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Discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, la Corte europea condanna l’Italia: violato il diritto dei residenti

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La Corte europea dei diritti dell’uomo (Prima Sezione) ha depositato il 4 giugno 2026 la sentenza nel caso Addonizio e altri c. Italia (ricorsi nn. 67766/11 e 482/13), riguardante gli effetti ambientali e i rischi per la salute connessi alla discarica di rifiuti di Sant’Arcangelo Trimonte, in provincia di Benevento.

I ricorrenti, oltre un centinaio di residenti del comune di Sant’Arcangelo Trimonte, molti dei quali appartenenti al Codisam (Comitato dei cittadini di Sant’Arcangelo Trimonte), erano rappresentati e difesi dall’avvocato Francesco Angeloni del Foro di Benevento.

Nel ricorso, i residenti sostenevano che la realizzazione e la gestione della discarica, inserita nel contesto dell’emergenza rifiuti in Campania (1994-2009), avessero determinato fenomeni di instabilità idrogeologica, frane, perdite di percolato e contaminazione delle acque sotterranee, con ripercussioni sul loro benessere e sulla possibilità di godere pienamente delle proprie abitazioni.

La Corte ha riconosciuto all’unanimità la violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, relativo al diritto al rispetto della vita privata e familiare, nel suo aspetto sostanziale, ritenendo che le autorità italiane non abbiano adottato tutte le misure necessarie per garantire un’effettiva tutela dei residenti rispetto ai danni ambientali e ai rischi per la sicurezza connessi alla discarica.

Nelle motivazioni della sentenza, la Corte evidenzia l’esistenza di una situazione caratterizzata da inquinamento ambientale, rischio idrogeologico, carenze nella pianificazione, nella gestione e nei controlli, oltre ai ritardi nelle attività di messa in sicurezza e bonifica del sito. Viene inoltre rilevato che la situazione non risultava ancora completamente risolta, dal momento che tra il 2023 e il 2024 erano ancora presenti contaminazioni delle acque sotterranee da solfati, mercurio e manganese e che, alla data delle ultime osservazioni, la procedura di Messa in Sicurezza Operativa (MISO) era ancora in fase di approvazione.

Per quanto riguarda l’equa soddisfazione, la Corte ha stabilito che il solo accertamento della violazione costituisce un ristoro sufficiente per il danno non patrimoniale lamentato dai ricorrenti, condannando lo Stato italiano al pagamento di 10.000 euro, complessivamente, per le spese legali, oltre a eventuali imposte e interessi.

In particolare, i giudici hanno osservato che, pur non essendo possibile stabilire in quale misura la vita o la salute dei ricorrenti siano state concretamente compromesse dall’inquinamento e dall’instabilità idrogeologica della discarica, la documentazione prodotta dimostra l’esistenza, nel territorio di Sant’Arcangelo Trimonte, di una situazione di inquinamento ambientale e di grave rischio per la sicurezza, tale da mettere in pericolo la salute dei residenti.

La Corte ha inoltre rilevato che le autorità nazionali non hanno adottato tutte le misure necessarie per garantire un’effettiva tutela del diritto dei cittadini al rispetto della vita privata. Di conseguenza, è stato ritenuto violato il giusto equilibrio tra l’interesse dei ricorrenti a non subire danni ambientali idonei a compromettere il loro benessere e la loro vita privata e l’interesse della collettività nel suo complesso.

Per tali ragioni, la Corte ha dichiarato la violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo nel suo profilo sostanziale.

Alla luce della pronuncia, l’avvocato Francesco Angeloni ha reso noto che nei prossimi giorni sarà valutata la proposizione di un’azione ordinaria di responsabilità civile per lesione di diritti fondamentali dinanzi al Tribunale competente, iniziativa che potrebbe interessare non solo i cittadini di Sant’Arcangelo Trimonte, ma anche i residenti delle aree limitrofe.

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