POLITICA
ANPCI in audizione alla Camera: “Il Piano Casa tenga conto delle aree interne”
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L’ANPCI, l’Associazione Nazionale che raggruppa i comuni fino a 5.000 abitanti, che in Italia sono oltre 5.500, ha partecipato ieri all’audizione presso l’VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati sul Disegno di legge C.2920 di conversione del decreto-legge n.66 del 7 maggio 2026, il cosiddetto “Piano Casa”.
A prendere parte ai lavori sono stati la presidente nazionale ANPCI, Franca Biglio, e il presidente regionale della Campania, Zaccaria Spina, che hanno illustrato le osservazioni e le proposte dell’associazione nell’interesse dei comuni italiani di minori dimensioni.
Nel corso dell’intervento, ANPCI ha espresso apprezzamento per il decreto, definendolo un provvedimento importante perché affronta un tema centrale per il futuro del Paese: il diritto alla casa e la difficoltà crescente di accesso alle abitazioni, soprattutto per giovani, famiglie, lavoratori e studenti.
L’associazione ha però evidenziato come il Piano Casa possa diventare davvero efficace solo se saprà tenere conto delle esigenze specifiche dei piccoli comuni, che rappresentano circa il 70% dei comuni italiani e costituiscono il presidio sociale e istituzionale delle aree interne.
Secondo Spina e Biglio “nei piccoli centri una nuova abitazione non rappresenta soltanto un dato numerico, ma significa una famiglia che resta, un giovane che torna, una scuola o un servizio che evita la chiusura. Per questo il Piano Casa può trasformarsi in una concreta occasione di ripopolamento e rilancio dei territori più fragili”.
Nel documento presentato alla Commissione, Franca Biglio e Zaccaria Spina hanno chiesto “strumenti più semplici e accessibili per i comuni sotto i 5mila abitanti, spesso penalizzati anche dalla carenza di personale e risorse tecniche”. In particolare ANPCI ha proposto l’introduzione di elementi di differenziazione e premialità che permettano di non rimanere soccombenti nei confronti dei centri maggiori ed organizzati in cui gli investimenti risultano più redditizi ed appetibili. Le richieste hanno quindi riguardato, tra l’altro: supporto tecnico dedicato ai piccoli enti; punteggi aggiuntivi nei bandi; premialità specifiche per i comuni minori; quote di finanziamento riservate; corsie preferenziali per le aree interne.
L’associazione ha inoltre sottolineato “la necessità di adattare alcune norme del decreto alla realtà dei piccoli comuni. Tra gli esempi portati all’attenzione della Commissione c’è quello relativo al “rent to buy”, il sistema che permette di vivere in una casa pagando un affitto con possibilità di acquisto progressivo.”
Attualmente la misura è prevista solo per edifici con almeno 25 unità immobiliari, una soglia difficilmente raggiungibile nei piccoli centri. Per questo ANPCI ha proposto di abbassare il limite ad almeno 4 unità immobiliari nei comuni sotto i 5mila abitanti, così da consentire anche ai giovani di questi centri e delle aree interne di usufruire di questa opportunità.
Un altro nodo riguarda i valori immobiliari utilizzati come riferimento per stabilire i canoni calmierati. Nei piccoli comuni, infatti, le compravendite sono spesso poche e i dati di mercato non sempre risultano attendibili. Per questo ANPCI ha suggerito di consentire, in alternativa, l’utilizzo di una perizia tecnica asseverata.
“La casa nei piccoli comuni non è soltanto un tema urbanistico ma una questione sociale, economica e di sopravvivenza delle comunità locali”, hanno ribadito Franca Biglio e Zaccaria Spina, sottolineando la necessità che il Piano Casa tenga conto delle differenze territoriali e delle peculiarità dei comuni minori.
ANPCI ha infine ringraziato la Commissione parlamentare per l’ascolto e la disponibilità dimostrata, auspicando che le proposte avanzate possano essere accolte nei prossimi passaggi del provvedimento e nei decreti attuativi.



