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CRONACA

Droga ed estorsioni, blitz della DDA a Benevento contro il clan Sparandeo

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Dalle prime ore della mattinata odierna, personale della Squadra Mobile di Benevento, coadiuvato dal Reparto Prevenzione Crimine ed a un’unità cinofila di Napoli, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura di custodia cautelare in carcere ed agli arresti domiciliari emessa in data 7 gennaio 2020 dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli, nei confronti di nove persone, alcuni dei quali ritenuti promotori, affiliati o strettamente contigui al clan Sparandeo operante a Benevento.

Il provvedimento è stato adottato al termine di una complessa attività d’indagine iniziata nei primi mesi del 2017 sulla base di importanti elementi investigativi raccolti dalla polizia giudiziaria sul controllo sulle attività economiche della zona poste in essere da numerosi affiliati all’associazione criminale facente capo alla famiglia beneventana; in particolare, il gruppo criminale imponeva dei pagamenti alle imprese commerciali locali ed era coinvolto nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti.

L’associazione di tipo mafioso è stata riconosciuta nei confronti del 62enne Corrado Sparandeo, del 59enne Carmine Morelli e del 45enne Vincenzo Poccetti. Oltre alla commissione di delitti contro il patrimonio, danneggiamenti anche mediante l’uso di esplosivi e reati in materia di stupefacenti, – secondo quanto riferito dall’accusa – il gruppo gestiva il parcheggio nei pressi dello stadio comunale di Benevento “Ciro Vigorito”, imponendo la riscossione delle somme di denaro senza alcun titolo dai parcheggiatori sia abusivi che regolari.

In particolare Corrado Sparandeo, al fine di affermare e mantenere il controllo egemonico sul territorio, avrebbe curato personalmente ed esclusivamente, anche mediante reciproci accordi, i rapporti con clan napoletani e limitrofi come Montesarchio, oltre a rafforzare i legami con esponenti locali dell’imprenditoria al fine di consolidare il controllo del territorio.

Morelli, invece, quale mandante ed esecutore, avrebbe coordinato le attività estorsive rapportandosi direttamente con il capo clan. Poccetti, insieme con il 40enne Stanislao Sparandeo, il 30enne Gabriele De Luca e il 45enne Luigi Coviello con violenza e minacce, sia esplicite che implicite, costringevano gli imprenditori a pagare in più tranches il “pizzo”: addirittura per un paio di mesi, Coviello è stato assunto all’interno di una delle società coinvolte al fine di fornire al capo clan Corrado informazioni in ordine all’entità economica dei lavori posti in essere dall’imprenditore al fine di quantificare le richieste estorsive.

Contemporaneamente alle attività estorsive, il capo clan avvalendosi di una precostituita rete di consociati, avrebbe costituito un’associazione finalizzata alla vendita, cessione, acquisto, trasporto, detenzione di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana.

Lo stesso Corrado, quale promotore, organizzatore e direttore del sodalizio criminale, avrebbe imposto ai consociati ordini e direttive sugli acquisti e consegne di stupefacente da effettuare, curando personalmente rapporti anche con membri di clan attivi nel napoletano, incontrando di persona i fornitori al fine di organizzare l’acquisto ed il trasporto delle sostanze illecite.

De Luca, invece, avrebbe assolto alla funzione di “corriere” della droga trasportandola dall’hinterland napoletano a Benevento; fungeva altresì da intermediatore tra il clan ed il fornitore all’ingrosso Carmine Longobardo, attivo nella zona di Castello di Cisterna; quest’ultimo inoltre avrebbe controllato e gestito un gruppo di collaboratori dediti al trasporto dello stupefacente, tra i quali il 46enne Luigi Giannini.

Al termine della complessa attività investigativa, supportata da intercettazioni telefoniche ed ambientali nonché da sistemi di localizzazione satellitare e da sistemi di videoripresa, il G.I.P. ha emesso il provvedimento cautelare a carico degli indagati responsabili a vario titolo dei reati di cui all’art. 416 bis (associazione per delinquere di stampo mafioso), art. 416 bis 1 (circostanze aggravanti per reati connessi ad attività mafiose), art. 629 (estorsione) del codice penale nonché per i reati p.p. dall’art 73 (produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti). Nei guai sono finiti anche il 39enne Giovanni Piscopo e il 32enne Gerardo Sparandeo.

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