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POLITICA

Gaetano Manfredi, voce clamante nel deserto delle aree interne

Secondo l’ultimo report delle Camere di Commercio entro il 2050 Sannio e Irpinia perderanno un quinto degli abitanti. Negli ultimi sei anni Avellino ha perso l’8,3 per cento dei residenti, Benevento il dieci. Se questi sono i numeri l’orizzonte minimo a cui dovremmo lavorare per invertire il trend è quello di un ventennio. Muovendo dal presupposto che solo Napoli ci può salvare

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Fummo giustamente travolti dall’indignazione, ormai poco più di un anno fa, nel leggere il Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne (PSNAI) licenziato dal Ministero per le Politiche di Coesione guidato da Tommaso Foti, che non esitò a tornare sui suoi passi. In quelle pagine, come si ricorderà, il declino delle aree interne veniva dato per irreversibile e su questo presupposto si assumeva che un numero non trascurabile di comunità non può porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza, ragione per la quale l’unico investimento che lo Stato è chiamato a fare è quello funzionale ad accompagnare quei territori in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento.

Non abbiamo cambiato idea, non stiamo mettendo queste poche righe in fila per fare nostre le ragioni che furono del Ministro Foti. Tuttavia nel leggere l’ultimo report elaborato dal Centro Studi delle Camere di Commercio, secondo cui in questi ultimi sei anni l’Irpinia ha perso l’8,3 per cento dei suoi abitanti e il Sannio addirittura il 10, è complicato non rivalutare quelle infami righe poi rinnegate, posto il vuoto di prospettive che a queste latitudini continua ad inibire qualsiasi orizzonte, la pesantezza di un vocabolario ormai logoro che arma le parole vuote di una politica sempre più impotente. Quella teorizzata dal governo Meloni e messa nero su bianco a marzo del 2025 è quantomeno una soluzione.

Quel report ci dice anche che entro il 2050 Sannio e Irpinia perderanno un quinto degli abitanti, che se a pesare sono le migliaia di giovani e giovanissimi costretti a fuggire di anno in anno alla ricerca di un futuro almeno possibile, il dato devastante è quello che riguarda la denatalità. Siamo sempre più vecchi, facciamo sempre meno figli e buona parte di quelli che facciamo emigrano per non tornare più.

Ora è del tutto evidente che se questi sono i numeri e questa è la tendenza non ha alcun senso evocare politiche contro lo spopolamento di medio termine, alimentando l’illusione di una svolta dietro l’angolo. Non ha senso ricercare soluzioni volte a restituire ai ragazzi nati e cresciuti sotto questo cielo, che oggi frequentano le scuole superiori e persino le medie, una concreta prospettiva di avvenire in questa terra.

L’obiettivo dovrebbe essere quello, piuttosto, di implementare politiche strategiche volte a garantire quella prospettiva di futuro a quei bambini che qui sono nati e stanno crescendo, frequentando l’asilo o le primarie, ovvero quello di determinare le condizioni perché nel giro di tre lustri questi territori possano recuperare attrattività e, quindi, una prospettiva strutturale di crescita demografica. Non abbiamo solo bisogno di mettere i nostri figli e nostri nipoti nelle condizioni di poter restare ma dobbiamo innanzitutto fare in modo che questi territori possano attrarre nuovi residenti, in primo luogo in uscita dalla grande area metropolitana di Napoli.

Le parole che le nostre classi dirigenti brandiscono sono vuote, forse utili ad alimentare comode illusioni, del tutto inadeguate a leggere questo presente e a delineare un futuro possibile. Non basterà il treno, non basterà il polo logistico di Valle Ufita, non basteranno tutti gli investimenti di questo mondo se non saranno funzionali alla realizzazione di una visione più ampia, se non saranno funzionali a proiettare la Campania nella sua complessità lungo una nuova prospettiva di sviluppo. Questi territori non possono morire perché se muoiono muore Napoli. Sono l’unica via di salvezza per la grande area metropolitana che soffoca, come d’altro canto ripete con insistenza, ormai da anni, il sindaco di Napoli. Vox clamanti in deserto.

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