Cittadini
‘I partiti, la rappresentanza e la domanda di partecipazione’
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"Cives – Laboratorio di Formazione al Bene Comune", che nei giorni scorsi ha dedicato il suo incontro al tema "I partiti, la rappresentanza e la domanda di partecipazione". Ad introdurre la lezione, si legge nella nota diffusa alla stampa, è stato Ettore Rossi, direttore dell’Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro della Diocesi di Benevento, il quale ha ricordato come "i partiti in una prima fase della storia repubblicana hanno anticipato i problemi e guidato la società italiana, mentre in una seconda fase, fino ad oggi, si sono messi al suo inseguimento cercando di intercettarne gli umori".
L’incontro, tenuto da Martino Mazzoleni docente presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Cattolica, si è strutturato in due momenti: un excursus storico sulla realtà dei partiti del nostro paese ed un dibattito riguardo al tema in questione.
La disamina di Mazzoleni è partita dal secondo dopoguerra, origine di quella democrazia di massa alimentata sì da una frattura (partiti filocomunisti e anticomunisti), ma connotata allo stesso tempo da una partecipazione politica e da un’identificazione partitica, da parte dei cittadini.
"Nel 1956 il 76% degli italiani dichiarava di identificarsi con un partito – ha affermato Mazzoleni – ma dopo gli anni Settanta il sistema ha subito un’involuzione verso il regime partitico: i partiti non sono più indipendenti, controllano lo Stato e le risorse pubbliche.
I legami tra i partiti e la società cominciano a sfaldarsi, con i primi che distribuiscono posti di lavoro e facilitano carriere, prendono decisioni pubbliche per creare alleanze e sudditanze attraverso la distribuzione di prebende".
"Verso gli anni Ottanta si diventa politici di professione – ha proseguito il docente – e nasce una parziale insoddisfazione da parte dei cittadini, una disaffezione che comincia ad esprimersi anche attraverso voti nulli; al contempo emergono partiti che non si collocano più pro o contro le grandi fratture del passato, ma sono terzi che offrono istanze nuove, come i Verdi o la Lega".
Un processo che giunge fino (negli anni Novanta) al collasso del sistema politico, che cambia radicalmente grazie ad una serie ingente di fattori come la crescita di un’opinione pubblica indipendente nell’elettorato italiano, le politiche di coesione dell’Unione Europea, il bipolarismo Ulivo – Casa delle Libertà e la fine del sistema elettorale proporzionale, premessa di quel mercato elettorale divenuto poi prerogativa dell’oggi.
Ed è proprio su questa svolta che Mazzoleni ha maggiormente insistito: "Le regole della rappresentanza cambiano totalmente.
Non essendoci più i grandi partiti di massa, i tanti attori della scena politica si mettono insieme per affrontare le elezioni con delle coalizioni che puntano alla vittoria; e questo alto livello di frammentazione ci conduce a quello che oggi definiamo paradossalmente bipolarismo frammentato".
"Attualmente – ha aggiunto – il quadro politico è decisamente fluido e vario, ma caratterizzato da una scarsa fiducia nei confronti degli organi partitici.
L’attuale sistema politico sta cercando di rispondere a delle sfide epocali, come il lavoro giovanile e l’immigrazione.
Si tratta di una situazione eccezionale, dove chi figura non è più rappresentante diretto dei cittadini". Successivamente è stato dato avvio al dibattito che tra i vari interventi riguardo la credibilità della politica e l’importanza dei momenti di formazione alla partecipazione attiva e al bene comune che il mondo cattolico sta promuovendo


