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Castelpoto, i sindaci sottoscrivono del Manifesto per la felicità pubblica: nei piccoli comuni l’esistenza delle scuole non può dipendere dai numeri
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Organizzato dal Laboratorio per la felicità pubblica e dal Comune di Castelpoto, in collaborazione con Base Benevento e Argomenti 2000 Associazione di amicizia politica, giovedì scorsopresso l’Aula consiliare di Castelpoto si è tenuto il 10° incontro con i sindaci e amministratori locali sottoscrittori del Manifesto per la felicità pubblica.
Il tema affrontato è di quelli cruciali per i piccoli comuni: “Senza scuola non c’è comunità: difendere l’istruzione per salvare il territorio”. Hanno introdotto i lavori Vito Fusco sindaco di Castelpoto ed Ettore Rossi coordinatore del Laboratorio per la felicità pubblica. Sono intervenuti Morena Cecere vicesindaco di Montesarchio, Raffaele Di Leonardo sindaco di Guardia Sanframondi, Antonio Iavarone sindaco di Pannarano, Simone Paglia sindaco di Campolattaro, Danilo Parente sindaco di Apollosa, Domenico Rossi Assessore alle politiche sociali e istruzione del comune di Pietrelcina. Ha concluso i lavori don Matteo Prodi direttore della Scuola di impegno socio-politico della diocesi di Cerreto Sannita – Telese – Sant’ Agata de’ Goti.
Nelle riflessioni svolte nell’ambito dell’incontro si è partiti dal fatto che la scuola è la più capillare ed estesa infrastruttura collettiva del Paese. Nelle aree a bassa densità antropica, cioè i nostri piccoli comuni, non si può avere un approccio ragionieristico. È una battaglia di dignità, costituzionale, difendere il diritto all’istruzione di qualità anche in questi contesti. La scuola è educazione alla comunità e deve essere aperta non solo agli studenti ma anche alle famiglie. È stato ribaditoche la scuola non è un’azienda ma un luogo di formazione ed i comuni dovrebbero essere maggiormente chiamati in causa quando si fanno le scelte fondamentali circa gli accorpamenti e si adottano provvedimenti circa la loro esistenza. Perché uno stato sociale serio deve garantire il diritto all’istruzione in tutti i luoghi, allo stesso livello. Dobbiamo adattarci alla riduzione dei numeri, consapevoli che una comunità senza scuola perde il suo senso. Proprio la questione delle aree interne porta all’ attenzione la centralità della scuola, che è la tessera di un mosaico più ampio. È importante, inoltre, sottolineare che la scuola nei piccoli paesi è interclassista, cosa che non accade nelle città più grandi. Per questo, non dobbiamo consentire che i giovani, andando via, abbandonino la bellezza di far parte di una comunità.
Non c’è dubbio che la scuola è fondamentale nelle realtà piccole, insieme alla piazza, alla parrocchia e al bar. Come cittadini dobbiamo imparare a chieder conto a chi ha i ruoli nazionali di governo, rispetto alle decisioni di tagli, ridimensionamenti ed altro che si ripercuotono soprattutto sulle aree interne.
I sindaci e gli amministratori presenti hanno preso l’impegno di predisporre un documento su questi importanti temi trattati, nell’ottica della collaborazione tra istituzioni locali.



