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CULTURA

Degrado Bue Apis, un buco nel cuore della Cultura. “Senza parole…” il popolo di Facebook

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Un buco nel cuore della Cultura. Una ferita nel corpo marmoreo del Bue Apis come uno sfregio nella storia e nella cultura di un popolo. Uno dei monumenti più antichi che la città possiede, è abbandonato da anni al suo solitario destino di degrado. Inerme a lottare contro gli agenti atmosferici e i vandali. A volte qualcuno si ricorda di lui, ed eccolo ritornare nei dibattiti culturali cittadini. Si promette di spostarlo, di renderlo protagonista in un luogo più consono ai suoi illustri passati. Solo parole, nei fatti il Bue Apis è sempre lì. Avevamo già documentato con le nostre telecamere le condizioni del Bue Apis alla fine del mese di febbraio. Oggi la situazione è immutata.

A denunciare lo stato di abbandono in cui si trova la grande scultura di granito rosso adesso è anche il popolo di facebook. Pochi giorni fa sulla pagina dell’Associazione Verehia è apparsa una foto, che immortala i buchi sul corpo del Bue Apis, con scritto nella spiegazione “Senza parole…”. Numerosi i commenti postati, che esprimono sdegno e anche rabbia per questo spettacolo indecoroso. Tra tante faccine tristi, qualcuno candidamente commenta “ma non si può portare al sicuro nel museo?…”; altri avviano una riflessione sullo stato degli altri monumenti cittadini: “I bambini quest’estate hanno continuato a giocare, sotto l’occhio vigile dei genitori, a pallone sulla facciata e sui capitelli di Santa Sofia” oppure “non mi meraviglierebbe se un giorno l’arco di traiano dovesse perdere qualche pezzo”. “Già la cultura, che bella parola, uno si riempie la bocca, in questa città la cultura è solo un’utopia”, conclude drasticamente qualcuno.

Il danno non è recentissimo, le stesse ferite le ritroviamo nelle immagini girate dalle nostre telecamere lo scorso inverno. Ma è bene non dimenticarle. Chissà che proprio dal mondo del web non nasca una spinta per arrivare ad un’iniziativa concreta che metta in salvo il Bue Apis. “La foto – spiega l’associazione Verehia – è stata postata proprio per testimoniare lo sdegno, da parte nostra, alla vista di questo ‘spettacolo’. Ben vengano quindi i vostri pensieri e le vostre esternazioni, anzi vi invitiamo proprio a farvi sentire, grazie”.

In questo senso discorsi e progetti negli ultimi anni ce ne sono stati tanti, ma niente è stato poi trasformato in realtà. Intanto resta un’unica domanda: quanto ancora potrà resistere quella statua che risale al primo secolo? L’assessore alla Cultura del comune di Benevento, tra i sostenitori della necessità di trovare altra dimora al Bue Apis, spiega ai nostri microfoni che a fermare definiamolo così, il trasloco, è un’altro elemento storico: la grande scultura in granito rosso è stata posta all’entrata di viale S. Lorenzo oltre quattro secoli fa. Il Bue Apis fu rinvenuto nel 1629 fuori la città, oltre il fiume Sabato, nella località Casale dei Maccabei, e fu collocato su un piedistallo davanti a porta San Lorenzo, una delle otto porte dell’antica città.

“La prima chiamata alla responsabilità – commenta Del Vecchio – si dovrebbe fare in questo caso alla Soprintendenza. Questa si dovrebbe far carico della protezione dei monumenti, dando anche ordini alle amministrazioni. Ma conoscendo il ragionamento molto attento della Soprintendenza credo che interverrà immediatamente.”

 

Erika Farese

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