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Parco Taburno Camposauro: liberato falco pellegrino curato dai veterinari del Centro di Recupero

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In occasione delle celebrazioni della “Giornata Nazionale del Parco del Taburno Camposauro”, che si sono tenute sabato 4 luglio a Piana Melaino alle pendici del monte Taburno, è stato liberato un falco pellegrino (Falco peregrinus) curato dal Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS) “Federico II” del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali, struttura operativa incardinata presso il Presidio Ospedaliero Veterinario dell’ASL Napoli 1 Centro. All’evento era presente anche una rappresentanza della Sezione Lipu di Benevento, che si è interessata affinché avvenisse la liberazione del rapace nel territorio del Sannio Beneventano facendo da ponte tra l’Ente Parco e il CRAS.

Il rilascio in natura del falco pellegrino – un giovane esemplare – è stato possibile grazie ad un percorso di cure medico-veterinarie specialistiche e riabilitazione effettuate dai veterinari del CRAS. Quindi, pronto per essere liberato, il volatile è stato trasferito nella splendida cornice naturale di Piano Melaino dal Direttore tecnico del CRAS Dr. Luigi De Luca Bossa, assistito dal Dirigente Veterinario del CRAS Dr. Adriano Minichino.

A fare gli onori di casa c’era il Presidente del Parco Regionale del Taburno Camposauro, il Dott. Costantino Caturano, che ha fortemente voluto questa liberazione nella “Giornata Nazionale del Parco del Taburno Camposauro” e nell’ambito dei festeggiamenti in onore di San Giovanni Gualberto, patrono del Corpo Forestale dello Stato italiano che nel 2017 è confluito nell’Arma dei Carabinieri. Alla manifestazione erano, infatti, presenti le più alte cariche provinciali e regionali dei Carabinieri Forestali.

Interessante anche la partecipazione all’evento di diverse famiglie con i bambini che si sono emozionati e hanno gioito nel vedere lo splendido esemplare di falco pellegrino che veniva liberato.

Il falco pellegrino è un falconide dalle capacità di volo eccezionali, infatti in picchiata può raggiungere la velocità di circa 380 km/h, tanto che è considerato l’animale più veloce in natura; ha sviluppato questa capacità perché si nutre di altri uccelli e per catturarli deve essere più rapido di loro. Prende il suo nome dal capo scuro che, con un vistoso mustacchio nero che scende sulle guance, richiama il copricapo che utilizzavano i pellegrini nel Medioevo quando compivano lunghissimi viaggi lungo le vie devozionali d’Europa.

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