrono a strutture private per emergenze contingenti o anche per la sterilizzazione, che al momento, resta l’unica arma concreta contro il fenomeno del randagismo a risposta dell’insensibilità dei molti che ancora abbandonano i cani.

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