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“I sapori che fanno bene”: a Benevento la cucina diventa cura, incontro e speranza per i pazienti oncologici

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C’è un momento, nella vita di chi affronta la malattia, in cui anche un gesto semplice può trasformarsi in terapia. Impastare, cucinare, condividere un dolce appena sfornato. Ritrovare il profumo delle tradizioni, il piacere di stare insieme, la leggerezza di un sorriso. È da questa idea di cura, fatta non solo di medicine ma anche di relazioni, emozioni e dignità, che nasce “I sapori che fanno bene”, il nuovo progetto promosso dalla LILT di Benevento insieme alla FAPAS.

Nel pomeriggio di oggi la LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori e l’FAPAS hanno presentato i corsi gratuiti di Cucina e Pasticceria dedicati ai pazienti oncologici: un’iniziativa dal profondo valore umano e sociale, interamente finanziata dalla LILT e realizzata grazie alla sensibilità e alla collaborazione dell’ente di formazione professionale sannita.

Otto incontri teorico-pratici, lezioni settimanali di due ore, laboratori dove imparare tecniche culinarie e pasticcere ma, soprattutto, dove riscoprire sé stessi. Il progetto è pensato per pazienti ed ex pazienti oncologici con l’obiettivo di creare uno spazio accogliente, sereno, lontano – almeno per qualche ora – dal peso della malattia.

Non solo formazione, dunque, ma un percorso di rinascita personale attraverso il cibo, la creatività e la condivisione. Un modo per restituire normalità e futuro a chi spesso vive sospeso tra visite, terapie e paure.

A spiegare il senso più profondo dell’iniziativa è stato il presidente della LILT di Benevento, il dottor Antonio Febbraro, che ha parlato di un approccio “olistico” al paziente oncologico.

“La cura – ha sottolineato – non si basa soltanto sulle migliori possibilità terapeutiche, oggi fortunatamente disponibili, ma anche sulla salvaguardia degli aspetti psichici, relazionali, emozionali e sentimentali dei pazienti. Solo un approccio globale può portare risultati migliori”.

Parole che raccontano una visione della medicina capace di guardare oltre la malattia. La LILT sannita, infatti, da tempo porta avanti progetti dedicati al benessere complessivo della persona: dai laboratori di medicina estetica oncologica alla medicina narrativa con l’iniziativa “Dietro il sorriso raccontaci la tua storia”.

Da qui l’idea di un corso che unisse alimentazione, socialità e creatività. “Abbiamo pensato – ha spiegato Febbraro – che la cucina fosse uno degli strumenti più belli per permettere alle nostre pazienti di esprimersi. Questo corso ha un duplice significato: da oncologo credo che offrire momenti come questi contribuisca anche al miglioramento del percorso terapeutico; come presidente della Lega penso sia fondamentale educare al mangiare sano e al cucinare bene, per tutelare la salute delle persone e del pianeta”.

Il presidente della LILT ha poi evidenziato come l’iniziativa rappresenti un’esperienza pionieristica a livello nazionale: “Credo sia il primo progetto in Italia nato sotto l’egida della Lega con questo significato così profondo”.

Commosso anche l’intervento del direttore della FAPAS, Angelo Iscaro, che ha ricordato la vocazione sociale dell’ente di formazione.

“Da una semplice chiacchierata con il presidente Febbraro – ha raccontato – abbiamo capito subito che questo progetto poteva avere anche una funzione terapeutica per i malati oncologici. La FAPAS è sempre stata attenta al sociale e l’alto numero di adesioni dimostra che abbiamo centrato un bisogno reale”.

Al termine del percorso sarà rilasciato ai partecipanti un attestato di competenze professionali, ma il valore più grande dell’iniziativa probabilmente non sarà scritto su un certificato. Sarà nei sorrisi ritrovati, nelle amicizie nate davanti a un forno acceso, nella possibilità di sentirsi ancora protagonisti della propria vita.

Perché, come ha ricordato Febbraro, “questa malattia ruba il futuro e spesso anche il presente. Dobbiamo impedire che accada. E questo progetto vuole dire ai pazienti una cosa semplice ma fondamentale: non siete soli, neanche quando cucinate”.

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