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Cittadini

Parrucchieri ed estetisti, la rabbia di una imprenditrice contro gli abusivi: “Servono controlli”

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Abusivismo e lavoro nero al tempo del coronavirus. Dopo le diverse segnalazioni giunte durante il lockdown da parte di alcune categorie di lavoratori e imprenditori alla nostra redazione è giunta una nuova segnalazione da parte del comparto dei servizi alla persona. A scrivere è Maria Grazia Rapuano titolare di “New Style”.

“Gli ultimi dati Istat – spiegano in una lettera -confermano il dilagare di un fenomeno che mette a repentaglio la salute dei cittadini e la tenuta degli operatori che rispettano le regole, tanto in più in questa fase di emergenza sanitaria. Prezzi più bassi per la clientela ma senza pagare tasse e contributi e senza il rispetto delle misure anti -covid e spesso nemmeno delle basilari misure igienico sanitario. Tutto in nero a casa propria o della cliente: una situazione vecchia, ma che durante il lockdown è incrementata.

Con la riapertura dei nostri saloni – sottolineano – la situazione è diventata drammatica; abbiamo perso il 50% dei clienti e non è più possibile soprassedere. Chi si affida a queste persone lo fa per risparmiare, i prodotti usati per i capelli devono essere di ottima qualità e, soprattutto, maneggiate da persone qualificate, altrimenti possono arrecare danni alla cliente stessa. Uno strumento per contrastare l’abusivismo di queste professioni potrebbe essere quello di legare la vendita dei nostri prodotti solo a chi possiede la partita iva per le attività di parrucchiere, barbiere ed estetiste.

Detto questo va evitata a tutti i costi la possibilità di una seconda chiusura delle imprese del nostro settore che dimostrano quotidianamente di operare con il massimo rispetto e rigore delle norme e dei protocolli di sicurezza – concludono i professionisti -. Nuove restrizioni invece rischiano di compromettere la continuità delle imprese e acuire il fenomeno dell’abusivismo. Noi professionisti del settore stiamo raccogliendo firme e siamo disponibili a confrontarci con le istituzioni per individuare le soluzioni più efficaci. Non possiamo sostituirci alle forze dell’ordine, ma vogliamo più controlli”.

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