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Comune di Benevento

Fiume Calore, Razzano replica a Sguera: “Nessuna irregolarità dai controlli, parlano i documenti”

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“Le dichiarazioni diffuse da organi di stampa poco e male informati, e poi rilanciate senza le dovute verifiche dal consigliere comunale Vincenzo Sguera, impongono alcune precisazioni, che vengono rese pubblicamente e che saranno eventualmente approfondite nelle sedi competenti. La ricostruzione che ne è scaturita, infatti, appare fantasiosa e rischia di condurre l’opinione pubblica verso conclusioni che non trovano riscontro nella documentazione tecnica disponibile, finendo anche per ledere la dignità delle persone chiamate in causa”. Così in una nota l’assessore del Comune di Benevento Giovanna Razzano. 

“Il primo elemento – dice Razzano – da chiarire riguarda il controllo del 3 settembre 2025. L’attività non fu eseguita dall’ARPAC sul depuratore ASI nell’ambito di una propria iniziativa ispettiva. Il campionamento venne effettuato dalla Capitaneria di Porto di Torre del Greco, su richiesta della Procura della Repubblica del 20 agosto 2025, che aveva disposto una campagna di controlli su numerosi scarichi fluviali dell’intero territorio regionale.

L’indagine era partita dopo alcuni rilievi effettuati attraverso sorvoli in elicottero, dai quali erano emerse anomalie in diversi corsi d’acqua della Campania. Per questo motivo, viene ritenuta inesatta la ricostruzione secondo cui quel controllo sarebbe nato da una specifica segnalazione sul depuratore ASI o rappresenterebbe la prova di un allarme già noto e circoscritto al fiume Calore.

Un altro punto riguarda il parametro dell’“Ecotossicologia”, il cui significato, secondo la società, sarebbe stato rappresentato in maniera impropria. Il test di ecotossicità, infatti, non individua la presenza di uno specifico inquinante, non certifica il superamento dei limiti previsti dalla legge per determinate sostanze e non dimostra automaticamente l’esistenza di un danno ambientale.

Si tratta di un saggio biologico che misura l’effetto complessivo di un campione su organismi acquatici sensibili. Un eventuale risultato non conforme rappresenta un elemento che necessita di ulteriori approfondimenti tecnici, ma non equivale all’accertamento di un inquinamento. Anche perché, viene sottolineato, nessuna prescrizione venne notificata ai gestori dell’impianto.

Secondo la ricostruzione fornita, inoltre, vi sarebbe un dato ritenuto fondamentale che sarebbe stato omesso: dai rapporti di prova ARPAC relativi al controllo non risultavano superamenti dei limiti di emissione previsti dalla normativa vigente per i parametri analizzati.

Un aspetto confermato dal fatto che al gestore non venne contestata alcuna irregolarità. In sostanza, tutti i parametri chimico-fisici sottoposti a verifica risultavano conformi ai limiti di legge.

A rafforzare questa ricostruzione vengono richiamati anche i controlli effettuati nel corso dell’intero 2025 da un laboratorio esterno accreditato incaricato del monitoraggio periodico dell’impianto. Secondo la società, tutte le analisi avrebbero certificato la conformità dello scarico ai limiti previsti dalla normativa.

Nel dettaglio, nel 2025 sarebbero stati effettuati 52 rapporti di prova su acque reflue grezze e depurate, acque di seconda pioggia e acqua di falda, 8 rapporti relativi ai fanghi biologici, 14 analisi per la caratterizzazione dei rifiuti, oltre a una relazione tecnica di impatto acustico e due relazioni sulle emissioni in atmosfera.

A questi controlli si aggiunge l’attività quotidiana del biologo interno dell’azienda, laureato e abilitato, che avrebbe svolto le verifiche chimiche e biologiche previste.

Anche questi sono fatti documentali, non opinioni. Risulta quindi priva di fondamento l’insinuazione secondo cui chi amministrava la società nel 2025 avrebbe dovuto «informare» o «relazionare» di chissà quali criticità. I dati disponibili non evidenziavano alcuna criticità da segnalare.

Colpisce, infine, che il consigliere Sguera – pur non avendo verificato l’attendibilità delle fonti giornalistiche – abbia ritenuto di lanciare accuse personali e di scomodare categorie come la «fedeltà di partito che sostituisce la competenza». Se solo avesse avuto la competenza tecnica per comprendere il significato del parametro “Ecotossicità”, forse si sarebbe astenuto dal costruire un teorema accusatorio su un dato che non dimostra ciò che lui sostiene. Il suo stesso comunicato dimostra che non vi è interlocuzione possibile se non nelle sedi opportunamente delegate alla valutazione legale di simili affermazioni.

Il dibattito pubblico deve fondarsi sui fatti, non su illazioni. I fatti, allo stato, dicono questo: il controllo del 3 settembre 2025 rientrava in una vasta attività investigativa riguardante numerosi scarichi della Campania; dai rapporti di prova ARPAC non risultavano superamenti dei limiti di legge per i parametri analizzati e nessuna irregolarità è stata notificata al gestore; nel corso dell’intero 2025 i controlli eseguiti da laboratorio esterno accreditato hanno sempre certificato la conformità dello scarico ai limiti previsti dalla normativa.

La verità si dimostra con i documenti. Le insinuazioni, invece, si discutono davanti a un giudice”, conclude Razzano. 

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